Fecondazione, legge 40 ancora sotto tiro

Tra i temi a maggiore impatto etico, sembra che la legge 40 sia priorità più urgente che il Parlamento, alla riapertura dei lavori dopo la pausa estiva, voglia affrontare. L`articolo 7 prevede che «il ministro della Salute, avvalendosi dell`Istituto superiore di sanità, e previo parere del Consiglio superiore di sanità» proceda all`aggiornamento delle linee guida «periodicamente, almeno ogni tre anni, in rapporto all`evoluzione tecnico-scientifica". Una facoltà, quindi, non un obbligo, da verificare in rapporto alle novità sopravvenute. Il 19 luglio il Consiglio superiore di sanità (Css) ha emesso un parere affermativo, che evidenzia l’opportumità di modificare le linee guida, ma solo riguardo al fatto che le coppie affette dal virus dell`Hiv siano considerate infertili ai sensi della legge, e quindi possano accedere alle tecniche. La commissione Affari sociali della Camera ora intende sentire il ministro della Salute Livia Turco sulla legge 40. Ne ha dato l`annuncio Donatella Poretti, deputata radicale e segretaria della Commissione, che protesta contro un presunta censura che la Turco avrebbe posto sul parere del Css. "Peccato dover sapere dalle agenzie di stampa informazioni che il ministro della Salute aveva deciso di non rivelare. Il Consiglio superiore della sanità – spiega Poretti, riferendosi ad alcune dichiarazioni rilasciate da Silvio Garattini, componente del Css, in occasione del voto sul parere richiesto dal ministro della Salute lo scorso luglio, si è dichiarato contro l’impianto obbligatorio di tre embrioni così come previsto dalla legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, e si è espresso anche a favore della diagnosi preimpianto, anch’essa vietata". Peccato che "la Poretti non c`entri nulla con questa audizione". A chiarirlo è lo stesso presidente della Commissione Affari sociali della Camera, Mimmo Lucà, che smentisce categoricamente che l`audizione – in programma già da luglio – verterà su questo aspetto. "In realtà, l’ufficio di presidenza – chiarisce Lucà – aveva già deciso, prima dell’estate, di audire la Turco. Si tratta di un atto istituzionale, in quanto ministro, come ogni anno, ha presentato una relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40,così come previsto dalla norma stessa. Sentiremo la Turco in Commissione per commentare questo documento, capire insieme quali sono le esperienze, le difficoltà, le prospettive". Ma se anche il Consiglio superiore della sanità si fosse espresso nei termini anzidetti "in via informale" non sarebbe certo questo il percorso da seguire per un corretto intervento in relazione a impianto obbligatorio e diagnosi. La domanda che il ministro aveva rivolto al proprio organo consultivo era relativa all`opportunità di aggiornare le linee guida. Ma l`impianto obbligatorio dei tre embrioni è previsto dalla legge e non dallo strumento attuativo. L`articolo 14, infatti, prevede che le tecniche non devono creare un numero di embrioni superiore a quello strettamente necessario a un unico e contemporaneo impianto, comunque non superiore a tre». Ciò vale anche per il divieto di diagnosi pre-impianto: l’articolo successivo afferma che "la ricerca clinica e sperimentale su ciascun embrione umano è consentita a condizione che si perseguano finalità esclusivamente terapeutiche e diagnostiche ad essa collegate e volte alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione stesso, e qualora non siano disponibili metodologie alternative". Se effettuate, le diagnosi devono avere come finalità esclusiva il miglioramento della salute e lo sviluppo dell`embrione, non certo la sua selezione, se non corrisponde alle aspettative. Dunque nessuna chance. Come dice anche il nome, le linee guida sono semplici regolamenti ministeriali che dovrebbero attenuare la legge, non stravolgerla. Inutile, quindi, questionare su ipotetiche censure, dietrologie e complotti che impedirebbero la modifica della legge, perché un atto di questo tipo dovrebbe passare per il Parlamento.