Egregio dottore,
ritengo ingiusto il meccanismo di distribuzione dell`8 x mille. Così strutturato è agli antipodi della democrazia, io stesso, non credente, sono obbligato a fare una scelta perché non facendola destinerei il mio gettito ad una comunità religiosa. Come il sottoscritto il 12% circa degli italiani è non religioso-ateo (dati ufficiali) ma per loro non è prevista un`opzione di scelta così come per altre realtà. Il termine moratoria è in auge; estendiamolo all’8 x mille.
Giacomini Alessandro Giustino (Tn) alessandrogiacomini@yahoo.it
Spett. Dott. Augias,
tv e carta stampata pubblicizzano di destinare l’8 x mille alla Chiesa. Ho verificato le opzioni possibili e visto che oltre alla chiesa cattolica ci sono sei scelte: una allo Stato il restante a comunità religiose. Chiedo: perché lo Stato non si pubblicizza? E perché la chiesa cattolica destina 120 milioni di euro per edificare nuove chiese, (ho verificato), mentre i suoi spot fanno supporre che il gettito sia finalizzato a opere caritatevoli?
Marcella Maestranzi marcellamaestranzi@yahoo.it
Traggo i dati che cito dal libro appena uscito Curzio Maltese `La questua` (Feltrinelli ed.) dove si comincia a calcolare (operazione non facile) ciò che il sottotitolo dichiara e cioè "Quanto costa la Chiesa agli italiani". Costa molto, costa più della casta politica. E tra i costi indiretti bisogna mettere anche l`8 per mille che tutti pagano, compreso chi non lo dichiara.
Maltese (coadiuvato da Carlo Pontesilli e Maurizio Turco comincia col calcolare che la campagna pubblicitaria 2005, affidata alla multinazionale Saatchi & Saatchi, è costata alla Chiesa nove milioni di euro vale a dire il "triplo di quanto la Chiesa ha poi donato alle vittime dello Tsunami". La brutta verità, indotta da un’abile campagna promozionale, è che "credenti e non credenti sono convinti che la Chiesa usi i fondi dell’otto per mille sopratutto per la carità, in Italia e nel Terzo mondo. Le due voci occupano il 90 per cento dei messaggi ma sono in realtà solo in 20 per cento della spesa reale". Inoltre: il 60 per cento degli italiani non esprime preferenze sul suo 8×1000. La cifra globale però viene ripartita in base alle preferenze espresse dal restante 40 per cento.
Il risultato è che il 90 per cento del gettito complessivo finisce nelle casse della Chiesa: "Con un meccanismo di ‘voto fiscale’ unico al mondo" inconcepibile perfino in altri paesi concordatari come la Spagna dove le quote non espressamente destinate rimangono allo Stato. Come è logico.
In Germania per esempio lo Stato si limita a organizzare la raccolta dei cittadini che possono scegliere a quale culto destinare quella piccola parte del loro reddito. In Italia invece l’8 per mille è sottratto al gettito fiscale risolvendosi in pratica di un ‘aiuto di Stato’ che non solo è incompatibile con la laicità ma viola i diritti di chi appartiene a un altro culto o a nessun culto. Ecco un altro aspetto che ci rende unici in Europa. Purtroppo.