«Giovanni è stato schiodato dalla croce che ha portato per sette anni». È una delle frasi che hanno suscitato più emozione, pronunciate da don Potito Niolu, parroco della Chiesa di San Giuseppe, nell’omelia della messa funebre per Giovanni Nuvoli, il malato di sia morto lunedì notte nella sua villetta di Alghero. Per l’ultimo addio all’ex arbitro di calcio e rappresentante di commercio sono arrivati in tanti e non tutti sono riusciti a entrare nella chiesa. In prima fila, separati proprio dalla bara, da una parte si sono sedute la maglia Maddalena Soro e i figli di lei (Silvana e Giampiero, a cui Giovanni Nuvoli ha fatto da padre per 17 anni), e dall’altra la mamma, Natalina, e le sorelle, Antonietta e Paola, con altri congiunti. I due gruppi di sono praticamente ignorati, a conferma di un rapporto incrinato da anni. Nei primi banchi il sindaco di Alghero, Marco Tedde, l’europarlamentare radicale, Marco Cappato, l’anestesista Tommaso Ciacca, che il 10 luglio era stato bloccato dai carabinieri mentre si recava a casa Nuvoli con l’intento di dar corso come aveva poi spiegato lui stesso alla volontà del malato, provvedendo a sedarlo e staccare il respiratore. Prima della benedizione finale, vi sono stati due brevi interventi dall’altare della moglie e della figlia Silvana che ha ricordato Piergiorgio Welby. «Con le loro battaglie – ha detto la giovane – noi li chiamiamo grandi, ma sono uomini normali che forse non avrebbero mai voluto diventare eroi».
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