Elena Cattaneo direttrice all’ università di Milano del "Centre for Stem Cell Research" e vice presidente del comitato di bioetica
Le storie non si raccontano cominciando dalla fine, soprattutto quando ancora non c`è un inizio. Le chimere non sono mostri mitologici o aberrazioni della natura. Semplicemete ancora non sono. E quello che una tra le più serie autorità in materia di fertilizzazione e embriologia (la Hfea britannica) sta cercando di fare è dare una regolamentazione a una parte della ricerca che in futuro potrebbe (come non potrebbe) fornire dati importanti su malattie con cui fanno i conti milioni di persone. Secondo Giuseppe Testa, ricercatore e bioeticista dell`Istituto europeo di oncologia, la comunità scientifica internazionale ha accolto con entusiasmo l`apertura (anche se parziale) dell`autorità britannica verso questo tipo di sperimentazioni. «Dopo la richiesta da parte di due scienziati inglesi di poter condurre ricerca sugli embrioni-chimera – racconta Testa – l`Hfea ha aperto le public consultation (non referendum ma cosultazioni cui chiunque può partecipare via internet) e la decisione di acconsentire è stata valutata a lungo. Nei laboratori di ricerca inglesi c`è entusiasmo». E nei laboratori italiani? Lo abbiamo chiesto a Elena Catteneo, direttrice del Centre for Stem Cell Research dell`Università di Milano che studia i meccani di neurodegenerazione della Corea di Huntington, e vicepresidente del Comitato di Bioetica.
Dottoressa, cosa direbbe a un opionine pubblica divisa e confusa?
Che siamo ancora molto lontani anche solo da ottenere linee di cellule staminali in maniera efficace e che combinare materiale biologico di specie diverse non ha niente a che fare con il creare una nuova specie. Combinazioni di materiale genetico umano e ani- male si fanno da decenni: Cohen e Brown nel 1982 ottennero la prima produzione di insulina inserendo Dna umano in un battere. Con grande vantaggio dei diabetici, che prima dovevano usare insulina animale che comportava problemi. Abbiamo alle spalle, inoltre, oltre trenta anni di trapianti di cellule umane nel cervello di roditori per capire i meccanismi di malattie neurodegenerative, senza considerare i lavori di Peschansky, che hanno fatto da apripista per la ricerca sulle staminali-adulte.
Cosa spinge i ricercatori a ricorre a cellule animali?
Ci due motivi che hanno spinto 1`Hfea verso l`apertura: capire come una cellula può essere riprogrammata e superare i problemi del commercio degli ovuli umani e della loro scarsità Steven Minger del King`s College, uno dei due che ha richiesto la licenza, ha sempre fatto ricerca sugli embrioni umani (in Inghilterra e in Belgio è permesso, ndr). Minger mira a derivare staminali per poi ottenere cellule neuronali da trapiatare in malati di Corea di Huntington. Poter lavorare con gli ibridi significa moltiplicare le possibilità di riuscita ed è possibile che il nostro laboratorio collabori con il suo nell`ambito dei progetto Stein Huntington desease.
Non è presto parlare di trapianti, quando nessuno è mai riuscito a derivare le linee staminali?
Certo, è per questo che si investiga e si vagliano strade diverse, Non sappiamo se le staminali funzioneranno, ma è proprio il motivo per cui si vuole fare ricerca e per cui si danno dei vincoli etici, compreso il non utilizzare ovuli umani. Le licenze saranno date con il «contagocce», caso per caso: L`Hfea si è data delle regole invece di nascondere la testa sotto la sabbia.