Radicali. Pannella vuol dare priorità alle riforme economico-sociali. Sono terrorizzato da questa posizione. In nome del dialogo col Pd, adesso si rinuncia alle nostre battaglie di sempre.
Negli anni Settanta ho avuto a lungo, come molti altri socialisti, la doppia tessera del Psi e del Partito Radicale perché ritenevo essenziale rafforzare un partito che si faceva carico più di ogni altro delle grandi battaglie per i diritti civili, sui quali socialisti e radicali marciavano uniti, riuscendo a battere l’opposizione della Chiesa e delle forze politiche più sensibili alle direttive del Vaticano. Per lo stesso motivo, nella scorsa primavera mi sono iscritto a Radicali Italiani e ho iniziato a collaborare felicemente con l’Associazione Luca Coscioni. Trent’anni dopo le vittorie su divorzio e aborto, caduto il ruolo di mediazione della De (che era, come noto, assai più laica delle forze politiche moderate di oggi), la Chiesa – ringalluzzita dalla vittoria nei referendum sulla fecondazione assistita e dalla opportunistica acquiescenza di gran parte delle forze politiche ai suoi dettati – oppone ormai il suo veto a tutte le proposte che tendono a fare dell’Italia un normale paese europeo: un veto insuperabile se consideriamo che tutte le principali iniziative "laiche" – testamento biologico, coppie di fatto, revisione della legge 40 – sono bloccate in Parlamento e ormai date per morte dagli stessi proponenti.
Nell’ultima settimana, in particolare, le gerarchie ecclesiastiche si sono scatenate: abbiamo assistito prima alla intimidazione del cardinale Bertone verso Repubblica e gli altri giornali che denunciano il mostruoso costo della Chiesa per gli italiani; poi alla grottesca crociata contro la festa di Halloween; infine all’intervento diretto del Papa per chiedere ai farmacisti italiani di violare le leggi dello Stato italiano divenendo obiettori di coscienza con i clienti che chiedono medicine «immorali». In questa situazione – lo dico con tutta la stima e l’amicizia per Marco Pannella – sono letteralmente terrorizzato dalla dichiarazione di intenzioni del leader radicale alla vigilia de] congresso del suo partito: «Dare priorità assoluta alle riforme economicosociali, liberali, liberiste piuttosto che alle questioni laiche che da sempre ci vedono in prima fila». In un commento alle dichiarazioni di Pannella, il Riformista ha scritto che la sua strategia è quella di restare nel centrosinistra e di aprire un dialogo con il Partito democratico, spostando però l`asse di questo dialogo dal terreno dei diritti civili a uno «che potrebbe essere meno scivoloso, com, quello economico».
Eppure, Pannella sa bene quanto sia indispensabile, proprio nel Partito democratico, rafforzare le componenti che vorrebbero far progredire il Paese sul piano dei diritti civili. Basta a dimostrarlo il rifiuto di Veltroni, nuovo e fortissimo leader del Pd, a rispondere a quanti gli chiedono di prendere posizione sui temi «eticamente sensibili». O, più semplicemente, basta lo scambio di battute avvenuto sabato alla Costituente del Pd a Milano e che qui sintetizzo. Interviene Ignazio Marino, presidente della Commissione Sanità dei Senato, diessino e cattolico, noto come grande chirurgo e come persona moderata, sempre alla ricerca del dialogo e della giusta mediazione. Su diritti civili, convivenze e testamento biologico – dice Marino il Pd «deve decidere»; «la famiglia – aggiunge – e un punto fondante della società, ma non va difesa con proibizioni e proibizionismo nei confronti di altre forme di amore e convivenza»; «nessuno – conclude – si deve sentire portatore di verità», Reagisce duramente la senatrice Paola Binetti, nota per la sua militanza nell’Opus Dei (a proposito, che ci fa una esponente della più reazionaria associazione cattolica in un partito che fin dal nome vuole connotarsi come «democratico»?).
«Ma come dice la Binetti – siamo di fronte a una sfida incandescente (conciliare posizioni che arrivano da una prospettiva socialista con quelle di chi ha radici cattoliche profonde), e si fanno certe fughe in avanti?». A chi le chiede se sarà possibile conciliare queste posizioni senza mandare a gambe per aria il partito neonato, risponde lapidaria: «Se non è possibile, si aspetta». Infine, si indigna per una cosa di cui in Italia nessuno discute: «In Olanda – dice – è stato messo in vendita un kit per l’eutanasia. E una deriva che sconvolge il comune sentire. Ecco, il Partito democratico io credo dovrebbe cercare di invertire questo, dire dove si deve fare un passo indietro e dove non farne uno avanti» (evidentemente, come tutti i reazionari, la Binetti ha un cambio con due sole posizioni: la marcia indietro e il folle). Nell’aprile del 2004, quando mio fratello Michele, malato terminale di leucemia, non avendo ottenuto che un medico lo aiutasse a morire con dignità, decise di farla finita gettandosi dal quarto piano, scrissi una lettera a Corrado Augias, che la pubblicò con risalto su Repubblica.
Concludevo così la mia lettera: «Caro Michele, mi vergogno di vivere nel paese che ti ha costretto a questo. Rendo pubblico il tuo gesto per dargli anche valore di battaglia civile, e perché credo ti farebbe piacere sapere che è servito a smuovere qualche coscienza». Per quanti anni ancora dovremo vergognarci di vivere in un paese come questo, che da sedici anni impedisce a Eluana Englaro di morire in pace e che, per dare una pensione alla compagna de1 sottufficiale Lorenzo Auria e ai loro tre figli, è costretto a ricorrere al triste escamotage di un matrimonio in articulo mortis? Sempre leggendo il Riformista, secondo Pannella «l’anticlericalismo d`antan costituisce una barriere insormontabile al dialogo con il Pd». Ma oggi il problema non è quello di aggredire, per cieco anticlericalismo, una Chiesa mite, intenta a difendere legittimamente i propri valori. Oggi il problema è quello di un ceto politico che sappia respingere con forza l’ondata di integralismo cattolico che attacca la laicità dello Stato e l’autonomia del Parlamento, dei giudici, degli ordini professionali; nega i più elementari diritti a milioni di coppie di fatto; condanna i ma- lati terminali «a soffrire di più»; e vuole fare dell’Italia, in sintesi, il fanalino di coda dell’Europa e del mondo occidentale. Una battaglia, viste le forze in campo, che sarà improba e che senza i Radicali, caro Pannella, è persa in partenza.