Donazioni di organi, campanello d’allarme

di Cristiano Dell’Oste

Sanità. Uno dei problemi principati è il rifiuto da parte dei familiari. Sono in lieve diminuzione dopo anni  di crescita.

Comunicare, convincere, coinvolgere. Sono le parole d’ordine delle associazioni che promuovono la donazione degli organi. E che l’anno scorso dopo una lunga fase di crescita – hanno dovuto fare i conti con un leggero calo dei trapianti: 3.043, rispetto ai 3.190 del2oo6.  «Ne12007 – afferma Vincenzo Passarelli, presidente dell’Aido (Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule) – i donatori sono stati 19,3 per ogni milione di abitanti, contro i 20 dell’anno precedente. Quest’anno riusciremo a curare solo 3mila dei 9.700 italiani che attendono un trapianto». 

Diverse ragioni 

Dietro il calo delle donazioni ci sono ragioni diverse. Una è il rifiuto dei familiari, che – secondo l’articolo 23 della legge 91/1999 – possono presentare opposizione scritta all’espianto degli organi nel caso in cui un potenziale donatore muoia senza aver espresso la propria volontà.  La percentuale media di opposizioni l’anno scorso è stata del 31%, contro il 27,9% di due  anni fa. Si dice di no per tanti motivi, spiega il presidente dell’Aido: «Perché non si accetta la morte di un proprio caro, oppure perché si considerano i medici responsabili del decesso, o perché si teme di fare una sorta di violenza sul corpo del defunto. E anche perché, purtroppo, alcuni operatori sanitari non sanno aiutare le famiglie a decidere».  Le associazioni, allora, operano su due fronti. Primo: diffondere la cultura dei trapianti per ridurre le opposizioni. Secondo: far crescere il numero di persone che dicono «sì» al trapianto mentre sono in vita (e per dire «sì» – è bene ricordarlo – basta tenere con sé una dichiarazione di volontà datata e firmata).  A volte, comunque, l’opposizione non c’entra. Ne è convinta Anna Maria Bernasconi, che guida l’Aned (Associazione nazionale emodializzati): «Se è vero che perdiamo un certo numero di donatori per le opposizioni – afferma – ne perdiamo molti altri per mancate segnalazioni da parte dei medici. Abbiamo diversità incredibili da regione a regione».  In effetti, i dati ufficiali mostrano un aumento dei donatori segnalati (da 36,6 a 38,6 per milione di abitanti tra il 2006 e il 2007), ma anche grandi differenze, dai 78,6 donatori della Toscana ai 13 della Provincia autonoma di Bolzano.  Aido e Aned non sono le sole associazioni attive nel settore. Tra le altre, ci sono Aitf (Associazione italiana trapiantati di fegato), che celebra i 20 annidi attività, Acti (Associazione cardio-trapiantati italiani), Forum trapianti (che raccoglie numerose realtà locali), Liverpool (Federazione delle associazioni per le malattie epatiche e il trapianto di fegato) e l’Associazione Marta Russo. 

Un secondo fronte 

Nel campo delle donazioni ma su un fronte diverso – sono attivi anche i sodalizi che si occupano della donazione del sangue (si veda in proposito «Il Sole 24 Ore del lunedì» del 28 luglio) e, inoltre, Admo (Associazione donatori midollo osseo) e Adisco (Associazione donatrici italiane sangue cordone ombelicale).  L’attività principale dell’Admo è reclutare donatori, cioè persone che si sottopongano a un prelievo di sangue e siano disponibili a donare il midollo osseo se e quando un malato compatibile ne avrà bisogno. L’orgoglio dell’Admo è una percentuale di rifiuti bassissima: «Quando vengono chiamati, solo cinque donatori su 100 dicono di no, contro una media internazionale del 17%», commenta la presidente Paola De Angelis.  La preoccupazione, invece, deriva dal numero di donatori. In Italia sono 3z5mila e dovrebbero crescere. «Il nostro target – dice ancora la presidente – è costituito da persone tra i i8 ai 35 anni, ma non è facile coinvolgere i ragazzi più giovani. E i problemi sono anche organizzativi: alcune regioni non finanziano la "tipizzazione" (fondamentale per archiviare i donatori, ndr), altre finanziano il centro ma non il trasporto delle provette dal centro prelievi.  Un caso, di recente, è sorto con il decreto legge 112/2008: tra le misure anti-fannulloni è stata eliminata la retribuzione variabile anche ai pubblici dipendenti che perdono un giorno di lavoro per donare sangue o midollo. Ma il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, si è impegnato a correggere la norma.  Una donazione particolare, infine, è quella di cui si occupa Adisco, che chiede alle neomamme di donare il cordone ombelicale. Un atto di generosità importante, perché il cordone contiene sangue ricco di cellule staminali. L’Italia in questo campo è all’avanguardia nel mondo: le unità "bancate" sono 37.298 e Adisco è attiva sia sul fronte dell’informazione sia su quello del supporto agli operatori del settore.