Come è stato riportato dagli organi di stampa, il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB), nelle ultime settimane è stato accusato di un impoverimento culturale e della sua incapacità a rispondere a reali domande del Paese. A queste immotivate e strumentali critiche, in occasione della plenaria del 26 ottobre 2007, il Comitato ha dato una risposta forte. anche attraverso l’approvazione di un documento di grande interesse bioetico dal titolo: "Parere del comitato nazionale per ]a bioetica sul destino degli embrioni derivanti da PMA e non impiantabili". Il documento del CNB ha preso in considerazione il "destino" di quegli embrioni, forviati a lini procreativi attraverso tecniche extracorporee di procreazione medicalmente assistita (PMA), che a seguito di una analisi morfologica presentano gravi anomalie irreversibili, così da ritenere non opportuno il loro impianto e, pertanto, destinati a non essere portati a nascita. Correnti di pensiero, prevalentemente laiche. ritengono che la tutela, dell’embrione qualora non impiantabile, trovi dei limiti e che le sue cellule possano essere donate alla ricerca per fini conoscitivi e terapeutici.
Altre, tra cui quella cattolica, sottolineano che il prelievo di cellule staminali pluripotenti implica che un embrione ancora vitale venga soppresso, conseguenza ritenuta eticamente inaccettabile perché contraria all’intrinseca dignità dell’embrione e al suo diritto alla vita. A fronte di queste diverse e note posizioni, l’importanza e la novità del documento sta in particolare nel fatto che i Componenti del CNB nell’ambito di questa problematica hanno discusso ed esaminato la possibilità che venga individuato un criterio di accertamento di morte dell’embrione. quando la sua vitalità non sia definitivamente venuta meno, di modo che si renda possibile la donazione di cellule embrionali alla ricerca. stabilendo un’analogia con la donazione di organi ex mortuo. E’ noto che nel trapianto di organi la società civile dalla fine degli anni ‘60 ha abbandonato la definizione tradizionale di morte (cessazione dell’attività cardio-respiratoria), che limitava la possibilità di disporre di organi vitali in grado di essere utilizzati, e ha fatto proprio un altro criterio quello della cessazione totale e irreversibile di ogni attività encefalica (morte cerebrale encefalica).
Alcuni Componenti de] CNB hanno, dunque. ipotizzato che in modo analogo si potrebbe accertare la morte dell’embrione a fronte di sue determinate condizioni fisiche che ne impediscono lo sviluppo verso la nascita (morte organismica. secondo una espressione sempre più in uso nel mondo scientifico). E se il prelievo e l’utilizzazione di blastomeri vivi da un embrione dichiarato morto può essere paragonabile al prelievo di organi e tessuti da un individuo dichiarato morto ne deriva la liceità della donazione dei primi alla ricerca. La prospettiva delineata, come nel caso della donazione ex mortuo, si richiama a quel principio di beneficenza che, pur con differenti accentuazioni, ispira l’etica della ricerca biomedica ed è fonte dei doveri di responsabilità che abbiamo verso le persone che soffrono e la società nel suo complesso. Altri Componenti del CNB non si sono riconosciuti in questa ipotesi di lavoro poiché ritengono non praticabile l’analogia tra accertamento della "morte cerebrale totale" su chi è già nato per l’eventuale espiamo di organi e l’accertamento della "morte epigenetica" dell’embrione per un eventuale prelievo di uno o più blastomeri ancora funzionali. Offrendo le descritte considerazioni all’attenzione dell’opinione pubblica, il Comitato "ha auspicato che la Comunità scientifica approfondisca il tema della individuazione dei criteri di accertamento della morte organismica dell`embrione` considerato negli stadi precoci dello sviluppo in vitro".
*Vicepresidente Comitato Nazionale per la Bioetica