«La libertà di coscienza? Vale anche per Alitalia»

di Antonella Marrone

Marco Cappato europarlamentare della Lista Bonino e segretario dell’associazione "Luca Coscioni" 

Questa vicenda del "non voto" sul caso Englaro, l’astensione del Pd per salvare l’unità del partito, non brilla per audacia politica. E’ lo specchio, piuttosto, dell’opacità di una formazione politica che naviga a vista, che beccheggia, sull’orlo costante di ammutinamenti. In questa rauca opposizione si trovano anche i radicali che, come si sa, sono da anni in prima fila su questi e che, infatti, hanno votato no in Senato (alla Camera non c’erano occupati ad occupare la sede della commissione di vigilanza della Rai).

Onorevole Cappato, non si può dire che questa alleanza di governo premi lo sforzo di mediai ione che avete fatto presentandovi alle elezioni con il Pd ossia anche con i Teodem. Questa libertà di coscienza in base alla quale l’opposizione si è astenuta, è una scusa?

L’espressione libertà di coscienza riferita a scelte che devono fare i politici nel Parlamento, è ridicola, insensata. Per ogni tema affrontato nelle Aule si potrebbe affermare la libertà di coscienza: Alitalia, lavoro, immigrazione. Ogni tema politico è un tema che richiede libertà di coscienza. Gli eletti non hanno vincolo di mandato, come si sa, grazie alla Costituzione. È un pasticcio della politica italiana per giustificare l’immobilità 

O le mancate prese di posizione…

Fino ad un certo punto. In realtà una presa di posizione c’è stata. È stata raggiunta una intesa, piuttosto grave, che è quella della calendarizzazione per la legge sul testamento biologico. E molto negativo forzare passaggi verso leggi che non sono in sintonia con l’opinione pubblica. Noi ci battiamo per una nuova legge – che nasce dalla nostra esperienza, dagli anni dedicati a questi temi – Un conto è un’opposizione che cerca di tener conto dell’opinione pubblica, favorevole ad una regolamentazione sui temi legati ai diritti del malato, un conto è forzare i passaggi. Con il non voto il Pd ha voluto salvare l’unità dei partito. Eppure la proposta di Ignazio Marino sul testamento biologico ha raccolto 111 firme in tutto l’arco parlamentare. Il Pd dovrebbe lavorare per ottenere consensi trasversali su una legge condivisa. Invece i teodem presentano un loro testo di legge con grandi limitazioni per i diritti del malato. Allora questa unità funziona solo per il non voto. 

Almeno in questi casi, su questi temi, pur non essendo interni al partito, venite consultati? Dove si prendono le decisoni del pd? 

Il pd non ha sedi evidenti di democrazia interna. L’impostazione, la linea viene decisa in riunioni, forse… al loft, credo. Il dibattito su questi argomenti non è facile

Ma era già "scritto", però, che andasse così quando vi siete presentati nell’allegra comitiva con i teodem…

Certo, ma il punto non è questo. Il punto è capire che cosa è un compromesso, e la linea Marino è già un compromesso. Noi non vogliamo giocare in difesa. Il caso di Eluana dimostra che a destra c’è una sola bandiera, quella ideologica della difesa della vita. Non si comprende che il ruolo di una legge è quello di aiutare il malato nelle proprie scelte. Raggiungere un’intesa sul calendario vuol dire forzare… la mediazione è un atto necessario, ma dopo la lotta sociale, dopo il coinvolgimento di medici e famiglie ed esperienze

Lei pensa che si dovrebbe tenere in considerazione anche il consenso generale dei cittadini. Proprio ieri un sondaggio on line (che vale per quel che vale) di Repubblica.it raccoglieva il 97% di consensi ad una legge sul testamento biologico 

C’è un problema di democrazia nei confronti dell’opinione pubblica. Questi temi sono tabù, tabù clericali. Non si possono prendere misure, avviare mediazioni osteggiate dalla grande maggioranza. Le riforme che riguardano le scelte di fine vita devono essere fatte 

Che cosa può fare ora il padre di Eluana? 

Per ora non può fare niente