Le sfere di staminali per «rigenerare» il sorriso

Ieri mattina al San Gerardo di Monza è stato eseguito il primo impianto sull’uomo di staminali per «rigenerare» l’osso nella bocca di un quarantenne monzese affetto da parodontopatia, la cosiddetta piorrea. Malattia che, nelle forme più gravi, porta a una rapida «espulsione» dei denti. Lo hanno eseguito Marco Baldoni, direttore della Clinica Odontoiatrica dell’università di Milano-Bicocca e Fabrizio Carini, responsabile della chirurgia orale. Primi al mondo.

Molti ricercatori, negli Stati Uniti in particolare, lavorano da anni in questo campo. Senza successo. Perché? Innanzitutto perché occorreva uno «scheletro» per indirizzare la. riossificazione, in secondo luogo perché le staminali impiantate possono anche diventare tessuti diversi dall`osso. E che ci farebbe un neurone in bocca? Gli italia- ni, pochi fondi ma buone idee, hanno trovato la via. Brevettata dall’università Bicocca. Una via che, se funziona, oltre a ricreare osso per salvare (o rimettere) i denti, potrebbe «riformare» l’ortopedia e la chirurgia ricostruttiva.

«Abbiamo – spiega Baldoni – creato degli scaffold biocompatibili e riassorbibili in cui sono state inserite le staminali adulte già differenziate in cellule ossee». Gli scaffold, o «scheletri» di supporto, sono sfere di collagene: contengono un milione di staminali per centimetro cubo. «Nell’osso mascellare del quarantenne ne sono state impiantate una dozzina», dice Carini. «Ora, là dove c`era atrofia, ci aspettiamo nuovo osso», aggiunge Baldoni. Nessun pericolo di rigetto perché le cellule sono del paziente stesso. Un tiro da tre per Baldoni, in gioventù pro- mettente playmaker nel basket. Un canestro contro la piorrea, che colpisce il 60-70% degli italiani «over 50», ma anche il 5% dei giovani. Stesse percentuali nel resto del mondo. Importante il lavoro preparatorio: in vitro e sui topi.

Si è visto che le staminali mesenchimali prelevate dal midollo osseo funzionavano. Spiega Baldoni: «Le staminali adulte mesenchimali servono a rigenerare tessuti quali l’osso, la cartilagine, il muscolo. Le abbiamo estratte dal paziente, "moltiplicate" in laboratorio, selezionate (eliminate quelle che non diventavano osso, ndr) e poi impiantate». Sei anni di studi e test, coofinanziati dal ministero dell’Università e della ricerca scientifica, nei laboratori del Dipartimento di NeuroScienze e Tecnologie Biomediche della Bicocca.

Poi l`approvazione da parte dell`Istituto superiore di sanità del protocollo di fase i di sperimentazione sull`uomo. Fondamentale il ruolo della Cell Factory del San Gerardo, diretta da Andrea Biondi. Le cellule mesenchimali, una volta coltivate, sono state inserite all’interno dell’impalcatura o scaffold e «stimolate alla differenziazione in senso osteogenetico – dice Carini – grazie ad un medium osteogenetico». Cioè da cellule senza indirizzo a cellule ossee. L’intervento di chirurgia odontostomatologica ha poi posizionato le «sfere» di collagene nei difetti ossei. Ora il protocollo prevede controlli periodici: esami clinici, radiologici e istologici.

Occorre la prova scientifica del nuovo osso. E, se funziona, ogni «falla» ossea (non solo in bocca) potrebbe essere «rigenerata».