Libertà di parola. Vale solo per il Papa?

di Ritanna Armeni

Sarei davvero curiosa di  sapere che cosa sta avvenendo  in questi giorni nelle  cliniche, negli ospedali, nei  consultori, nelle strutture  pubbliche dove si pratica  l`interruzione di gravidanza  seguendo le norme dalla legge  194. Se fossi, una deputato,  un ministro la che hanno  a cuore quella legge e la  vita e la salute delle donne  farei una rapida e tempestiva  indagine. Credo ne varrebbe  la pena. Sono sicura  che si farebbero interessanti  scoperte. Si scoprirebbe ad  esempio che le condizioni di  un aborto già difficili nei mesi  e negli anni scorsi sono diventate  più difficili. Che i  medici obiettori di coscienza  che sono già tanti (la maggioranza) sono diventati di  più. Che i medici che intendono  applicar la legge, oberati  dal lavoro e dallo stress o  rinunceranno, o saranno costretti  a rinviare l`intervento. 

Che le donne sono costrette  ad un iter più lungo, più  complicato, ostacolato dalla  burocrazia e dalla noncuranza.  Che i burocrati e i  noncuranti si sentono giustifcati di fronte ad una donna  che la Chiesa e i suoi seguaci  hanno definito "assassina`.  Che gli aborti vengono  rinviati e, quindi, sono più  pericolosi e dolorosi per il  corpo e per l`anima. Che il  senso di colpa dilaga e con  esso si sta moltiplicando la  presunzione di giustizia, il  delirio di onnipotenza, la  mancanza di rispetto di chi  non ha rinunciato a decidere  sul corpo delle donne.

Se poi  penso che la maggior parte  di esse sono povere ed immigrate  non ci vuole molto ad  immaginare un percorso di  umiliazione e di sofferenza.  Se rifletto su quei medici che  pochi, in strutture sempre  meno accoglienti, sono costretti  a ridurre la loro professione alla pratica dell`aborto  e per questo vengono  considerati complici delle  "assassine" non è difficile  immaginare che diventeranno  anch`essi presto o tardi  obiettori. Ecco, credo che  finora il dibattito sull`aborto  provocato dalla richiesta di  moratoria avanzata da Giuliano  Ferrara e appoggiata  da molti, abbia portato a  questa conseguenza di cui  nessuno parla. Altro che  maggior tutela della donna,  altro che protezione della  maternità.  C`è stato un altro dibattito  che ha molto impegnato intellettuali,  giornalisti e mass  media, quello sulla libertà di  parola.

Molti sono stati i suoi  paladini, molta la retorica, le  frasi roboanti, l`indignazione  perché al papa, al vescovo  di Roma, era stato impedito  di parlare alla Sapienza, nel  più grande ateneo europeo.  Naturalmente non è stato  molto difficile difendere la  libertà di parola del papa.  Ma siamo sicuri che con la  Stessa forza, unanimità si sarebbe  difesa la libertà di parola  di chiunque? Non è che  abbiamo assistito solo ad  una battaglia perché il papa  possa dire quello che vuole,  dove e quando vuole e invece  che ad una campagna come  hanno cercato di far  credere – perché chiunque  possa esprimersi liberamente.  Il dubbio è venuto  quando abbiamo saputo  che un gruppo di radicali in  occasione dell`angelus voleva  manifestare nelle vicinanze  di piazza S. Pietro distribuendo  ai cittadini i dati  del centro d`ascolto sull`informazione  sulla presenza  della Chiesa nelle radio e  nelle televisioni. Niente di  eclatante, intendiamoci, un  banchetto, un megafono, le  parole di qualche dirigente  radicale e qualche volantino.  Questa presenza è stata  vietata. Con quale motivazione?  Non lo sappiamo.

E  allora a noi, che coi radicali  qualche volta siamo d`accordo  e spesso in disaccordo,  viene un dubbio. Non  sarà che sulla libertà di parola tutti  siamo uguali ma alcuni  sono più uguali degli altri?