Ma con le staminali si recupera anche l’attività del midollo

San RaffaeleSan Raffaele«ReWalk è sicuramente un traguardo importante, una prima idea che, dal punto di vista ingegneristico, può portare a un miglioramento notevole delle condizioni di pazienti che hanno perso l’uso delle gambe – ci spiega Pietro Mortini, primario di neurochirurgia dell’Ospedale San Raffaele di Milano, professore ordinario di neurochirurgia presso l’università Vita-Salute San Raffaele -. In realtà è solo uno fra i tanti "esoscheletri" che si stanno valutando per risolvere il problema della deambulazione in persone vittime di incidenti. ReWalk aiuta a muoversi, a fare a meno della sedia a rotelle, ma non è certo la soluzione definitiva per questo tipo di pazienti. Chi ha subito un danno permanente al midollo spinale, infatti, non ha solo il problema di non riuscire più a camminare, ma anche quello legato, per esempio, al controllo delle funzioni vescicali, prima causa di morte in questi malati».
Quali sono dunque le altre strategie che si stanno valutando per consentire a paraplegici e tatraplegici di tornare a camminare e a muoversi? «In questo momento continua Mortini – la medicina sta facendo passi da gigante nell’ambito dello studio delle cellule staminali, ma ciò non vuol dire che fra pochissimo saremo in grado di far camminare tutti. È impossibile stabili re quando si raggiungerà questo traguardo. Ciò che possiamo dire, però, è che dall’anno prossimo, al San Raffaele, inizieremo i primi test con cellule staminali sull’uomo, nel giusto clima di speranza e fiducia. Lo scopo, a differenza degli esoscheletri come ReWalk, non è solo quello di restituire la capacità di deambulazione, ma anche le tante altre funzioni fisiologiche legate all’attività del midollo spinale».
Nel mondo ci sono 2,5 milioni di persone costrette alla sedia a rotelle. A queste, ogni anno, solo in America, se ne aggiungono altre i 11 mila. In Italia l’incidenza annuale è di 25 casi ogni milione di abitanti. Paraplegia (paralisi degli arti inferiori) e tetraplegia (paralisi di quattro arti), sono nella stragrande maggioranza dei casi la conseguenza di incidenti in moto, automobilistici o sul luogo di lavoro, e solo in strettissima minoranza la conseguenza di gravi problemi vascolari.