La Turco rilancia il testamento biologico dopo i casi di Welby e di Nuvoli. Contrari i cattolici: fondi per le cure.
Tutto in meno di ventiquattrore. Prima il proscioglimento di Mario Riccio, l’anestetista cremonese che aiutò a morire Piergiorgio Welby, poi la scomparsa di Giovanni Nuvoli, l’ex arbitro di Alghero costretto per sette lunghi anni a letto a causa di una malattia degenerativa e non a caso soprannominato il «Welby sardo». Una imprevedibile successione di eventi che ha riacceso il dibattito su eutanasia e testamento biologico. Da una parte il ministro perla Salute, Livia Turco, che accelera sui tempi: «Serve una legge dalla parte del malato». Dall’altra chi reputa un pericoloso precedente la sentenza a favore di Riccio emessa dal gup romano, Zaira Secchi, che ancora prima di essere depositata già fa discutere. Secondo il giudice, infatti, il medico ha adempiuto al suo dovere rispettando la volontà del malato terminale di staccare la spina e di rifiutare il trattamento sanitario. I primi a muoversi criticando i ritardi del legislatore sono stati i radicali. Marco Cappato, presidente dell’associazione Luca Coscioni, ha seguito da vicino il caso Nuvoli, dalla sua richiesta di essere staccato dal respiratore artificiale che lo teneva in vita bloccata dalla magistratura sassarese fino allo sciopero della fame che lo ha portato alla morte per «inedia».
Otto giorni senza cibo né acqua, ha confermato lo stesso Cappato in conferenza stampa: «Giovanni è morto in modo indegno per colpa dello Stato». Di morte naturale, come ha accertato ieri il medico legale su richiesta del procuratore di Sassari, Paolo Piras. Il respiratore è rimasto attaccato al corpo senza vita di Nuvoli fino all’una di notte per poi essere disattivato da Demetrio Vidili, primario di rianimazione dell’ospedale "Santissima Annunziata" di Sassari. Lo stesso in cui, per volere del Tribunale, Nuvoli fu ricoverato per oltre un anno prima di ritornare nella sua villetta alla periferia di Alghero. Niente autopsia, quindi, sul suo corpo. I funerali potranno celebrarsi già questo pomeriggio nella piccola chiesa di San Giuseppe della cittadina sarda. In un clima di riserbo, come hanno chiesto la famiglia e la moglie Maddalena che gli è stata accanto fino all’ultimo. Il ministro Turco promette un’indagine negli ospedali per verificare in che modo si muore in corsia. Precisa e ripete che lei è «contro l’eutanasia» e che tutte le possibilità di cura vanno inseguite senza risparmio, ma «se poi, nonostante questa assistenza, la persona, come ha deciso Welby, vuole interrompere il trattamento, allora va rispettata la sua volontà».
Parole che fanno insorgere gli esponenti dell’area cattolica. Il capogruppo dell’Udc alla Camera, Luca Volontè, replica al ministro: «Non servono una legge né altre sperimentazioni inutili, ma fondi e strutture che permettano la cura dignitosa del malato». Dello stesso avviso il presidente del Movimento per la vita, Carlo Casini, che commentando la sentenza di assoluzione dell’anestetista Riccio dall’accusa di omicidio del consenziente dubita «che si possa parlare di un diritto umano a rifiutare le cure». Il nodo resta l’articolo 32 della Costituzione e i limiti all’accanimento terapeutico nei casi di patologie incurabili. La legge sul testamento biologico allo studio in Parlamento invece affronta solo i casi in cui il paziente non è più in grado di esprimere la propria volontà. Il presidente della commissione Sanità del Senato Ignazio Marino (Ds) assicura che la legge «esclude ogni pratica anche surrettizia di eutanasia e suicidio assistito». Una legge che alla luce della vicenda Nuvoli, per Benedetto Della Vedova, presidente dei liberali riformatori e deputato di Forza Italia, è adesso ancora più «urgente». Ma monsignor Mauro Cozzoli, ordinario di teologia morale alla Pontificia università Lateranense, ribadisce la posizione della Chiesa Cattolica: «I casa Nuvoli e Welby sono due episodi di eutanasia» da considerarsi «moralmente inaccettabili».