Pannella ci spiega perché a Bruxelles i radicali difenderanno la religione

di Massimo Lenzi
_MG_4622(Immagine fornita da Flickr)

Perché nei Radicali esiste una forza, diversa da tutte le altre, che ha il riflesso antropologico di tutelare il diverso come se fosse il prossimo suo, ovunque, in tutte le realtà del mondo. 

Roma. "E’ fatale che le nostre manifestazioni cadano in coincidenza con i grandi eventi ufficiali, come il Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Vedi caro, noi non offriamo un controcanto a quello che viene detto, all’unanimismo di oggi, ma una voce radicalmente diversa". Quando chiediamo a Marco Pannella di raccontarci quella fiammella del pensiero che animerà la tre giorni radicale di Bruxelles sul tema "Religiosità e la laicità di fronte alla violenza fondamentalista", promossa dal Partito nonviolento transnazionale e transpartito con il gruppo Alde, i liberali del Parlamento europeo, nella sede del Parlamento stesso – il vecchio leader radicale un po’ si arrabbia. "Che diamine – dice al Foglio -, proprio noi che da sempre ci rivolgiamo ai "banditi, ai corsari" del pensiero.

I nostri sono dialoghi, non monologhi come quelli infiniti del monopartitismo italiano dilagante che, volendo andare indietro nel tempo, negli anni 30 aveva il suo crogiuolo nel Gran Consiglio nazionale del fascismo e che oggi è stato sostituito dal monopartitismo imperfetto. Da noi Radicali, sulla religione, su tutto, c’è confronto e si parla sopratutto di quello che finisce fuori dal circuito ufficiale", Già, l’ufficialità, questa vecchia strega superstiziosa bandita dai Radicali, da quel mondo dove "ogni cosa si fa colloquio e discorso".

Anche nei tempi che ci sono dati di vivere, quando capita che due missionari cristiani finiscano nel mirino, in India, e vengano arsi vivi dagli indù. "Tutti sanno sottolinea seccato Pannella – dai cardinali al Papa passando per gli indù che le uccisioni religiose sarebbero finite da tempo se fosse prevalso lo spirito dei 20 settembre 1870, la data della presa di Porta Pia, un giorno che è il simbolo della libertà religiosa, con gli scritti di Vincenzo Gioberti, di Alessandro Manzoni e di Dante Alighieri che uscirono dall’indice.

Perché nei Radicali esiste una forza, diversa da tutte le altre, che ha il riflesso antropologico di tutelare il diverso come se fosse il prossimo suo, ovunque, in tutte le realtà del mondo. Perché io mi sono trovato, e lo sapete, a fare lo sciopero della fame contro l’esecuzione di Saddam Hussein, purtroppo non riuscendo nello scopo, e oggi mi trovo a farlo per Tariq Aziz e sembra che stavolta ci stia riuscendo.

Nell’Italia nostra, con il dominio informativo di Raiset, sono cose che accadono ma di cui pochi parlano perché il potere, da Mussolini a Stalin passando per Pol Pot ha sempre avuto come leit-motiv dominante la difesa della violenza come strumento di lotta politica. Noi radicali no. Accadde persino durante il nazismo, con il concetto della razza assediata. Per cui quando ci chiedete cosa pensiamo di quello che è accaduto ai cristiani in India, beh vi dico che non pensiamo un cazzo. Perché a noi le persecuzioni fanno tutte schifo".

E qui arriva lo scarto pannelliano, l’inno a una libertà religiosa identificata in quel 20 settembre dei 1870 con la presa sabauda di Porta Pia e la fine del potere temporale della chiesa. "Lo celebreremo a Londra, il 20 settembre prossimo. Lì affondano i geni dell’Europa laica, una vera data di liberazione per tutti e il cardinal Angelo Bagnasco pensi pure quello che vuole, chieda il diritto a fare politica. Ma loro – dico io non si sono mai occupati del nostro diritto, da radicali, di farla. E se c’è qualcuno che si fa carico di battersi in quei luoghi dove i cattolici sono ridotti al silenzio, questi siano noi radicali che non amiamo pronunciare il nome di Dio invano".

Marco Cappato, deputato europeo radicale, sul dibattito su "Religioni e fondamentalismi", sottolinea che "ci sono riflessioni che investono le libertà individuali, la politica di cui non si può non parlare. Noi non abbiamo mai negato che il problema dello spazio pubblico della religione debba rapportarsi con la società". Per questo, tra i relatori del "colloquio" di Bruxelles – come lo definisce Pannella – vi saranno ecclesiastici, buddisti, professori di teologia. Vi sarà il teologo Bernard Besret, l’ex senatore francese Pierre Galand e, tra oggi e domani, interverranno anche Emula Bonino e Marco Pannella.

 (Ascolta il convegno in diretta su radioradicale.it)