Lettera aperta di Lucio Bertè a Maria Antonietta Farina Coscioni

Riportiamo integralmente la lettera aperta inviata a Maria Antonietta Farina Coscioni da Lucio Bertè in merito alla campagna per il rinnovo del "nomenclatore", per cil cui rinnovo è giunto al nono giorno di sciopero della fame   

A Maria Antonietta Farina Coscioni (Scritto prima dell’apertura delle urne)

Milano, 14 aprile 2008

Cara Maria Antonietta, sul fronte elettorale spero che tutto ti vada (e ci vada) bene.
Sul fronte della battaglia civile per il nuovo Nomenclatore è calato un silenzio che non promette niente di buono. Gli assessori Enrico Rossi ed Ezio Beltrame, che si erano dichiarati disponibili ad esercitare ulteriori pressioni sul Governo per un decreto-stralcio sui comunicatori prima delle elezioni, non ci hanno ancora fatto sapere cosa hanno fatto. Così come continuiamo a non sapere cosa abbiano fatto i tecnici che si sono riuniti a Roma venerdì 11 aprile mattina per esaminare gli emendamento delle Regioni.
L’impegno esplicito di Beltrame per un ulteriore intervento-lampo sul Governo ci è stato ribadito nell’incontro che insieme abbiamo avuto con lui a Udine il 9 aprile scorso.
Il 10 aprile l’Assessore Rossi ha fatto altrettanto per telefono. Ho cercato il comunicato del nostro incontro con Beltrame e non l’ho trovato in nessuno dei nostri siti. L’evento era stato raccontato bene sul Messaggero Veneto. Si potrebbe chiedere di pubblicare almeno quello.Pare incredibile, ma noi radicali giustamente ci incazziamo se gli altri non danno le nostre notizie e poi capita che noi stessi non le prendiamo in considerazione. Anche sabato scorso nella trasmissione dell’Associazione Coscioni nulla è stato detto nè del destino riservato al nuovo Nomenclatore nè dell’iniziativa politica e nonviolenta per ottenerlo subito, malgrado la presenza in trasmissione di chi segue la vicenda. Non riesco a spiegarmelo e certo non giova all’iniziativa. Anche perchè è sempre viva l’attesa e l’attenzione dei malati e delle loro famiglie sull’andamento della nostra iniziativa. Giusto ieri mattina ho trovato una mail di una signora di Bari, per il caso di un congiunto colpito da SLA, che ho girato anche alle Cellule Coscioni pugliesi.
Le battaglie si vincono o si perdono, e l’importante è combatterle bene. Ma se non se ne parla la soluzione può solo allontanarsi e i cittadini malati si sentiranno più soli.
Per la campagna elettorale dei radicali ho scelto di dare una mano militante in Friuli-Venezia Giulia, dove ho trovato al tuo fianco l’utilissimo sostegno di un bravo professionista come Valter Vecellio. L’ho fatto per diverse ragioni, e la prima è quella della mia stima personale per come sei stata compagna di Luca anche nel suo ruolo di leader politico di una battaglia radicale.
Visitando il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia nella mia "maratona" attraverso sei Regioni e due Province Autonome, avevo rilevato alcune reazioni all’iniziativa dell’Associazione Coscioni sul Nomenclatore, anomale rispetto a quelle rilevate nelle altre Regioni e allarmanti per la tua candidatura. Diciamo più reticenti, soprattutto da parte del Gruppo della Margherita. Poi c’era stato il rifiuto esplicito di sostenere la nostra iniziativa da parte dell’Avv. Malattia Presidente del Gruppo "Cittadini per il Presidente", cioè per Illy: unico Gruppo consiliare ad averlo fatto, sui 110 contattati in sei Regioni e due Province Autonome. Subito ho ricordato che Riccardo Illy era stato l’unico Presidente di Regione che si era rifiutato di esprimersi a favore della moratoria ONU sulla pena di morte, con successiva polemica con Sergio D’Elia.
Questo insieme di elementi mi ha riacutizzato la percezione dell’offesa ai radicali, da me vissuta anche come offesa personale, per il rifiuto delle nostre liste per le elezioni regionali del 2005 a causa del nome "Coscioni". E tu porti ancora questo nome "pesante" come garanzia di determinazione nella lotta per la libertà della scienza e della ricerca, e non solo per la battaglia, più condivisa, per la "libertà di parola". Da qui il bisogno di essere presente dove questa esclusione sembrava tornare non tanto a manifestarsi, quanto ad agire sotterraneamente, come ulteriore esempio di fenomeno carsico.
Questo allarme è stato poi ridimensionato dalle interviste di Emiliano Silvestri per RR ad Illy (che ha preso le distanze dalla posizione di Malattia) e poi, sul gradimento delle presenza in lista dei radicali, al Segretario regionale del PD Bruno Zvech, che ha espresso un vivo apprezzamento per la tua candidatura in FVG.
Infine ho scelto di portare avanti accanto a te il mio digiuno, da militante dell’Associazione Coscioni, convinto che la diversità radicale della tua candidatura poteva essere apprezzata meglio dimostrando dal vivo che un’importante battaglia per i cittadini più svantaggiati non si fermava, e semmai si intensificava, nel periodo pre-elettorale, per rispettare la nostra parola data a Luca Coscioni di proseguire senza sosta la lotta per gli obbiettivi da lui indicati.
L’iniziativa per i comunicatori, condivisa a parole da tutti, è ostinatamente perseguita solo dai radicali, ed è esemplificativa della concretezza degli obbiettivi e dell’efficacia di un metodo, e dunque una riprova concreta di quello che sarà il nostro comportamento anche dentro il PD e nel prossimo Parlamento. Della serie : faremo domani quello che abbiamo fatto ieri e che stiamo facendo anche oggi.

Per i comunicatori, per la "libertà di parola", la mia parola l’ho data personalmente a Luca, e la sto rispettando partecipando all’iniziativa lanciata dall’Associazione Luca Coscioni, aperta a tutti e innanzi tutto ai suoi militanti. Io la vivo da iscritto all’Associazione Luca Coscioni, da "militante radicale", cioè come individuo e "dirigente di base" (come si diceva una volta) che dedica all’obbiettivo la sua intelligenza politica, quella che ha sede nel cuore, e gli dà corpo esercitando la sua creatività e la sua libertà di iniziativa, ma sempre tenendo in vista l’obbiettivo comune.

Facciamo il punto. L’azione nonviolenta è iniziata il 2 febbraio ed è stata sospesa una prima volta l’8 febbraio, per due giorni, sulla dichiarazione del Ministro Livia Turco (la messa all’OdG della della questione nella Conferenza Stato/Regioni del 6 marzo).
Il digiuno è ripreso il 10 febbraio e poi sospeso la seconda volta il 15 febbraio, per sottolineare la trasmissione delle linee guida sulla legge 40 al CSS.
Il 28 febbraio abbiamo appreso lo spostamento della Conferenza Stato/Regioni dal 6 al 20 marzo.
Nel frattempo, proprio il 28 febbraio, arrivava il sostegno dei Capigruppo della Regione Lombardia su cui lavoravo da 15 giorni. Marco Cappato, mi ha detto che riteneva opportuno utilizzare il tempo in più per allargare il consenso da parte di altre Regioni. Cosa che ho fatto cercando di coinvolgere, dove possibile, le Cellule Coscioni locali. Entro la metà di marzo ai capigruppo della Lombardia si univano quelli di Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Provincia Autonoma di Bolzano e poi la maggioranza di quelli del Friuli-Venezia Giulia con l’aggiunta dell’Assessore alla Salute Ezio Beltrame.
Il 19 marzo il digiuno è ripartito per la terza volta per scongiurare il rischio della cancellazione del provvedimento sui LEA dall’OdG della Conferenza Stato/Regioni del giorno dopo. La Conferenza comunque acquisiva il 20 marzo il concerto delle Regioni sul DPCM proposto dal Governo, ma si aggiornava al 26 marzo per la presa d’atto (o meno) dell’accettazione da parte del Ministro dell’Economia e delle Finanze Padoa-Schioppa di alcuni emendamenti delle Regioni, unica clausola di riserva da sciogliere per consentire l’entrata in vigore del provvedimento senza ulteriori sedute della Conferenza.
Marco Cappato emetteva un durissimo comunicato con l’accusa di inettitudine politica al Governo e in particolare al Ministro Livia Turco (che oggi appare quanto mai azzeccato), ma nulla diceva del digiuno di dialogo, comunque non lo chiudeva e non lo sospendeva. In mancanza di indicazioni, il 22 marzo, sulla delle dichiarazioni dell’Assessore Enrico Rossi a RR, di certezza assoluta del buon esito finale da lui previsto per il giorno 26 marzo, sospendevo di nuovo il mio digiuno, senza però comunicarlo. Ad ogni buon conto, il 25 marzo, alla vigilia della nuova scadenza, Marco Cappato rilanciava l’iniziativa con una lettera-appello al Presidente della Repubblica Napolitano e al Presidente del Consiglio Prodi.
Ma il 26 marzo il parere del Ministro Padoa-Schioppa non è risultato neanche essere all’OdG (proprio perchè il testo del Nomenclatore era stato formalmente approvato il 20 marzo) e comunque non era pronto e dunque la comunicazione dell’esito finale sarebbe slittata di volta in volta alla successiva Conferenza unificata. Noi ci siamo posti l’obbiettivo di ottenere il risultato prima dele elezioni per non rischiare i ripensamenti di una eventuale diversa maggioranza di governo e non rischiare, come ha detto Marco Cappato a Prodi, l’innestarsi di un processo di slittamento all’indietro del provvedimento, di mesi o di anni, sulla pelle dei cittadini disabili.
Per questo il 29 marzo ho proposto a Marco Cappato un nuovo round di coinvolgimento delle Regioni, al livello dei Presidenti e degli Assessori alla Salute, per chiedere una pressione sui Ministri Livia Turco e Padoa-Schioppa, in particolare per chiedere comunque un decreto-stralcio (una scialuppa di salvataggio) per sbarcare subito la parte riguardante i comunicatori nell’eventualità di un mancato approdo dell’intero provvedimento.
Marco ha approvato e mi ha chiesto di coordinare questa azione ulteriore attraverso le Regioni sul Governo. Ho preparato i contatti con i destinatari dell’iniziativa e il testo di una lettera aperta all’Assessore Rossi, come Coordinatore di tutti gli Assessori regionali alla Salute, per sollecitare un suo intervento diretto sul Presidente Prodi e sui Ministri Turco e Padoa-Schioppa.
La lettera è stata inviata a tutti i destinatari come e-mail il 7 aprile. Ma per dare forza alla richiesta ho ritenuto necessario da parte mia riprendere il digiuno dalla mezzanotte del 5 marzo nei confronti del Presidente Prodi e dei due Ministri direttamente coinvolti nella soluzione del problema.
Come sappiamo, il digiuno funziona anche come una clessidra che serve a scandire e ad affrettare il tempo della risposta – Sì o No sul nomenclatore o almeno sul decreto-stralcio – che per noi doveva arrivare prima delle elezioni, cioè entro sabato 12 marzo 2008.
Ma i nostri interlocutori del Governo non hanno rispettato i loro impegni e nemmeno ci hanno risposto. Dall’8 mattina mi sono messo a tua disposizione a Trieste e, come ben sai, la tua campagna e la questione del Nomenclatore si sono intrecciate, ri-coinvolgendo sia l’Assessore Beltrame il giorno 9 marzo a Udine, sia l’Assessore Rossi, per telefono, a Firenze. Abbiamo appreso che, sulla questione, era fissata a Roma una riunione di soli "tecnici" per la mattina del giorno 10 aprile.
Abbiamo chiesto agli Assessori di chiedere ai Ministri coinvolti di far trovare sul tavolo dei tecnici anche il testo del decreto-stralcio per evitare una chiusura definitiva dell’argomento.
Come detto all’inizio, neanche gli assessori Rossi e Beltrame ci hanno poi tenuto al corrente delle intenzioni del Governo, nè dell’esito della riunione del 10 marzo, nonostante i nostri tentativi di contattarli venerdì 11 e sabato 12 marzo, nonostante gli impegni presi con noi il 9 il 10 marzo.

Dunque si arriverà al dopo-elezioni e poichè i poteri residuali del Governo – come tu stessa dicevi – gli consentono una soluzione anche nei prossimi giorni, allora è urgente sapere se Governo e Regioni, nel periodo compreso tra l’immediato dopo elezioni e l’insediamento del nuovo Governo, intendono licenziare il nuovo Nomenclatore o almeno fare il decreto stralcio.
Stando all’ABC della nonviolenza, finchè non sapremo almeno questo, non ci sono le condizioni, a mio avviso, per chiudere l’azione nonviolenta iniziata a febbraio e di cui il mio digiuno fa parte. Chi sta digiunando a sostegno della nostra iniziativa per i comunicatori (e non so chi altro lo stia facendo) rappresenta e comunque porta la fiaccola dell’iniziativa nonviolenta di tutti.
Sono al nono giorno di digiuno e lo sto proseguendo per non disperdere il potenziale di lotta accumulato con un’azione nonviolenta che dal 2 febbraio ha visto partecipare centinaia di militanti dell’Associazione Coscioni e di altre associazioni, di cittadini disabili e dei loro familiari.
Dunque sono determinato a portare avanti l’iniziativa nonviolenta come una fiaccola, finchè sarà utile e necessario. A differenza della fiamma olimpica, nessuno ha cercato di spegnerla. Spero però nell’aiuto di tutti perchè non si riveli soltanto un cerino acceso.

Un abbraccio, Lucio Bertè