Aborto, il Papa contro la legge 194: “Una ferita per la società italiana”

di M. Politi
papa duePapa Benedetto XVI

CITTÀ DEL VATICANO – Papa Ratzinger attacca la 194. Non è un discorso sull’interruzione della gravidanza in generale. Dinanzi al Movimento per la Vita- che ne chiede la modifica, dopo averla avversata frontalmente dall’inizio – il pontefice accusa la legge italiana di aver svilito il valore della vita. L’aver permesso il ricorso all’interruzione della gravidanza – ha affermato Benedetto XVI, ricevendo in udienza mille delegati del movimento – «non solo non ha risolto i problemi che affliggono molte donne e non pochi nuclei familiari, ma ha aperto un’ulteriore ferita nelle nostre società già purtroppo gravate da profonde sofferenze».Per il pontefice, a trent’anni dalla le galizzazione  dell’aborto, difendere la vita umana è diventato più difficile, perché si è fatto strada un «minor rispetto per la stessa persona umana».

All’udienza papale Carlo Casini ci teneva molto, perché il movimento di cui è presidente partirà  con una serie di manifestazioni per cambiare la 194. L’obiettivo è apparentemente soft, ma le richieste sono destinate ad incidere molto. Casini non ha ancora  elaborato un testo ufficiale,  ma sostanzialmente (come ha  fatto in una conferenza stampa  alla vigilia delle elezioni) chiede  che sia menzionata nella legge la  tutela della vita «dall’inizio del concepimento», auspica che le  autorizzazioni passino solo attraverso i consultori e propone che l’aborto terapeutico venga autorizzato  unicamente dopo la visita di uno specialista, che dovrà certificare  il rischio di anomalie del  nascituro. Le autorità esamineranno  poi se queste anomalie erano o meno presenti nel feto. Nel corso dell’udienza Benedetto  XVI non ha nascosto la complessità delle cause che conducono  a «decisioni dolorose come l’aborto», ma ha ribaditola sacralità dell’esistenza di ogni essere  umano. La Chiesa, ha soggiunto, intende promuovere tutte le  iniziative a sostegno delle donne  e delle famiglie «per creare condizioni favorevoli all’accoglienza della vita e alla tutela dell’istituto della famiglia fondato sul matrimonio tra un uomo e una donna».

In questo ambito il pontefice ha accennato alle difficoltà delle giovani coppie, alla precarietà del  lavoro e alle norme carenti nella  protezione della maternità, ai salari  insufficienti. Sebbene non con parole esplicite, viene ora chiamato in causa  il governo Berlusconi nella cui struttura – cosa che ha irritato  molto il Vaticano – manca il ministero per la Famiglia che Prodi aveva istituito. Questa settimana Famiglia Cristiana prende di petto violentemente la nuova compagine «senza un solo ministro  cattolico». Accumulando critiche, la rivista scrive: «Il colmo è  stato raggiunto con la scomparsa  del ministero per la Famiglia. È più urgente il federalismo fiscale  o il quoziente familiare? Alle politiche familiari non basterà certo il colpo di teatro dell’abolizione dell’Ici, che non porterà alcun beneficio».

L’intervento del pontefice seguito da una dichiarazione del cardinale Renato Martino, che ha rilanciato la moratoria dell’Onu perché «l’ovulo fecondato è già  un essere umano» – ha suscitato immediate polemiche. Pannella ha qualificato le parole di Ratzinger «un’offesa allo Stato democratico  italiano». A giugno i Radicali organizzeranno una manifestazione nazionale a sostegno  della 194. L’onorevole Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato, ha ricordato che la legge ha cancellato praticamente l’aborto clandestino e dimezzato il ricorso all’intervento. Ora bisogna «insistere  su prevenzione e contraccezione». Prudente e realista Mara Carfagna, ministra delle Pari opportunità: «Il problema non è discutere la 194», ma favorire la cultura della vita. Servono norme per «incentivare le nascite» e aiutare le donne a non abortire.