Alberto II dei BelgiNuova legge – Via libera del Parlamento, il re promulga la normativa: è la prima volta in Europa di uno Stato cattolico
Comincia con una tradizionale formula di rito la legge che il Parlamento e il governo belga hanno approvato poco prima di Natale, e che il Re ha ora promulgato. Ma è una legge che ha poco di tradizionale, almeno per un Paese cattolico come il Belgio.
A cominciare dall’intestazione: «Sull’ottenimento e sull’utilizzazione di materiale corporeo umano destinato alle applicazioni mediche umane o a fini di ricerca scientifica».
In due parole, si ammettono – sia pure con molti distinguo e vincoli – esperimenti e ricerche (articolo 2, comma 1) «su tutto il materiale biologico umano, compresi tessuti e cellule, gameti, embrioni, feti, e le sostanze che ne vengano estratte». La Camera ha approvato il progetto di legge, dopo il Senato, con 95 «sì» e 34 astensioni, senza un solo «no». Ma il «no», netto e sonoro, arriva ora dalla Conferenza dei vescovi cattolici: «Siamo agghiacciati», perché «l’essere umano in divenire (la frontiera fra l’embrione e il feto essendo fissata alle otto settimane di gestazione)» viene definito «materiale corporeo umano disponibile per la ricerca medica». E tutto ciò, aggiungono i vescovi, «che riduce a un oggetto l’essere umano, costituisce una regressione nel progetto della civilizzazione umanista». La nuova legge ammette le ricerche medico-scientifiche sul «materiale umano», fissando però una serie di paletti preventivi: queste ricerche devono avere uno scopo «preventivo, diagnostico, terapeutico e scientificamente fondato», devono svolgersi in ospedali o strutture autorizzate e ad opera di personale specializzato, non devono comportare vantaggi materiali (sono previsti solo «indennizzi-spese» per eventuali «donatori» maggiorenni e consenzienti di cellule, organi o tessuti), e così via. Sono inoltre vietati i prelievi di organi o tessuti da una persona «quando le conseguenze sull’organismo del donatore non siano proporzionate», ed è vietato lo «stoccaggio» per fini industriali o anche terapeutici, ma al di fuori delle strutture autorizzate. La legge precisa anche che sono esclusi da tutte queste disposizioni «capelli, peli, unghie, urina, latte materno, lacrime, sudore».
Ma non è naturalmente per questioni di capelli, che è scoppiata la polemica con il mondo cattolico. E soprattutto per la definizione di «feto», fornita dal legislatore: «l’insieme funzionale di cellule di età superiore alle 8 settimane di sviluppo e suscettibili, nello svilupparsi, di dar vita a una persona umana». Secondo Bran Godeau, presidente del movimento Jongeren Voor Het Leven, «Giovani per la vita», «questa definizione lascia intendere che il feto, e prima ancora l’embrione, non sia una persona». Sarebbe dunque escluso dalle garanzie fornite dalla legge ai viventi, e inoltre, «degradato al rango di materiale corporeo umano», l’embrione o il feto diventerebbe disponibile alle ricerche «qualunque sia la sua età e il suo stadio di sviluppo, fino alla nascita: una vera rivoluzione per la legislazione belga, che fino a oggi limitava questa disponibilità ai 14 giorni di vita. Un giorno, chissà, potremmo assistere alla produzione di feti-farmaci…».
Il primo caso dopo Londra
Con la legge appena entrata in vigore, il Belgio è il primo Stato europeo cattolico a seguire l’esempio della Gran Bretagna, in cui già dal 2002 è possibile effettuare ricerche scientifiche sugli embrioni umani, creando una «banca» per le staminali di origine embrionale. In Spagna, invece, la legge permette l’uso di tutte le tecniche atte a ottenere cellule embrionali umane a fini terapeutici e investigativi.