L’atto punitivo del presidente Casavola. Un colpo al cuore del Comitato di bioetica

di Gilberto Corbellini, membro del Cnb (professore di storia della medicina all’Università di Roma "La Sapienza" e co-presidente Associazione Coscioni)

L’editoriale del Riformista che qualche giorno fa anticipava la notizia del cambio alla vicepresidenza del Comitato nazionale di bioetica coglieva perfettamente nel segno. Infatti, la sostituzione di Cinzia Caporale, Elena Cattaneo e Luca Marini è stata un’azione di rappresaglia. Che come tutte le rappresaglie denuncia la debolezza di chi l’ha compiuta. Non meno che la protervia, come si evince dalle motivazioni fornite per la sostituzione in particolare di Caporale e Cattaneo: essere «vicine allo schieramento cui appartengono» i tre che hanno osato criticato la presidenza del Cnb.Critiche di inefficienza, superficialità e partigianeria peraltro ben documentate.

 Essendo chi scrive uno dei tre firmatari della lettera inviata al presidente Francesco Casavola, provo un senso di profonda amarezza nel constatare che, in questo paese, ruoli che sono fondamentali per lo sviluppo della dialettica democratica a fronte di sfide complesse rimangono nella mani di gerontocrati culturalmente impreparati per svolgere il loro compito. I quali utilizzano i metodi più spicci e meschini per tenersi comunque abbarbicati agli scranni del comando, indifferenti ai danni di immagine che il loro attaccamento provoca alle istituzioni del paese. Nella fattispecie, viene da chiedersi come sia possibile lasciare che Casavola si permetta di governare organi istituzionali o culturali di prestigio secondo i proprio capricci.

 Ovvero perché dopo aver impoverito la qualità e il capitale dell’Istituto dell’enciclopedia italiana Treccani, egli abbia agio di distruggere anche quel poco di credibilità che aveva conservato il Cnb. All’amarezza si aggiunge lo sconforto di constatare che quasi nessuna voce politica laica, tranne quella dei Radicali, si è levata per difendere due studiose di prestigio internazionale. Voglio dire due donne. Di fatto, sono state tolti dal Cnb due laici e un cattolico, per due religiosi e un laico.

Ma quel che è più grave è che Caporale e Cattaneo sono state sostituite perché non abbastanza ossequienti verso il maschio alfa. Alla faccia delle quote rosa e di tutto il resto. Tra l’altro è curioso che mentre il ministro Mussi nomina Elena Cattaneo nel panel che dovrà segnalare una terna di candidati per la presidenza del Cnr, il presidente del Consiglio firmi un decreto che la licenzia dalla vicepresidenza del Cnb. L’atto punitivo adottato dal presidente Casavola nei confronti dei vicepresidenti è in realtà inteso a mandare un segnale a coloro che hanno osato criticarlo, e a tutto il Cnb. Qui comando io, dice in pratica Casavola.

E guai a chi si azzarda a consigliarmi. E’ davvero da irresponsabili pensare che possa essere questo il modo per far avanzare il dialogo all’interno del Cnb. Proprio perché il Cnb non è un organo di rappresentanza politica, chi vi partecipa risponde in primo luogo alla propria coscienza e onestà intellettuale, ovvero siede in quel consesso per contribuire con le proprie competenze scientifiche a un confronto intellettuale che dovrebbe far avanzare la comprensione dei temi e delle controversie bioetiche prima di tutto nella società italiana. Ma se colui che deve arbitrare il confronto è schierato con una parte e in più è poco informato sulla materia, le conseguenze saranno che il Cnb contribuirà solo ad alimentare la conflittualità e a incrementare la politicizzazione di argomenti che vengono già anche troppo strumentalizzati politicamente.

Peraltro allo scopo di ridurre gli spazi di libertà per le persone. Lo "stile Casavola" non si è smentito nemmeno nella forma. Nella lettera ai vicepresidenti chiama «colleghe» la Caporale e la Cattaneo e «caro Luca», Marini. Noi componenti del Cnb siamo venuti a conoscenza della sostituzione dei vicepresidenti: tre ore dopo le agenzie di stampa. Sempre più spesso concordo con quel che affermava quel gran signore del conte di Buffon: lo stile è l’uomo stesso.