Ma la legge non é in agenda al parlamento

di Antonello Cerchi
Advertality! Uno-pacs-due(Immagine fornita da Flickr)

Non è stato fra le priorità  del Parlamento nei primi cento  giorni della nuova legislatura.  E c’è da scommettere che  non lo sarà neanche alla ripresa  dei lavori, dopo la pausa  estiva. Il tema delle coppie di  fatto, d’altra parte, non rientra  nel programma elettorale  del Pdl, per il quale non esiste  altra famiglia che «la comunità  naturale fondata sul matrimonio  tra uomo e donna». Date  queste premesse e i numeri  che il Partito della libertà può  schierare alle Camere, di Dico, Pacs, Cus l’agenda parlamentare  non terrà conto.   A meno di intese con l’opposizione.  In tal caso si potrebbe  anche teorizzare una ripresa del dibattito sulle  unioni civili, che la scorsa legislatura  riuscì a tradursi nel  sofferto disegno di legge, date  le diverse anime dell’Ulivo,  che il Governo presentò sui  Dico. Il Partito democratico  non ha, infatti, mancato di evidenziare nel proprio programma  elettorale la volontà  di promuovere «il riconoscimento  giuridico dei diritti,  prerogative e facoltà delle  persone stabilmente conviventi,  indipendentemente dal  loro orientamento sessuale».   

Ipotesi che comunque resta  remota. Non solo per le  difficoltà che al momento  ostacolano il dialogo tra  maggioranza e opposizione,  ma anche perché l’Udc (teoricamente  all’opposizione)  è schierata sulle stesse posizioni  del Pdl e non ammette  altra famiglia se non quella  fondata sul matrimonio tra  uomo e donna.   Tant’è che i progetti di legge  finora presentati in Parlamento  sulle unioni civili sono  soltanto tre, tutti targati  Pd e tutti ancora da assegnare  alle commissioni. Nessuna  proposta della maggioranza,  dunque.

Neanche quella  che la scorsa legislatura  avanzò Alfredo Biondi, allora  senatore di Forza Italia, per la disciplina del contratto  di unione solidale.   Fu proprio sui Cus che alla  fine riuscirono a convergere  – dopo tante polemiche, che  sfociarono in un Dico-day e  in un contrapposto familyday  – i diversi orientamenti  dell’allora maggioranza. Il  Cus, infatti, si risolve nell’accettazione  della volontà di  due persone di vivere insieme  al di fuori del matrimonio  e di vedersi, dunque, riconosciuti  diritti e doveri della  convivenza. Tutto da mettere  nero su bianco in un "normale"  contratto sottoscritto  davanti al notaio, contratto  che poi viene inserito in un  apposito registro.

Niente a  che vedere, pertanto, con  l’equiparazione della coppia  di fatto a una famiglia.   Nel non facile cammino  parlamentare, interrotto dalla  crisi di Governo e dallo scioglimento  delle Camere, il testo Biondi  fu modificato e vennero  inserite alcune novità   più affini all’orientamento ulivista  di estrazione Ds. Infatti,  nel documento che a inizio dicembre  2007 la commissione  Giustizia del Senato adottò  come testo base per la discussione  (dopo che neanche il comitato  ristretto era riuscito a  predisporne uno), veniva  esplicitamente affermato che  il contratto di unione solidale  potesse essere sottoscritto anche  fra due persone dello stesso  stesso.

Tra le altre modifiche,  il fatto che a raccogliere  la volontà di vivere insieme  fosse, oltre al notaio, il giudice  di pace.   Nelle proposte presenti  ora in Parlamento si ritorna,  invece, a parlare di unioni civili  di persone di diverso e  dello stesso sesso per «dare  forma e sostanza giuridica si  legge nella relazione che  accompagna il Ddl di cui è  primo firmatario Marco Perduca  (atto Senato 603) – alla  vita di decine di migliaia di  "coppie di fatto"».   

antonello.cherchi@ilsole24ore.com