A scuola di biopolitica, per impegnarsi

di Viviana Daloiso

E’ nata lo scorso febbraio, la Scuola di Biopolitica di Firenze. Ed è nata con una vocazione fondamentale, tutt`uno con i suoi programmi, le sue ore di lezioni, le sue tavole rotonde: quella di diventare un luogo di domande, prima che di risposte; di esperienze, prima di opinioni e ideologie; di partecipazione, prima di educazione. Si provino a declinare simili concetti nel dibattito bioetico e sarà chiara la portata "rivoluzionaria" del progetto: domande, esperienze, partecipazione, proprio il contrario di come la questione del rapporto tra progresso scientifico e princìpi etici è stata impostata nel nostro Paese dal referendum sulla legge 40 ad oggi. E sarà stato per la novità, oppure per la straordinaria possibilità di trovarsi seduti a discutere con alcuni tra i più importanti esperti nel campo della medicina, dell`informazione, della ricerca, che centinaia di persone (addetti ai lavori, insegnanti, avvocati, ma anche studenti, madri di famiglia, pensionati) negli ultimi mesi hanno  contattato gli organizzatori della prima edizione della Scuola, l`associazione Medicina & Persona della Toscana e il Safe (Salute femminile), chiedendo che l`esperimento si ripetesse, al più presto.  Cosi, il prossimo 20 ottobre (info e iscrizioni sul sito www.ccdf.it), si tornerà sui banchi al Centro  culturale di Firenze, bioetica al centro. Che significa occhi puntati sulle tematiche che nell`ultimo anno hanno innumerevoli volte bussato alle porte della coscienza di ciascuno: il dibattito parlamentare sul testamento biologico, la possibile revisione delle linee guida della Legge 40, l`aborto selettivo, la svolta eugenetica, la deriva eutanasica e le tragiche vicende di Piergiorgio Welby e Giovanni Nuvoli, ancora l`insistenza sulla ricerca nel campo delle cellule staminali embrionali, la manipolazione genetica, la creazione di ibridi uomoanimale. Tutte vicende che hanno interpellato l`opinione pubblica con urgenza, spesso accompagnata dall`insistenza fuorviante dei media "di parte", usi a sovraccaricare gli spettatori di risposte pronte, verità preconfezionate, non importa da chi siano offerte o a che prezzo, non  importano "perché" e "però". A Firenze, come e più dello scorso 3 febbraio, la situazione verrà ribaltata. Ad annunciarlo, d`altronde, la scelta degli organizzatori di intitolare la scuola a Holly Patterson, la ragazza morta in seguito all`uso della pillola abortiva Ru 486 negli Usa: una scelta di metodo, per dire a chiare lettere che discutere di bioetica si può e si deve – ma a partire dalla vita concreta, mostrando come la scienza, se interrogata non strumentalmente ma con onestà, è alleata della vita umana e della ragione. E una scelta "di parte", anche: con l`obiettivo ambizioso di dimostrare come le battaglie di biopolitica possano essere condotte con successo direttamente dai cittadini (nel caso della giovane americana dal padre), e non soltanto da esperti e da politici. Una scuola, dunque, per uscire dalla logica dei sistemi di potere e delle ideologie, dei personaggi famosi prezzolati per diventare accondiscendenti testimonial, degli interessi economici nascosti dietro il progresso di certa scienza e per responsabilizzarsi: capire, strumenti e nozioni utili alla mano, che parlare del valore della vita umana spetta prima di tutto ai singoli, alle persone "comuni", dal docente che parla in classe ai propri studenti al medico che si relaziona con i pazienti e con i colleghi al ricercatore che partecipa ai convegni e con la sua attività contribuisce al progresso della conoscenza scientifica. Da lì, dalla vita reale, dalla quotidianità, si deve cominciare. Per favorire questo coinvolgimento gli organizzatori della scuola hanno apportato al progetto iniziale due  sostanziali novità: quella di ampliare il tempo dedicato alle domande delle classi, riducendo la lezione frontale a 30 minuti e dedicando gli altri 30 al confronto; quella di coinvolgere come docenti della scuola personaggi laici di grande spessore scientifico, slegati un`ortodossia preconcetta e che tuttavia sostengono l`importanza imprescindibile di un apporto della bioetica al dibattitto scientifico attuale. Il prossimo 20 ottobre sarà la volta, per esempio, di Enzo Tiezzi, scienziato e intellettuale di primissimo piano nel mondo dell`ambientalismo italiano, deputato della sinistra indipendente nel 1987, insignito nel maggio 2005  all`Università di Cadice della medaglia d`oro Prigogine (considerata una sorta di Nobel per le scienze ambientali) e docente di Chimica Fisica all`Università di Siena. Attesissimo il suo intervento su «La vita umana tra evoluzione biologica e manipolazione genetica», come quelli di Eleonora Porcu, ginecologa e ricercatrice del Sant`Orsola di Bologna, della bioeticista Gabriella Cambino e tra i promotori dell`iniziativa di Assuntina Morresi e Carlo Bellieni, neonatologo presso 1` Azienda Ospedaliera Universitaria Senese.