Appena si diffonde la notizia che il Papa ha rinunciato, l’Unione fa finta di essere dispiaciuta. Prodi: clima inaccettabile. Gioiscono comunisti e radicali
Il centrosinistra versa lacrime di coccodrillo dopo la rinuncia di Papa Benedetto XVI a partecipare all’inaugurazione dell’anno accademico all’università La Sapienza di Roma. Ieri sono intervenuti in molti, mentre il giorno prima, quando è scoppiato il caso, la scena politica era stata dominata da un assordante silenzio. Ad esclusione di Emma Bonino. Edi qualche esponente della sinistra radicale contrari alla visita. Dopo il passo indietro del Vaticano, ieri hanno parlato in moti. E quasi tutti hanno espresso rammarico per la decisione della Santa Sede. A cominciare da Romano Prodi e Walter Veltroni. «E inammissibile che ii Papa non possa parlare. Provo rammarico e un sentimento di profonda tristezza per la decisione del Pontefice. E condanno chi ha provocato tensioni inaccettabili», ha detto il premier. Il quale poi da una parte ha rinnovato l’invito al Papa «perché possa compiere al più presto questa visita», ma ha escluso che la rinuncia sia stata dettata da motivi di sicurezza, perché «da quel punto di vista non c’erano motivi e la sicurezza era garantita».
E proprio sulla sicurezza, in mattinata si era tenuto un vertice al Viminale a cui avevano partecipato anche il ministro Giuliano Amato e il rettore Renato Guarini. Un summit in cui si è appurato che «non esiste una questione di sicurezza perla visita del Papa alla Sapienza». Questo nonostante il fatto che davanti all’università, per domani, si erano dati appuntamento gruppi di estrema sinistra, studenti cattolici e gruppi di estrema destra. Nel primo pomeriggio, però, nel mondo politico si inizia a fiutare che il Papa, come poi sarà, deciderà di non andare. E il governo fa un doppio tentativo per evitare la rinuncia. Da una parte il ministro dell’Università Fabio Mussi alla Camera tiene una conferenza stampa per dire che «il Papa deve poter parlare perché l’università è il luogo della libertà, del confronto e dello scambio culturale». Del resto, prosegue Mussi, «diversi pontefici hanno già parlato nelle università italiane, compresa La Sapienza, e il diritto di parola non può essere negato a nessuno. E io parteciperò all’evento senza nessun imbarazzo».
Quello di Mussi si può leggere come un messaggio del governo ai vertici della Santa Sede per confermare che l’esecutivo garantirà al massimo la sicurezza. Messaggio giunto Oltretevere anche attraverso le diplomazie che tengono i contatti tra Vaticano e Palazzo Chigi. Ma a quel punto il Papa aveva già deciso. Una scelta che, secondo il ministro Amato, è dovuta al fatto che «il Papa non ha ravvisato condizioni di serenità non per i rischi verso la sua persona, ma per le manifestazioni che si sarebbero tenute e che io non potevo negare». Sulla vicenda è intervenuto anche il leader del Partito democratico. «Questa è una sconfitta della cultura liberale e di quel principio fondamentale che è il confronto delle idee ed il rispetto delle istituzioni. Ogni atteggiamento di intolleranza, come quelli di questi giorni, fa male alla democrazie e alla libertà», osserva Veltroni. Poi anche Massimo D’Alema, che si è detto «profondamente rammaricato per quanto avvenuto», e ha espresso la convinzione che «il clima di tensione sia stato creato da atteggiamenti e prese di posizione di intolleranza che non rappresentano affatto la grande maggioranza degli Italiani e che non fanno onore alla coscienza civile del Paese». Si capisce che la situazione è pesante, allora intervengono un pò tutti.
Dal ministro della Difesa Arturo Parisi («sono amareggiato, `e un giorno buio e triste perle tradizioni di libertà della nostra Università») al presidente del Senato Franco Marini («esprimo profondo rincrescimento da parte mia e del Senato»). Ma a sinistra ci sono anche voci in controtendenza. Come quella di Enrico Boselli. Che definisce la rinuncia di Ratzinger «una scelta opportuna. Bisogna ricordare che il clero in questi mesi ha contestato leggi in vigore, penso alla 194, e ha ammonito a non fare altre leggi, come sulle unioni civili». E all’estrema sinistra esulta Piero Bemocchi. «Un’ottima notizia per tutti quelli che pensano che l’ingerenza vaticana nella sfera pubblica debba essere fermata». Infine, non poteva mancare Marco Pannella: «Tutti hanno il diritto di parlare, anche il Papa, tranne, come sempre, i radicali».