Il Tar boccia la legge 40 Embrioni, sì alle analisi

Per stabilirlo in via definitiva manca solo il decreto del ministero. Ma nella pratica il divieto di selezionare gli embrio­ni in Italia non esiste più. Cancel­lato con un colpo di spugna dal­la sentenza del Tar del Lazio che ha accolto i ricorsi di alcune as­sociazioni. I giudici hanno deci­so di disapplicare, in quanto frutto di «eccesso di potere», una parte delle linee guida di accompagnamento alla legge sulla fecondazione artificiale. Quella dove si vieta alle coppie sterili e con malattie genetiche eredita­rie di sapere, grazie ad un’anali­si del Dna, se gli embrioni creati in provetta sono portatori della stessa anomalia. Nel complesso le linee guida vengono dichiara­te «illegittime», bocciate. E alla Consulta il Tar pone il quesito sia sul limite di tre ovociti da fecondare (e tutti da impiantare) sia sul congelamento degli em­brioni in più.

 

Da oggi la diagnosi è dì nuo­vo possibile nei centri italiani, come è successo fino a tre anni fa. Il comitato Scienza e Vita pe­rò non condivide: «Nessuna apertura – nega il presidente, Bruno Dallapiccola -. Non c’è nessuna traccia nella sentenza ad un via libera. E comunque parliamo di un’indagine diagno­stica che danneggia l’integrità dell’embrione». D’accordo Luca Volontà, Udc. Si attende, per fa­re chiarezza, il decreto del mini­stro Livia Turco.

 

La sentenza sulla fecondazio­ne artificiale è l’ultima e decisi­va spallata ad uno dei divieti più contestati, già messo in discus­sione dai tribunali di Cagliari e Firenze che avevano autorizzato due coppie alla diagnosi preim­pianto. Ora lo stesso diritto vie­ne esteso a tutti gli aspiranti genitori. Il ricorso al Tar è stato presentato da un gruppo di asso­ciazioni di pazienti e centri per la cura dell’infertilità. «Viene ri­conosciuta anche l’incostituzio­nalità del divieto di congelamen­to degli embrioni, previsto dalla legge 40 – spiega Gianluigi Pel­legrino, legale di Warm -. L’ultima parola spetta però alla Con­sulta». Le attuali linee guida di accompagnamento alla legge (che non proibisce la diagnosi sugli embrioni, ed è questo uno dei punti contestati) portano la firma dell’ex ministro Girolamo Sirchia. Si attende a giorni il de­creto di modifica della Turco. Se­condo indiscrezioni la parte sul­la diagnosi rispecchia il contenu­to delle sentenze. In più, le tecni­che di selezione vengono rese ac­cessibili anche alle coppie siero­positive, con Hiv. La sentenza di­vide il mondo politico. Favore­voli Pd, Verdi e Rifondazione. Da Forza Italia esprimono soddi­sfazione Margherita Boniver e Stefania Prestigiacomo, mentre Isabella Bertolini, vicepresiden­te dei deputati di FI, dice che «le leggi si cambiano in Parlamento e non in tribunale». Giulia Bongiorno, An: «Bene la sentenza ma è indispensabile una legge a tutela dell’embrione». Il gineco­logo Carlo Flamigni: «I magistra­ti hanno fatto quello che avreb­bero dovuto fare i politici spa­ventati e incompetenti».

Sul fronte delle cure ai neona­ti prematuri con peso molto bas­so, altro tema eticamente sensibile, domani verrà presentato un documento del Comitato na­zionale di bioetica, in contrasto con quello appena elaborato da una commissione ministeriale. I saggi dichiarano «inaccettabile, oltre che scientificamente opina­bile, la pretesa di individuare una soglia astratta a partire dal­la quale rifiutare a priori ogni tentativo di rianimazione del bambino». Quindi niente termi­ni e paletti per nascere, secondo il Comitato che però chiarisce: le cure non devono mai «assu­mere carattere di accanimento terapeutico». Il gruppo di lavoro del ministero aveva indicato co­me soglia di riferimento le 22 settimane. Secondo gli esperti, dalla 23 settimana in poi il neo­nato può avere vita autonoma.