194: «Avvenire» accusa, rivolta dei medici

di Roberto Monteforte

La conferenza episcopale: un falso il testo che dice sì a pillola del giorno dopo e Ru-486. La risposta: «Posizione di civiltà la nostra». Sotto tiro finisce anche l’oncologo in lista per il Pd: le sue posizioni «liberiane» e di «riduzionismo» antropologico. Il quotidiano Cei attacca pesantemente anche Veronesi. L’ordine difende il documento pro-legge.

«È un falso» quel documento a difesa della legge 194 a firma della Federazione dell’Ordine dei Medici Italiani. Va all’attacco il quotidiano dei vescovi, l’«Avvenire». Inizia così la sua  campagna elettorale sparata sui temi giudicati eticamente sensibili. Proprio quelli che i leader dei maggiori schieramenti, Walter Veltroni per il Pd e Silvio Berlusconi per il Popolo delle libertà, avevano deciso di tenere fuori dalla competizione elettorale per mantenere un clima il più possibile pacato e costruttivo. Ma il quotidiano della Cei accende le polveri. Due gli obiettivi principali: la candidatura «laica» dell’oncologo Umberto Veronesi nelle liste del Pd. Lo attaccano perle sue posizioni «libertarie», segno di un «riduzionismo» antropologico, soprattutto su temi chiave per la Chiesa, quelli eticamente sensibili, dalla procreazione assistita all’eutanasia, al matrimonio e alle adozioni. Ma l’affondo più duro lo lanciano contro la recente presa di posizione della Fnomceo, l’Associazione nazionale dei medici chirurghi e degli odontoiatri.

Non va proprio giù quel documento su aborto, pillola del giorno dopo, diagnosi pre-impianto  nella fecondazione assistita e assistenza ai neonati estremamente prematuri. Per l’Avvenire non sarebbe altro che un falso, «un fantomatico documento» dato alle agenzie, ma mai posto in votazione. Si sarebbe trattato semplicemente di una delle 14 relazioni dei gruppi di lavoro. Una ricostruzione sbagliata secondo il presidente della Federazione degli Ordini dei medici, Amedeo Bianco. Il documento dell’Ordine dei medici sulla «pillola del giorno dopo» e anche sulla Ru-486, non è un falso, «ma una piattaforma che vuole fornire spunti di riflessione». Un documento – spiega – resosi necessario dalla contingenza di temi come la rianimazione del feto, l’analisi preimpianto delle cellule staminali. Questioni che si sono fatte «esorbitanti nel momento in cui sono state trasferite nel campo della polemica elettorale», dice Bianco. Queste questioni sono finite «sul tavolo di un gruppo di lavoro e questo gruppo di lavoro, fatto da presidenti ed esperti, è stato incaricato di valutare come le norme del codice deontologico potessero essere declinate rispetto a questi problemi.

Questo gruppo ha discusso, ha prodotto un testo preciso e lo ha sottoposto al vaglio del comitato centrale e del consiglio nazionale dove è stato discusso. Questa è la sua ricostruzione, confermata dal presidente dell’Ordine dei medici di Firenze, Antonio Fanti, che ha fatto parte del «comitato ristretto» e che ieri ha parlato di accuse «offensive e balsane». Bianco sottolinea come il documento tenga ferme «le obiezioni di coscienza e l’imperativo deontologico di rianimare o prestare assistenza utile a feti che presentano segni vitalità». Conferma il giudizio positivo sulla 194 che «ha risolto il problema dell’aborto clandestino», rimarca però che «gli aborti sono troppi e che c’è poca prevenzione». Quindi lancia un ponte ai medici cattolici: due giorni di confronto «per trovare le ragioni per dialogare insieme». Sono puntualizzazioni che non hanno fermato la polemica politica. Volontè (Udc) e Mantovano (An) continuano ad insistere sulla falsità del documento e sulla sua valenza «politica» pro-194. Dal centrosinistra arrivano risposte ferme all’attacco di Avvenire ai me- dici.

Giudica «incomprensili» queste polemiche la capogruppo del Pd al Senato, ora in corsa per la presidenza della regione Sicilia, Anna Finocchiaro: «È davvero strano che ci sia chi contesta la presa di posizione sulla 194. Sarebbe ora di smettere di fare di questo argomento un tema di polemica politica». Quindi invita a prestare ascolto a chi «con competenza ha applicato e applica la legge negli ospedali», anche quando si chiede di «supportare la maternità e l’educazione alla procreazione responsabile». «Evitiamo polemiche – conclude – su un tema che deve stare fuori dalla campagna elettorale. Lavoriamo tutti per una piena e totale applicazione della 194: solo così aiuteremo veramente le donne e la maternità». E la posizione espressa anche dal ministro delle Politiche per la famiglia, Rosy Bindi. «Il Pd rispetta l’autonomia dei professionisti della medicina» assicura e invita ad «accettare il consiglio di chi chiede di tenere fuori in campagna elettorale temi così delicati». Dice la sua anche il ministro della Sanità, Livia Turco che giudica «molto importante» e «senza precedenti» il documento dei medici.