ROMA – «I neonati prematuri devono essere rianimati per osservare se possiedono capacità vitali tali da far prevedere possibilità di sopravvivenza anche a seguito di cure intensive». Tradotto in un linguaggio più snello rispetto a quello tecnico: tutti i bambini partoriti con grande anticipo rispetto alla scadenza naturale – parliamo di 22-25 settima- ne – vanno aiutati col respiratore artificiale, senza tenere conto della loro età. Diventa un atto di indirizzo per i centri italiani di ostetricia e neonatologia il parere approvato il 4 marzo scorso dal Consiglio Superiore di Sanità.
Ad annunciarlo è il ministro della Salute, Livia Turco: «Trasmetterò alle Asl, attraverso le Regioni, quel testo che quindi assume le caratteristiche di linee guida per gli operatori. E` stato espresso da un organismo di esperti, di tecnici. Non è una presa di posizione fine a se stessa, ma ha un valore operativo». Quindi, per la rianimazione di queste minuscole creature niente limiti definiti sulla base del tempo gestazionale. Il medico deciderà se e come assisterli al momento del parto, evitando accanimento terapeutico e indipendentemente dal consenso dei genitori. Iniziativa unica. Di solito i documenti del Consiglio, ora coordinato dal professor Franco Cuccurullo, vanno ad arricchire la letteratura di riferimento e, al massimo, orientano le scelte del ministero.
Stavolta il parere viene adottato per intero e trasformato in una nota informativa, come si chiamano adesso gli atti di indirizzo. Il contenuto rispecchia le posizioni garantiste già espresse dal Comitato nazionale di bioetica e dai docenti universitari dì ostetricia degli atenei romani. «In questo caso la raccomandazione ha un doppio valore – insiste la Turco -. Non solo espressione dell`autorità politica ma anche scientifica». Questa settimana o la prossima le Regioni potrebbero ricevere anche le linee guida della 194. li ministro non ha infatti intenzione di fermarsi, anche se la Lombardia continuerà a dissociarsi, come è accaduto nell`ultima riunione della conferenza Stato-Regioni.
La titolare della Salute è molto decisa e allo stesso tempo contrariata dall`atteggiamento del governatore Roberto Formigoni «che prima ha appoggiato formalmente l’accordo, attraverso l’assessore alla sanità Borsani e al capo di gabinetto, e poi in sede tecnica ne ha preso le distanze in modo pretestuoso, senza argomenti. Dunque anche se la Lombardia non ci ripensa io tradurrò quell`atto in indirizzo del governo. Non basta un veto per fermarmi. Sono certa che altre Regioni lo faranno proprio con una delibera, come Liguria e Emilia Romagna». Le linee guida indicano una serie di interventi per la piena applicazione della legge 194 sull’aborto, soprattutto definiscono e ribadiscono il ruolo dei consultori che devono essere organizzati in modo tale da offrire alla donna il sostegno per affrontare un’interruzione volontaria di gravidanza, per prevenirla e per essere informate sulla contraccezione.
«Eravamo d’accordo anche con il centrodestra, con Provincie e Comuni – accusa il ministro -. Noi abbiamo tenuto conto nella premessa delle richieste della Lombardia, stabilendo che l’autonomia delle Regioni viene rispettata. Dunque non c’è ragione di rimangiarsi la parola. E` un pretesto vergognoso, si vuole fare della 194 un uso politico. Uno sfregio al senso di cooperazione». E ancora: «Formigoni vuole applicare il federalismo fai-da-te e respinge il ruolo di coordinamento di un`autorità centrale».