NEW YORK – Per nessuno dei candidati in corsa per la Casa Bianca la scienza e la ricerca sembrano, per ora, il cavallo di battaglia. Meglio tenere nelle retrovie certi temi scottanti e complessi, come la ricerca sulle cellule staminali embrionali e l’emergenza ambientale, puntando su altro: il problema degli immigrati, la guerra in Iraq, la riduzione delle tasse. Ma posizioni in merito a questi temi, esistono, anche se poco pubblicizzate. Ha cercato di precisarle la rivista americana Science con uno speciale dedicato ai «programmi scientifici» dei candidati. Programmi emersi non da interviste (l’invito a esprimersi in merito della rivista è stato declinato cortesemente) ma dalla documentazione fornita dai loro portavoce e sostenitori. Ecco i programmi dei sei candidati meglio piazzati alle primarie del New Hampshire, i tre democratici e i tre repubblicani .
DEMOCRATICI
Hillary Clinton.
L’ex first lady, vincente in New Hampshire nonostante le fosche previsioni della vigilia, è forse l’unico candidato con un programma definito sulla scienza e la ricerca, fatto che potrebbe rivelarsi nel corso dei prossimi mesi un punto di forza della sua corsa alla presidenza. La necessità di affrontare con piani concreti la minaccia del cambiamento climatico e la dipendenza dal petrolio viene presentata da Hillary come la risposta democratica all’«assalto alla scienza» attuato dall’amministrazione Bush . La bionda signora ha proposto uno stanziamento di 50 miliardi di dollari per la ricerche di fonti energetiche alternative, progetto che prevede anche la creazione di un Consiglio nazionale per l’energia che vigili sul buon utilizzo di questi fondi. Il sogno-promessa dell’appena rinata moglie di Bill Clinton è quello di arrivare nel 2050 a una riduzione dell’80 per cento dell’emissione di anidride carbonica rispetto al livello del 1990. Il che significa anche – sottolinea la candidata – la creazione di 5 milioni di nuovi posti di lavoro nell’ambito dell’energia pulita. Ma Hillary propone anche di duplicare nell’arco dei prossimi dieci anni l’attuale budget annuale, 30 miliardi di dollari, destinato ai National Institutes of Health, l’ente federale che finanzia la ricerca biomedica negli Stati Uniti.
Barack Obama
Come la sua concorrente più temibile alla presidenza, il senatore dell’Illinois fa proprio l’ambizioso progetto di arrivare ad una riduzione dell’80 per cento nell’emissione di anidride carbonica nel 2050 e propone di investire 150 miliardi di dollari nella ricerca di carburanti alternativi a quelli derivati dal petrolio (rispetto alla Clinton gioca al rialzo, ma la cifra non sembra proponibile). I progetti di Obama non si fermano alla questione ambientale: il quarantaseienne avvocato promette di promuovere la ricerca sulle cellule staminali embrionali (congelata nel pubblico dall’amministrazione Bush che ha vietato la creazione di nuove linee), quella sull’influenza aviaria, e vuole investire 18 miliardi di dollari in iniziative che fin dai primi anni di scuola facilitino gli studenti che hanno talento a scegliere una carriera scientifica e tecnologica. Ciliegina sulla torta: potenziare gli studi su nuovi sistemi protettivi nei confronti dell’infezione da Hiv.
John Edwards
Anche il cinquantenne candidato alla presidenza, che si è piazzato al terzo posto nelle primarie del New Hampshire, punta sulla scienza per rendere tangibile un’inversione di tendenza rispetto alla precedente amministrazione, marchiata come «antiscientifica». Non a caso Edwards afferma che vuole dare nuova linfa alla ricerca sulle cellule staminali, sul cambiamento climatico, sui carburanti verdi e promette che se sarà sua la stanza ovale, i consiglieri scientifici vi svolgeranno un ruolo di rilievo. Edwards azzarda anche l’idea che i tempi siano maturi per dare agli americani (finalmente) un sistema sanitario pubblico universale, sul modello di quelli europei. Sul fronte della ricerca biomedica sembra voler destinare fondi agli studi sull’autismo e alla sindrome dell’X fragile, un grave ritardo mentale su base genetica. Per quanto riguarda le politiche ambientali, oltre al solito ritornello del mitico 80 per cento in meno di emissioni di anidride carbonica entro il 2050, Edwards propone uno stanziamento di 10 miliardi di dollari all’anno più un fondo di altri 3 miliardi per la messa a punto in tempi veloci di biofuel derivati dalla cellulosa e per l’energia eolica.
REPUBBLICANI
John McCain
Il vincitore fra i candidati repubblicani alle primarie del New Hampshire (ha staccato di 5 punti Mitt Romney), nonostante che sia stato uno dei supporter di Bush sulla opportunità di intervenire militarmente in Iraq, lo ha criticato, e pesantemente, sulle sue politiche ambientali, sottolineando la sottovalutazione del riscaldamento globale che la sua amministrazione ha sempre portato avanti. Ferma restando la sua opposizione all’aborto, McCain è favorevole ad allentare le restrizioni imposte da George Bush alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, affidandosi a panel di esperti. Granitica, comunque, la sua condanna della clonazione terapeutica, indistinguibile sotto il profilo etico da quella a fini riproduttivi.
Mitt Romney
Mormone, sessant’anni, l’ex governatore del Massachusetts, dichiara apertamente che se arriverà alla Casa Bianca, si opporrà all’aborto e alla ricerca sulle cellule staminali derivate dall’embrione. Sul problema del riscaldamento globale, non esita a sottolineare la sua perplessità sul peso che le attività umana avrebbero avuto (e avranno) nella comparsa del problema. Di conseguenza , non fa parte del suo programma la proposta di stanziare fondi per contenere le emissioni di gas serra. Ma i suoi portavoce rassicurano che Romney è comunque favorevole a potenziare gli investimenti per la formazione scientifica e matematica nelle scuole americane, e più in generale, a sostenere la ricerca in tutti i campi.
Mike Huckabee
Cinquantadue anni, pastore della Chiesa battista, l’ex governatore dell’Arkansas ha posizioni estremamente conservative dettate dal suo credo religioso (si oppone alla ricerca sulle cellule embrionali, all’aborto, ai matrimoni gay; è favorevole all’insegnamento dei Dieci Comandamenti nelle scuole) ma è anche un buon promotore di iniziative per migliorare la qualità della vita, soprattutto dei più deboli. Quando era governatore riuscì a far passare la copertura sanitaria per i bambini delle classi più povere e si dichiara favorevole a stanziare fondi per grandi iniziative di prevenzione delle malattie più diffuse, diabete in testa. Sarà perché ne soffre proprio lui?