Gent. mo Augias, giorni fa lei ha esposto un paio di ragioni che potrebbero spiegare l’attuale, insistita campagna contro l’aborto da parte delle più alte sfere vaticane. Vorrei aggiungere un altro possibile motivo che potrebbe aver consigliato di intraprendere la crociata. All’indomani delle sentenze Welby ed Englaro è apparso a tutti evidente come siano state superate le obbiezioni che ostacolano il cammino di una legge sul testamento di vita. Addirittura, secondo alcuni giuristi, già oggi potrebbe essere riconosciuta la piena validità giuridica dello stesso. Il Vaticano ha quindi pensato bene di spostare l’attenzione su una diversa tematica. Per di più concentrando il problema su aspetti molto tecnici, cioè la validità del termine temporale per l’aborto terapeutico, per creare maggiore confusione. Credo che anche questo faccia parte di un’accorta strategia politica. Invece l’aspetto più inquietante è che anche l’attuale maggioranza si è fatta distrarre da questa manovra, invece che continuare la strada del riconoscimento di un nuovo – almeno per il nostro Paese – diritto civile. Molti esponenti della maggioranza che hanno ritenuto opportuno commentare le esternazioni di Oltretevere, non avevano fatto lo stesso all’indomani delle sentenze emesse dai tribunali dello Stato. A quanto pare reputano più importanti le prime delle seconde.
Dr. Mario Riccio marioriccio1@inwind.it
Il dottor Riccio è il medico che ha rischiato l’incriminazione per un gesto clinicamente impeccabile e di umana generosità: staccò i tubi, come usualmente si dice, al povero Welby che invocava da mesi quel gesto di pietà. Chi volesse sull’argomento un’ulteriore testimonianza di alto valore letterario oltre che umano, legga nella parte finale dell’ultimo libro di Philip Roth (‘Patrimonio’, Einaudi ed.) come lo scrittore americano abbia impedito l’accanimento terapeutico nei confronti del padre morente. La ‘sentenza Englaro’, emessa in ottobre dalla Prima sezione civile della Cassazione, riguarda la giovane donna che a seguito di un incidente stradale è in coma dal 1992! La Cassazione ha finalmente stabilito che il giudice può interrompere l’alimentazione forzata (sondino nasogastrico) quando lo stato vegetativo del paziente sia giudicato irreversibile e quando sia accertato, in base a vari elementi, che questi, se cosciente, «non avrebbe consentito la continuazione del trattamento». Il padre di Eluana ha – accolto la sentenza con due parole: «Un sussulto di umanità». Noi cronisti possiamo aggiungere che ancora una volta la magistratura ha dovuto supplire all’ignavia della classe politica e del Parlamento. Lo strumento per completare il pronunciamento della Cassazione c’è, si chiama ‘testamento biologico’, strumento già implicitamente garantito dalla Costituzione e da vari trattati internazionali. Credo che il dottor Riccio abbia visto bene: la campagna antiaborto come diversivo per ritardare l’approvazione di uno strumento di autodifesa di cui ognuno di noi un giorno potrebbe avere bisogno.