«L`aborto fai-da-te? Pratica in crescita»
DA MILANO – Aborto clandestino, questo sconosciuto. Un po`per definizione, un po` perché – grazie all`evoluzione tecnico-scientifica sono ora disponibili mezzi che permettono di renderlo sempre più invisibile. E quanto denuncia da tempo Bruno Mozzanega, ricercatore dell`Università di Padova e ginecologo della Clinica ostetrica e ginecologica dell`Azienda ospedaliera di Padova, che dal suo osservatorio del Pronto soccorso ostetrico ha assistito alcune pazienti straniere ricoverate per le emorragie conseguenti all`assunzione di pillole di misoprostolo per l`interruzione di gravidanza Fuori da ogni rispetto della legge 194: «Non si può continuare a difendere certe interpretazioni ufficiali sul fatto che la legge funziona e ha ridotto gli aborti nel nostro Paese.
In realtà siamo "immersi" nell`aborto clandestino e va segnalato che, aldilà delle polemiche sulla RU486, chi voleva l`aborto libero e gratuito e possibilmente facile e sicuro, ha quasi raggiunto l`obiettivo. Quello che manca totalmente è un`educazione al rispetto della vita e una seria informazione sulla biologia della riproduzione».
Le parole del ginecologo padovano sono documentate e frutto dell`esperienza personale: «Negli ultimi tre anni – racconta – ho visto nove pazienti straniere (nigeriane o moldave perlopiù) che si sono presentate per le complicanze dell`aborto farmacologico eseguito a casa con il misoprostolo. Il farmaco è in vendita come terapia dell`ulcera, ma tutti gli operatori dell`aborto sanno che provoca le contrazioni uterine "utili" a espellere l`embrione già impiantato. E infatti viene anche usato dopo l`assunzione della RU486».
Al lavoro sul campo, Mozzanega aggiunge alcuni informazioni scientifiche: « Il farmaco è potentissimo e, se assunto nelle prime 7-8 settimane di gestazione, garantisce un successo che sfiora il 90-95%. Al 5% delle pazienti per le quali l`aborto non fosse completo o che avessero emorragie basta rivolgersi al proprio medico di fiducia e farsi ricoverare per aborto spontaneo, come verrà poi registrato». E qualche dato statistico induce ad avere dubbi: «Secondo i dati Istat tra il 1982 e il 2001 le interruzioni volontarie di gravidanza sono calate del 43%, ma nello stesso periodo sono anche aumentati del 20% (in termini assoluti 14mila unità) gli aborti spontanei». Ecco dunque che sorge il sospetto che «quel 5% di mancato successo dell`aborto farmacologico possa ritrovarsi proprio nell`aumento degli aborti spontanei, che quindi – almeno in parte -rappresenterebbero solo la punta dell`iceberg degli aborti clandestini farmacologici. Questi ultimi sarebbero decine di migliaia in più, anche se è impossibile quantificarli».
Infatti dovrebbe far riflettere sul "successo" della 194, sottolinea Mozzanega, la possibilità di sfuggire a ogni segnalazione che hanno le pazienti italiane: «Se hanno un medico di fiducia che le tiene sotto controllo, verranno da lui ricoverate per aborto spontaneo se la pillola abortiva dovesse fallire. Alla nostra osservazione in condizioni critiche infatti sono giunte solo pazienti straniere, che verosimilmente sono lasciate a se stesse».
Per le italiane, invece, le informazioni non mancano: «La Fiapac, la federazione internazionale degli operatori di aborto e contraccezione, nel suo congresso a Roma del 2006 (cui portarono i saluti il ministro Bonino e Maura Cossutta per il ministro Turco), ospitò molte comunicazioni dedicate all`uso di questo farmaco per conseguire l`aborto a domicilio. Ma questa pratica è contraria alla legge 194. Questo, bisognerà pur ammetterlo, è il livello di anestesia morale cui ci hanno condotto trent`anni di pratica "legale" dell`aborto: non interessa promuovere il rispetto della vita al fine di prevenire l`aborto volontario, ma solo rendere quest`ultima più facile per chiunque».