La ricerca medica ci salverà

di Enrico Vanzina
Ho un amico bolognese molto speciale. Si chiama Vittorio Costa ed è un bravissimo cardiologo. Oltre a fare, con dedizione, il medico, Vittorio dipinge e scrive romanzi. Insomma, è un uomo profondo e pieno di sensibilità.
Mi ha raccontato che, quando ha compiuto sessant’anni, qualcuno gli chiese come si sentiva. E lui rispose: «Mi sento come un tizio che ha preso tre settimane di ferie. Due le ho già trascorse. Me ne resta ancora una ma dicono che ci sarà cattivo tempo». Annotazione formidabile. Perché la cito? Perché mi permette d’introdurre un discorso molto attuale e di enorme rilevanza: l’allungamento della vita. Lo dicono gli scienziati, ne parlano le riviste specializzate, lo notiamo tutti nella vita quotidiana: mediamente si vive più a lungo.
E’ una grande conquista, dovuta a nuovi farmaci, nuove tecniche chirurgiche e soprattutto a diagnosi precoci che scaturiscono da esami clinici sempre più accurati. Ma se da una parte dobbiamo gioire per questa vera e propria rivoluzione del "tempo" a nostra disposizione, tutti speriamo che questo allungamento esistenziale avvenga mantenendo uno stato di buona salute. La paura, infatti, è che questa vita più lunga sia caratterizzata da (lo dico in parole povere) demenza, rincoglionimento acuto e bassa capacità motoria ed intellettuale. Entrare in una sorta di cimitero degli elefanti ci spaventa moltissimo.
Per fortuna, medici e scienziati illuminati stanno lavorando proprio per evitare agli anziani questi terribili scenari. Mercoledì scorso, in Campidoglio, sono stato invitato ad una tavola rotonda sul teina, organizzata dalla Fondazione Atena, diretta per anni dal grande neurochirurgo Giulio Maira. Quest’ anno la direzione è passata al professor Vescovi, giovane biologo di fama internazionale, il quale si è distinto per i suoi studi sulle cellule staminali. Presiedeva il convegno il professor Magistrelli, preside della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Ospedale Agostino Gemelli. Vi sto parlando di persone straordinarie, umili, capaci, intelligentissime, che lavorano nell’ombra, ma con tenace passione, per migliorare la qualità della nostra vita. Non voglio annoiarvi, cercando di spiegare gli oggetti e le modalità di queste ricerche ad altissimo livello. Non lo saprei nemmeno fare. Voglio, però, sensibilizzare i lettori sul tema più importante che è emerso nella tavola rotonda. Un tema apparentemente banale ma che banale non lo è affatto.
La nostra vita si allunga, ma perché sia davvero migliore dobbiamo contribuire tutti, economicamente, in modo da rendere questo sogno possibile. In parole povere significa che se non arrivano contributi privati alla ricerca, il sogno svanisce.
Noi questo lo sappiamo. Ma in pratica facciamo pochissimo per dimostrare di saperlo. Siamo egoisti, distratti, miopi, menefreghisti. Quando c’è da donare, giriamo la testa. Invece, basta poco, poco da ognuno secondo le sue possibilità, per cambiare radicalemente il panorama della futura medicina. Quindi vi esorto a riflettere su questi temi e a donare qualcosa, basta qualcosa da tutti, alla ricerca medica. Esistono tante fondazioni. Tutte necessarie. Rinunciamo ad un caffè al giorno e doniamo il costo di quel caffè ai ricercatori. Vivremo meglio. Soprattutto con un cuore migliore. Perché il caffè fa male e il cuore ha bisogno di sentirsi felice. E donare è felicità assoluta.