Tonini e i temi etici «Per ora mediamo»

«Oggi nel Partito democratico nelle decisioni più delicate il problema della lealtà della minoranza verso la maggioranza effettivamente si porrebbe, basta pensare al testamento biologico». Non manca di franchezza Giorgio Tonini, senatore Ds chiamato da Veltroni nel 1999 nella segreteria nazionale del partito, un passato nella Fuci e nell’Azione Cattolica, un presente e un futuro che di nuovo guardano a Veltroni. «Il Pd – aggiunge però Tonini – nasce per superare tutto ciò attraverso il valore della mediazione», imparando a risolvere i problemi nuovi «andando oltre la cultura dei diritti e quella emancipativa tipiche del `900 e utilizzandone di nuove». Ad esempio, quella della responsabilità e del dovere su temi «inediti nella storia del pensiero umano – spiega – perché nessuno prima d’ora aveva avuto a che fare con un embrione al di fuori del corpo della donna. Al massimo si parlava di aborto e se il feto fosse o meno persona. Così come è inedito quello stato intermedio tra vita e morte che ci ha sbattuto in faccia il caso Welby».  Quella di Tonini è una osservazione generale ma che parte da quanto Paola Binetti e Ignazio Marino hanno di recente affermato sul Riformista: la prima di non voler votare in Parlamento provvedimenti in cui non si dovesse riconoscere; il secondo invocando il principio per cui in democrazia la maggioranza decide e la minoranza è vincolata a quella decisione. «Nel Pd – osserva Tonini – non c’è ancora una maturazione sufficiente su questo.

C’è però una sincera ricerca di punti di incontro». Dunque, si arriverà a far nascere il partito senza che sui diritti civili si sia trovato un punto di incontro e, forse, senza che tale confronto si sia neppure aperto. «E vero solo in parte – obietta Tonini – Lo stesso Veltroni ha detto cose chiare e innovative sui nodi economici, sulla sicurezza e sulle questioni istituzionali. Il resto, come i temi etici, è effettivamente rimasto un pò sullo sfondo. Mi pare però che il Pd stia cercando di darsi un metodo per muoversi su questo terreno e, anche in questo caso, mi pare che Veltroni si sia espresso, ad esempio nella risposta data su l’Unità a Paola Concia e Andrea Benedino sui temi dei diritti».   Ciò significa, riprendendo il filo di un ragionamento svolto dallo stesso Veltroni in un suo recente intervento su MicroMega, che, spiega Tonini, «se prendiamo due posizioni e le tiriamo da una parte e dall’altra, estremizzando le contrapposizioni, finiremmo soltanto per trasformarle in caricature. Invece, occorre mettersi in testa che ci sono questioni neppure lontanamente parenti di quelle affrontate nel `900. Oggi abbiamo di fronte sfide nuove di fronte alle quali abbiamo bi- sogno di soluzioni nuove alle quali si può arrivare per mezzo della laicità intesa come primato della ragione umana in grado di costruire valori unificanti e non laceranti. Questo intendo quando parlo di metodo». Messa così, aborto e divorzio sono questioni che non hanno più nulla da insegnare.

«Possiamo usare un embrione per la sperimentazione scientifica? – chiede il senatore – E lecito produrlo? Si tratta di domande che hanno a che fare più con i doveri che con i diritti e che non possono trovare risposta dalla mera prosecuzione della cultura dei diritti del passato. C’è stato un salto – insiste Tonini che non può più essere affrontato con una cultura puramente emancipativa mentre si pone un problema generale di responsabilità dell’Uomo».  C’è da chiedersi se è da qui che nasce la necessità di un partito nuovo che sappia dare risposte nuove. «Sì – risponde Tonini – ma non è da un accordo che nasce il nuovo partito: sarà il nuovo partito a mettere tutti d’accordo, facendo prevalere la cultura della mediazione». Unirsi su ciò che già accomuna Ds e Dl per trovare le ragioni per l’unità anche su ciò che oggi divide, insomma. «Sì – afferma il senatore – con la premessa che la mediazione aiuti a trovare una posizione migliore di quelle che separatamente siamo stati sinora in grado di esprimere. E per questo abbiamo bisogno che Paola Binetti e Ignazio Marino siano insieme nel nuovo partito; per questo Veltroni gli ha chiesto di far parte della stessa lista: per trovare uno stadio superiore di comprensione dei problemi. Naturalmente, ciascuno deve essere disponibile a mettersi a disposizione di questo obiettivo comune». Già, perché a sentire Binetti e Marino, non sembra proprio un obiettivo facile da raggiungere. «In linea di massima osserva Tonini – sono d’accordo con Marino quando chiede alla minoranza di essere leale.

Però ammetto le eccezioni, anche se poi ciascuno deve assumersi le proprie responsabilità. E comunque il problema del centrosinistra non è certo la Binetti».  Quello dei rapporti tra laici e cattolici rimane però un terreno spinoso sul quale il Pd  rischia di arenarsi appena nato. «I laici devono riconoscere che i cattolici non hanno tutti consegnato il loro pensiero alle gerarchie ecclesiastiche. Tanti sono mossi da una profonda spinta etica. Alla Binetti non si può soltanto dire che è schiacciata sulle posizioni di Ruini, occorre confrontarsi con lei con gli strumenti della ragione, non della scomunica. Inoltre, come detto, i laici devono capire quanto le questioni etiche del nuovo millennio siano lontane da quelle affrontate nel `900». Bene, e i cattolici? «I cattolici dovrebbero fare altrettanto, dimostrando di essere davvero liberi e affermando una netta distinzione tra ciò che è materia di fede e ciò su cui è la ragione a guidare, affermando così l’autonomia della politica». Insomma, i cattolici dovrebbero fare i laici? «In un certo senso sì – conclude Tonini -, se la gerarchia cattolica pretende non solo di affermare principi ma di fissare anche il livello della mediazione politico-legislativa, questa ingerenza può essere sconfitta solo se c’è la consapevolezza nei credenti della propria laicità e autonomia come legislatori».