di Sonia Oranges
Gilberto CorbelliniE’ sorpreso Gilberto Corbellini. Tutto si aspettava dai palazzi D’Oltretevere, tranne che si rimettesse in discussione il concetto di morte celebrale. Ed è sorpreso, soprattutto, che l’articolo pubblicato dall’Osservatore Romano e causa di questa "tempesta in un bicchiere d’acqua", sia "di un profilo intellettuale bassissimo". Secondo il professore di Storia della medicina dell’università La Sapienza di Roma, l’autrice del testo della discordia avrebbe fatto meglio ad informarsi prima di scrivere: "I riferimenti bibliografici riportati in quell’articolo riportano argomenti vecchi di 15 anni. La mia sensazione è che la discussione non riguardi la materia in oggetto".Corbellini, dunque, tira in ballo la qualità del dibattito, sottolineando la singolarità della confusione fatta, a suo dire, dall’organo ufficiale (o quasi) del Vaticano su un tema così delicato, laddove la Santa Sede è abitualmente assai assertiva quando si esprime su questioni correlate con i trapianti in particolare e le politiche sanitarie più in generale: "Se si fosse voluto davvero aprire la discussione sulle nuove possibilità aperte dallo sviluppo tecnologico e scientifico nell’accertamento della morte, bisognava documentarsi: perché il dibattito sul tema esiste ed è assai ricco".
Il professore cita come esempio un articolo pubblicato dal New England Journal of Medicine tre settimane fa: "Oggi in effetti, in particolari condizioni, è possibile espiantare gli organi utilizzando come criterio di accertamento quello della morte cardiaca, soprattutto in ambito pediatrico". E’ evidente, dunque, che sviluppi di questo genere nella ricerca scientifica faranno apparire l’attuale dibattito un po’ anacronistico: "La scienza e la medicina possono superare la questione dell’accertamento della morte. Voglio dire che, in futuro, non si discuterà certo se mettere o meno in discussione l’accertamento di morte celebrale, quanto piuttosto si lascerà che siano i singoli a decidere se privilegiano quello celebrale o quello cardiaco".
Per Corbellini, dunque, il succo di un serio dibattito dovrebbe essere articolato così. E si mostra scandalizzato dalla "disinvoltura strumentale e disattenta" con cui proprio la chiesa, che tanto ha contribuito affinché la disciplina dei trapianti si diffondesse anche in Italia, ha rimesso in discussione il principio della morte celebrale: "Basti pensare che l’autore del rapporto Harvard era un cattolico e che i teorici cattolici hanno dato una grossa mano perché i trapianti non fossero più un tabù".
Ma perché tanta enfasi da un dibattito che, almeno all’apparenza appare tutto teorico? "La chiesa sa bene quali siano le difficoltà per i "profani" nell’accettare il concetto di morte celebrale, soprattutto in contesti fortemente emozionali. Devono fidarsi di quel che dice il medico. Ora, dibattiti come quello lanciato dall’Osservatore Romano, alimentano i sospetti sull’arbitrarietà di decisioni mediche. Ed è gravissimo considerato il basso tasso di donazione degli organi nel nostro paese, e visto che proprio la religione cattolica ha favorito il diffondersi dell’etica del dono, con cui sono stati sdoganati i trapianti".
Corbellini ricorda che per prima la Chiesa, nel 2001, si schierò contro Adriano Cementano che, complice il tubo catodico, mise in dubbio l’accertamento della morte celebrale, E si interroga sulle motivazione che, a sette anni di distanza, ripropongono il quesito che la ricerca scientifica, a suo dire, avrebbe già risolto: "E’ la politica delle gerarchie ecclesiastiche. Fanno e disfano come preferiscono. L’hanno fatto con la legge 40 e lo stanno facendo con il testamento biologico. Dettano l’agenda e creano il contesto per soluzioni che siano per loro accettabili".
Quasi un eccesso di pluralismo, dunque, su cui il dietrofront del Vaticano stavolta è stato repentino: "Certo. Non si può consentire che per un gioco accademico sia messa in dubbio la definizione di morte celebrale".