La pillola del giorno dopo come l’aspirina. Se il sabato sera in discoteca una quindicenne si "sbaglia" e il fidanzato si dimentica il preservativo, non c’è problema: basta fare una telefonata a uno dei 14 medici dell’associazione "Coscioni" (appoggiata ai Radicali) che prescriveranno al volo la ricetta per la pillola dei giorno dopo. Poi la quindicenne potrà andarla a ritirare ovunque il medico si trovi a quell’ora (che sia al ristorante, a casa sua o al bar) .
L’iniziativa prende il via questo weekend e durerà per tutti i fine settimana di giugno, luglio e agosto. Poi si raccoglieranno le idee su conce è andata. Le donne (dai 14 anni in su) possono chiamare il numero 345/5011223, attivo no-stop dalle 18 del venerdì pomeriggio fino alle 08 del lunedì mattina. Risponderà uno dei medici volontari, che darà indicazioni su dove può essere raggiunto (ovunque, non è necessario che sia in ambulatorio). Alla ragazza che si presenterà verrà firmata la ricetta per la pillola del giorno dopo e verranno fatte alcune domande per compilare una statistica alla fine dei tre mesi di prova.
«Io la prescrivo anche alle minorenni. Se la legge dice che a 14 anni i rapporti sessuali sono legali, allora bisogna anche dare a queste adolescenti la possibilità di proteggersi», spiega Silvio Viale, medico in prima linea da anni coi Radicali. Oltre a essere un servizio, l’iniziativa dei Radicali vuole essere anche una «provocazione», dice il presidente milanese Valerio Federico. «La pillola del giorno dopo nel nord Europa e negli Stati Uniti è un farmaco da banco, dovrebbe esserlo anche danni» .
II problema, secondo i promotori, è che molti consultori privati non prescrivono il farmaco e anche negli ospedali ci sono diversi obiettori di coscienza. «Ma è illegale: da noi l’obiezione è prevista solo per l’aborto e per le tecniche di fecondazione assistita», aggiunge Federico. L’iniziativa è legale, bisogna precisarlo, perché un medico può fare una ricetta come e dove vuole. Altra cosa è il giudizio etico. «Mi sembra un delirio», dice senza mezzi termini Paolo Sorbi, presidente del Movimento per la Vita. «Non è una questione di legge o meno, ma di giuramento di Ippocrate. Le istituzioni devono fare una riflessione su questo fatto». «Se uno è un medico, non serve un ambulatorio, ma addirittura prescrivere la pillola del giorno dopo al bar mi sembra eccessivo», aggiunge Andrea Natale, responsabile di ginecologia alla Macedonio Melloni. «In questi casi, serve tempo per parlare con la ragazza e fare con lei un discorso generale sulla salute. Questo medicinale è una "botta" di ormoni, non è come prescrivere acqua minerale». Le istituzioni si dividono.
Per Mariolina Moioli, assessore alle Politiche Sociali, sono «cose da pazzi. Un medico non può fare prescrizioni a uno che non sa neanche chi sia. Immaginate che sia vostra figlia: dov’è la relazione umana, il dialogo, la responsabilità? Manca un minimo di rispetto della centralità della persona. La Sanità deve cogliere questo spunto e questo bisogno».
Più tecnico il giudizio di Carlo Lucchina, direttore generale della sanità in Regione: «Un medico ha il diritto di fare queste prescrizioni, ma io credo che la pillola del giorno dopo non possa essere trattata come un’aspirina».
Meno "professionali" i genitori: «La definirei malasanità: non è libertà questa, è malinteso senso della professione medica», tagliacorto Stefano Portioli, presidente Agesc (Genitori Cattolici). «Non è provato che non faccia male e soprattutto non può essere fornito con leggerezza a delle ragazzine».
Una telefonata per la pillola del weekend
di Camilla Montella
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