È drammatica la situazione dei consultori romani, pochi e per la maggior parte inefficienti. Dovrebbe essserci, per legge, una struttura familiare ogni 20 mila abitanti, mentre la città ne ha solo 51, di cui molte irreperibili. Inoltre, le donne che si rivolgono alle strutture per ottenere la prescrizione della pillola del giorno dopo incontrano moltissime difficoltà. Il quadro allarmante emerge da un’inchiesta telefonica, condotta dall’Associazione Radicali Roma su tutti i 51 consultori della Capitale, presentata ieri mattina dai due segretari del partito, nazionale e romano, rispettivamente Rita Bernardini e Massimiliano Iervolino, e dall’avvocato Alessandro Gerardi. Oggetto dell’indagine è stata la pillola del giorno dopo, farmaco non abortivo che agisce inibendo e ritardando l’ovu lazione, che va assunto fra le 12 e 24 ore dopo il rapporto a rischio.
Agli operatori è stato chiesto telefonicamente di essere ricevuti dal ginecologo e di poter ottenere la prescrizione del Norlevo. Alla conferenza stampa di ieri sono state così consegnate ai giornalisti, in un cd-rom, le registrazioni delle telefonate effettuate da una collaboratrice. Mancanza di informazioni corrette, numeri telefonici a cui non risponde nessuno, ginecologi assenti o obiettori di coscienza. Sui 51 consultori segnalati dal sito del Comune, ben 7 non hanno un reale indirizzo postale. Il 13,7% delle informazioni fornite dal portale web sono errate, il 27,4% dei numeri telefonici irraggiungibili, nel 15,7% dei casi il medico è assente.
Gli utenti vanno incontro a difficoltà di orari (troppo ristretti quelli di apertura dei centri) e nel week-end trovano invece tutte le strutture chiuse. «La situazione dei consultori pubblici è allo sfascio – denuncia Bernardini – il problema che non viene affrontato con serietà è quello della contraccezione che, se fatta seriamente, porterebbe l’aborto a livello zero. Non si può obiettare su una pillola che non è abortiva. È necessaria la giusta applicazione della 194».
L’Associazione Radicali Roma, tra l’altro, offre assistenza legale gratuita a chiunque voglia denunciare quei medici che, per qualsiasi motivazione, si rifiutino di prescrivere "la pillola del giorno dopo". Il segretario Massimiliano Iervolino chiede che la contraccezione di emergenza sia venduta senza ricetta, visto che «non vi è bisogno di diagnosi» e che «l’accesso alla pillola del giorno dopo deve avvenire nel più rapido tempo possibile per essere efficace». Iervolino chiede inoltre «che il Comune controlli l’accesso alle informazioni, che Marrazzo e Battaglia intervengano sulle strutture, che facciano una campagna informativa e che rendano pubblico l’elenco dei medici non obiettori». Mario Staderini, delegato per le politiche sanitarie del I municipio, a tal proposito dichiara: «Ho chiesto al delegato del sindaco alla sanità di convocare con urgenza una conferenza sanitaria assieme, al direttore della Asl , per verificare il rispetto della legge 194 nei consultori del municipio».
«I dati che emergono dall’indagine promossa dai Radicali sui consultori dimostrano il fallimento di queste strutture e la non piena applicazione della 194», commenta Barbara Saltamartini, coordinatrice nazionale del dipartimento Pari Opportunità di An e consigliere provinciale. «Stupisce continua Saltamartini – che i Radicali si preoccupino esclusivamente della somministrazione della pillola del giorno dopo e non di denunciare il cattivo funzionamento dei consultori rispetto alle finalità attribuitegli dalla legge 194, primo fra tutte il sostegno alla donna e la tutela della maternità».