Si dimenticano l’alunno autistico «Mio figlio per ore in portineria»
La madre: «Miavevano garantito che il ragazzo era coperto anche se l’istituto è occupato» «hanno dimenticato mio figlio autistico in portineria per quattro ore, lui ha pure avuto una forte crisi nervosa. Eppure, la preside mi aveva garantito che il ragazzo sarebbe stato coperto, come sempre, anche se la scuola è in autogestione. Quello che è successo è una vergogna». A parlare è Marina (nome di fantasia), madre di un ragazzo disabile, che frequenta il liceo artistico Giorgio De Chirico di via Contardo Ferrini, sulla Palmiro Togliatti. Marina lavora lei stessa alla scuola come collaboratrice scolastica (bidella), con un contratto a tempo che scade a giugno. E ieri mattina, dopo che ha visto il figlio lasciato nell’indifferenza generale a se stesso in portineria «ha cominciato a pigiare un tasto rosso in maniera compulsiva», non ce l’ha fatta più. E ha chiamato i carabinieri, con tanto di esposto al provveditorato agli studi per la grave negligenza da parte della struttura. Ma come sono andate le cose? «L’insegnante di sostegno di mio figlio si è preso la scarlattina – racconta Marina – l’altra si è data malata in questi giorni di occupazione della scuola.
Così, oggi (ieri ndr) mio figlio, autistico a causa dei danni derivati dal secondo richiamo del vaccino anti-polio, è rimasto scoperto. Avrebbero potuto coprirlo gli operatori educativi, ma la preside li ha allontanati perchè rischiavano di aver contratto pure loro la scarlattina. Ma la preside mi aveva garantito che mio figlio sarebbe stato coperto da un’altra insegnante di sostegno nell’orario dalle 8,30 alle 12,30. Ma lei, che era a scuola ieri, non se ne è occupato. Così, ho chiamato i carabinieri, facendo presente la dinamica dei fatti».
La donna, che lavora come bidella nella scuola, si è vista costretta a non prendere servizio e a restare in portineria per occuparsi di persona del figlio diciottenne. «Con la scuola autogestita, in questi giorni c’è un caos totale al Giorgio De Chirico – aggiunge la donna – i ragazzi girano per i piani e fanno un gran baccano. Gli insegnanti si blindano in sala professori. Ma se c’è una rissa, cosa succede?».
Dopo l’arrivo dei carabinieri, gli operatori educativi lasciati a casa per il rischio di contagio da scarlattina sono stati richiamati in fretta e furia in servizio per occuparsi del giovane disabile. «Ma soltanto per le ultime due ore – aggiunge la madre, che ha altri due figli ed è assistita dai servizi sociali – ho dovuto montare la caciara per farmi sentire.
E dire che a scuola c’erano due insegnanti di sostegno, ma nessuno si è occupato di mio figlio. È grave, ma che è un cane?». Non è la prima volta che Marina monta una "caciara" per difendere il diritto del figlio di essere accolto a scuola. «In passato, un’insegnante di religione ha dato due schiaffi a mio figlio, in classe, perché secondo lei disturbava – chiude la donna – ho iscritto gli altri miei due figli nella stessa scuola, in modo che potesse vederli tutti i giorni per ricordare quello che ha fatto».
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Associazione Luca Coscioni: «Ci vuole cambio culturale»
Dopo l’arrivo dei carabinieri la donna ha denunciato l’accaduto all’associazione Luca Coscioni che si occupa di problemi legati alla disabilità. «Nei servizi scolastici destinati alla disabilità occorre una rivoluzione amministrativa oltre che culturale » Ha detto Mario Staderini e dirigente dei radicali dell’associazione Coscioni. La donna ha aggiunto che il trattamento nei confronti del figlio da parte delle strutture scolastiche è stato spesso deficitario. E che intende portare avanti la questione in provveditorato.