Via libera alla svolta “economicista”. Coscioni: «E sulla Biagi non trattiamo»

È giunto il momento di affiancare i temi economici e sociali a quelli della laicità e i radicali non sono disposti a trattare su tutto. Di certo non sul protocollo d’intesa sulla riforma pensionistica né sulla legge Biagi. Anzi: «vogliamo che sia integrata come il suo autore indicava, altro che abolirla». Così la pensa Maria Antonietta Farina Coscioni, rieletta presidente dei Radicali italiani dal congresso Padova, che ribadisce quella che sembrava una provocazione di Marco Pannella, quasi un meno diritti più economia. «Nessuna provocazione – dice Coscioni – Osserviamo che i "virus" della religiosità laica ormai sono penetrati nella nostra società tanto da costringere il Vaticano a giocare in difesa e quindi a manifestarsi in modo aggressivo. Ora si devono inoculare analoghi virus liberali nell’economia e nelle questioni sociali da contrapporre alle derive conservatrici, se non reazionarie, della sinistra comunista e di parte del sindacato. Ma, per esser chiari, il nostro impegno contro i pregiudizi e i proibizionismi clericali, resta intatto. Chi pensa a una dismissione su questi temi non ci conosce bene e avrà modo di ricredersi».

Però, al congresso è sembrata emergere la necessità di portare qualcosa di "radicale" al governo dopo un anno e mezzo di presenza nella maggioranza, quasi per trovare una ragione per questa presenza e, forse, perché questa presenza prosegua. «Leali con il governo lo siamo sempre stati e continueremo ad esserlo – assicura Coscioni – Non abbiamo mai esternato come altri né fatto o tentato ricatti. Ci sono dei punti – chiarisce, però – su cui tuttavia non siamo disposti a negoziare, come gli accordi in materia economica e sociale». Appunto, sembra una conferma esigenza di portare a casa qualche risultato politicamente rilevante che sinora forse non è arrivato. «La moratoria delle esecuzioni capitali – risponde – è certamente qualcosa di radicale. Anche l’indulto, che rivendico, è qualcosa di radicale. Peccato non si sia riusciti a farlo seguire dall’amnistia, che avrebbe sgomberato le scrivanie dei magistrati di migliaia di processi che finiranno ugualmente prescritti, e avrebbe consentito loro di dedicarsi ai reati più gravi». Dunque, difenderete la legislatura ma terrete il punto sull’economia. Certo, questo è un terreno affollato mentre quello dei diritti civili sembra che ormai non lo presidii più nessuno.

«Su questo anche noi chiediamo risposte nette – spiega Coscioni -. Qualcuno sa dire quale sia la posizione del Pd e dei suoi leader? Qualcuno sa dire cosa fanno, cosa intendono fare e come e con chi? Ce lo spieghino, per favore». A spiegare ciò che pensa, e con grande chiarezza, è invece il cardinale Camillo Ruini che di recente è tornato a parlare di un sentimento anticattolico che si avvertirebbe in Italia e che la Chiesa viene attaccata perché vince. «Un sentimento più anticristiano che anticattolico c’è sicuramente – riflette – ma non nel paese, piuttosto in Vaticano. "Date a Cesare quello che è di Cesare, a Dio quello che è di Dio", si legge nel Vangelo. Mi pare che sistematicamente si dimentichino di dare a nostro Signore quello che è suo, per cercare di prendere quello che è di competenza di Cesare». Poi, per maggior chiarezza, aggiunge: «Per noi vale sempre il "libera Chiesa in libero Stato". I Concordati sono tipici dei regimi fascisti e autoritari. I paesi democratici non ne hanno bisogno». Ruini sul Corriere della Sera ha affermato che la Chiesa non ha mai pensato a una egemonia e che, però, viviamo oggi una situazione nuova.

Qualcosa di simile, da un altro punto di vista, lo aveva affermato sul Rifornita anche un esponente del Pd come Giorgio Tonini, spiegando che i nuovi temi mai affrontati prima nella storia del pensiero – le staminali, ad esempio – richiedono oggi nuovi strumenti di confronto. Sembra che l’idea stessa di laicità e di confronto tra istituzione civile e religiosa abbia bisogno di un aggiornamento. «Lo Stato è laico», è la perentoria risposta della Coscioni che pure ribadisce il suo essere credente. «La Chiesa – aggiunge – se ne deve fare una ragione. Niente e nessuno deve e può imporre loro qualcosa che sia in conflitto con i loro convincimenti, ma loro non possono pensare che i loro convincimenti siano legge dello Stato laico». Tra le tante parole della politica italiana, proprio la Coscioni ne ha pronunciate alcune quasi veltroniane più che pannelliane, a maggior ragione perché si tratta di una citazione di Maria Fida Moro. Parlando dei radicali, ha detto che sono «non perfetti, ma buffi, persone che tra valanghe di parole sono capaci di compassione». «Marco Pannella in un suo testo del 1974, la prefazione a un libro di Andrea Valcarenghi Underground a pugno chiuso, che Pier Paolo Pasolini definì il manifesto dei radicali, scrive di credere "alla parola che si ascolta e che si dice, ai racconti che ci si fa in cucina, a letto, per le strade, al lavoro, quando si vuol essere onesti ed essere davvero capiti". Maria Fida questo ha detto, e io sono d`’accordo con lei. Se Veltroni si riconosce in queste parole, in questo modo di far politica, benvenuto: c’è una tessera pronta anche per lui».