Aborto, il pressing dei vescovi “Bisogna aggiornare la legge”

di Alberto Custodero

Editoriale di Avvenire: la 194 ormai ha bisogno di un tagliando. Il ministro Pollastrini: tentano di sfruttare il tragico errore di Milano  

Un tagliando per la legge 194 sull’aborto. L’ha chiesto Avvenire, il quotidiano della Cei, la Conferenza episcopale italiana. Ma subito è scoppiata una polemica che ha diviso il mondo politico fra chi (a sinistra), sostiene che la leggeva bene così com’è. E chi (a destra), ritiene giunto il momento, dopo 30 anni, di aggiornarla. A denunciare il rischio che dietro «la libera scelta dei genitori» si celi in realtà, fra l’indifferenza generale, una vera e propria selezione genetica con «risultati di pulizia etnica che neppure la peggiore violenza razzista dei governi totalitari è mai riuscito a ottenere», è stato un editoria- le di Eugenia Roccella, che ha preso spunto dal tragico errore commesso nei giorni scorsi a Milano durante una interruzione di gravidanza selettiva (l’aborto, previsto per il gemello Down, è stato fatto invece su quello sano). Il ministro della Salute, Livia Turco, ha annunciato nuove «linee guida» per aggiornare, «e non rivoluzionare», una legge che dimostra i suoi anni, ma che è «ancora molto saggia». Quell’aggiornamento, per il deputato della Rnp Donatella Poretti, sarà «una sorta di test per misurare la laicità del ministero che avrebbe già dovuto ammettere in Italia l’uso del farmaco RU486». La sperimentazione della pillola abortiva condotta su un campione di 450 donne al Sant’Anna di Torino ha avuto un esito positivo (i risultati saranno ufficializzati fra qualche giorno), rendendo dunque possibile il passaggio alla commercializzazione.

Dall’interno della maggioranza, però, è arrivato l’altolà di Rifondazione comunista. «La 194 – ha tuonato Elettra Deiana, deputata di Re – non ha bisogno di tagliandi, semmai è il principio della autodeterminazione femminile che andrebbe riaffermato». Sulla stessa linea Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa: «È una conquista delle donne, che nessuno la tocchi». Anche Barbara Pollastrini, ministro per le Pari Opportunità, «non è per nulla d’accordo che la legge sia un colabrodo. Mi amareggia che possa essere usato un errore umano dai risvolti drammatici per offuscare la portata di una legge equilibrata e seria». Di altro parere, invece, dall’opposizione, Alleanza nazionale. Secondo Barbara Saltamarini, responsabile Pari Opportunità di An, «rivedere la legge sull’aborto non è un tabù, è una necessità per ridefinirne i limiti ed evitare la progressiva tendenza all’eugenetica». Ma, secondo il vicesegretario dello Sdi, Roberto Villetti, è da sottolineare anche «l’assordante silenzio del Partito democratico». Di fronte «all’offensiva integralista – ha spiegato – e alle posizioni fondamentaliste delle gerarchie ecclesiastiche, il Pd punta a un compromesso tra la tutela della laicità e le posizioni della Chiesa cattolica».