Flamigni cura te stesso

di Francesco Agnoli

Carlo Flamigni non vuole riposare: tra una provetta e l’altra, continua imperterrito a scrivere articoli in cui sopperire con l’ironia e il dileggio alla mancanza di argomenti. Si parla di legge 40, e allora si arrabbia, perché la fecondazione in vitro (fiv) è il suo lavoro, ciò di cui campa, speriamo almeno senza stenti, visti i costi di queste filantropiche operazioni con cui mantenere bocche e laboratori privati (ma non si era comunisti?). Su Liberazione del 10 agosto Flamigni ha costruito un lungo pezzo fatto di piccole vendette personali, contro coloro che ritengono "di aver vinto" un referendum (con l’aiuto, in verità, di tanti comunisti che non si sono lasciati abbindolare dall`idea di super bimbi "geneticamente controllati"). L’avversario di turno è il Comitato Verità e Vita, appoggiato, in una sua iniziativa legislativa, da "un tale che mi sembra si chiami Luca Volontè", un tipo che non saprebbe neppure parlare visto che "cognome e numero straordinario di anacoluti che caccia nei suoi discorsi lo fanno identificare come un cittadino francese che sta imparando – forse un pò lentamente, ma nessuno è perfetto -, l’italiano". Il tenore dell’articolo è tutto qui: insulti ad un famoso e valoroso parlamentare, peraltro assai colto, e dispiacere espresso a gran voce per le povere coppie che si recano all’estero per la fecondazione artificiale, e non invece nei centri, spesso privati, italiani (che però continuano a crescere di numero). Il problema è che Flamigni, che non teme mai di attaccare, si arrabbia molto quando qualcuno risponde. Lo sto sperimentando sulla mia pelle: mi ha querelato per alcune frasi su di lui, scritte su "Avvenire" oltre due anni fa. Alle querele ci siamo abituati: durante il referendum i tolleranti e i buoni, querelavano in continuazione i cattivi e arroganti cattolici… Il fatto è che mi sarebbe piaciuto essere chiamato in tribunale per motivi più seri di quattro innocue righe: per esempio per aver tirato fuori dall’oblio alcuni libri che Flamigni, probabilmente, non avrebbe mai voluto aver scritto. Come quel suo romanzo, "Giallo uovo", in cui tanti anni orsono si divertiva raccontando la storia di un medico di Bologna (un alter ego?) specializzato in fiv, cioè in un "settore che, in fondo, non aveva uno statuto scientifico particolarmente avanzato", in cui però in molti "avevano fatto soldi, carriera e comparivano nei talk-show". Tale medico era chiamato  a procurarsi un utero in affitto, "certamente non gratis et amore dei", bensì in cambio di "cento meloni", da una donna extra-. comunitaria (filantropia comunista?), per poi produrre in laboratorio un bambino maschio, scartando e buttando via tutti gli embrioni mal riusciti, e le femmine (alla faccia del femminismo!). Oppure mi piacerebbe poter discutere su quello che Flamigni scriveva nel suo "La procreazione assistita" (2002), quando spiegava, senza finzioni letterarie, che l’iperstimolazione ovarica sulla donna può provocare una "sindrome pericolosa persino per la vita", e che la gestante può andare incontro a gestosi, placente previe, lesioni vascolari, trombosi e "conseguenze drammatiche sull’equilibrio psicologico"; o quando ammetteva che "tutte le tecniche di procreazione assistita si caratterizzano per il fatto di non essere molto generose in materia di risultati", comportando inoltre gravidanze multiple, parti prematuri, altissima mortalità perinatale, e per i nati "malconformazioni", anomalie tardive e "malattie di tipo degenerativo riguardanti il sistema nervoso e i muscoli".

La legge 40 continua a essere sbagliata

Ma torniamo all’articolo in questione: Flamigni tenta di ironizzare su quello che il Comitato Verità e Vita continua, in encomiabile solitudine, a sostenere. Cioè che la legge 40, che pure ha rappresentato un notevole passo avanti rispetto alla barbarie del far west precedente, rimane una legge iniqua, dal momento che legittima l’uccisione di circa 92 embrioni su cento. Pur non conoscendo tutte le posizioni del Comitato, che conta tra i suoi membri Giuseppe Garrone, fondatore del telefono verde di aiuto alle mamme, e bioeticisti esperti come Mario Palmaro e Cinzia Baccaglini, non posso che concordare con loro. La legge 40 non solo rimane anch’essa profondamente immorale, ma si presta inevitabilmente, per il carattere aleatorio intrinseco alla fiv, a mille critiche: come scrivevo due anni fa, ben prima della relazione della Turco, non elimina affatto parti multipli, aborti prematuri, alta mortalità perinatale, complicazioni anche gravi per la salute dei nati, depressioni e talora tumori per la donna che vi si sottomette. Infine è spesso, nei suoi divieti, inapplicabile. Viva Volontè e viva i Comitati.