Per i medici c’è un Codice da rispettare

di Guglielmo Pepe

Quello che è avvenuto dopo la presa di posizione della Federazione nazionale degli ordini dei medici a difesa della legge 194, dimostra che in Italia c’è un brutto clima di intolleranza, di polemica astiosa, di voluta e forzata contrapposizione tra cattolici e laici. Le dure accuse mosse alla Fnomceo sono andate ben oltre la normale dialettica tra punti di vista diversi. Lo confermano i fatti avvenuti. Il 22 e 23 febbraio si è riunito il Consiglio nazionale della Fnomceo, che ha approvato un documento generale e ha discusso alcuni "report" su determinate materie di competenza medico-sanitaria, al fine di ribadire dei punti fermi per i camici bianchi. Tra questi documenti, uno si riferiva ad "aborto, pillola del giorno dopo, procreazione assistita, rianimazione dei neonati con bassa età gestazionale". Ebbene proprio su tali argomenti si è scatenato un attacco, destabilizzante, verso i medici, con la chiara intenzione di seminare confusione anche nell’opinione pubblica. Eppure la Fnomceo non ha fatto altro che ricordare le norme del Codice deontologico che regolano i comportamenti della categoria sui temi "sensibili".

Per esempio sulla pillola del giorno dopo, che non è abortiva, è stato ribadito che "non può incontrare surrettizie limitazioni che ostacolino la fruizione del diritto della donna che intenda prevenire una gravidanza indesiderata ed un probabile ricorso all’aborto". La Fnomceo sottolinea il diritto del medico alla clausola di coscienza (prevista dall’articolo 22 del Codice), e al tempo stesso il dovere di "fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento". Insomma, si legge nel documento, l’obiezione di coscienza "non fa venire meno l’obbligo anche deontologico dei medici ad operarsi al fine di tutelare l’accesso alla prestazione nei tempi appropriati". Questo "capitolo" è un richiamo netto, chiaro verso tutti i camici bianchi che rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo.

Si è molto detto e scritto sul sostegno del documento alla legge sull’aborto, la 194, "…incrementando l’educazione alla procreazione responsabile, il supporto economico e sociale alla maternità, soprattutto in quelle aree dove il ricorso all’interruzione di gravidanza resta alta". E ancora, sull’uso del farmaco RU486 associato alle prostaglandine, si richiamava nuovamente la 194 e in particolare l’articolo 15 dove viene raccomandato "…l’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità della donna e meno rischiose per l’interruzione di gravidanza". Come è appunto la RU486. I medici hanno anche ricordato che in caso di neonati prematuri "…il medico, quando sussistano possibilità di vita autonoma del feto, deve adottare tutte le misure idonee a salvaguardarne la vita, ispirando il proprio comportamento caso per caso…evitando ogni forma di accanimento terapeutico".

La sostanza delle parole della Federazione è comunque una: i medici hanno un Codice al quale attenersi. Dovrebbero forse star zitti sui problemi che riguardano la loro attività quotidiana? Ma andiamo: il documento è un atto doveroso, che tratta con molto equilibrio questioni delicate. Inoltre va lodata la sensibilità verso le coppie e le donne, spesso lasciate sole "in drammatiche circostanze e tormentati cammini".

Ha ragione Miriam Mafai a scrivere (su "la Repubblica") che le italiane hanno ora un alleato in più, la Fnomceo. Ma purtroppo le parole e le buone intenzioni, sono anche destinate a scontrarsi con la realtà quotidiana. Basta leggere la nostra inchiesta sui consultori: ne risulta un quadro deprimente. Per le donne, in particolare. E alla luce di quel che sta avvenendo in Italia, l’8 marzo non sembra davvero una data da poter festeggiare. Comunque auguri a tutte le donne.

g.pepe@repubblica.it