Welby, la Chiesa e i funerali negati

di Corrado Augias

Dottor Augias, il suo giornale è tornato ripetutamente sulla differenza tra i funerali dell`avvocato Bovio e quelli di Welby che aveva deciso di fare una scelta fuori dall`etica cattolica. Intorno a lui si era organizzato un movimento che mira a legittimare quella scelta. Non crede che fosse contraddittorio far finta di niente e concludere la vicenda con un funerale in chiesa? Il giudizio sulle persone spetta solo a Dio. Il legame fra scelte personali pubbliche e segni liturgici spetta alla chiesa. L`invito a pregare perché Dio lo accolga ma senza confusioni liturgiche mi sembra una soluzione rispettosa della persona. D`altronde la celebrazione dei funerali in chiesa avrebbe dato adito a chi usa l`interesse politico come unico criterio ad affermare che la chiesa è sempre pronta a passare sui suoi principi pur di dimostrare che alla fine anche il ribelle si rivolge a lei. Oggi si concedono con larghezza i funerali religiosi ai suicidi. La sensibilità moderna tende a valutare il suicidio come un gesto che nasce dalla disperazione e dall`irrazionalità. In questo troviamo la differenza fra il caso Bovio e la vicenda di Welby. In passato si era severi soprattutto per motivi pedagogici ed efficaci tanto che Durkheim notava come nei paesi cattolici il tasso di suicidi fosse più basso che nei paesi protestanti. Oggi si privilegia l`aspetto di irrazionalità ma per tutti. Io potrei citare il caso di persone vissute ai margini della società ai funerali dei quali erano presenti vescovi e sacerdoti che già in vita li avevano incontrati. Don Giuseppe Scapino

Per ammettere in chiesa la salma di un suicida la chiesa presume che si sia trattato di un gesto repentino di irresponsabilità, una momentanea follia. Sembro una di quei brillanti dibattiti in cui si ipotizzava quale sesso dovessero avere gli angeli. Si discuteva a lungo, dottamente, di cose che nessuno aveva mai visto né sapeva. La crudeltà verso Welby ebbe motivazioni politiche, negarlo significa voler chiudere ad ogni costo gli occhi. Dopo la sentenza che ha assolto il medico Mario Riccio, come richiesto anche dalla accusa, un cardinale di curia ha ripetuto che la vita va vissuta fino alla sua conclusione naturale e che solo Dio può spegnerla. Chiederei: quale naturalità? Quale Dio? La naturalità medievale quando si moriva per una semplice infezione intestinale? La naturalità di anni molto recenti in cui non erano ancora stati scoperti gli antibiotici? La naturalità di tecniche chirurgiche rudimentali in vigore fino alla metà del XX secolo? Può Dio cambiare idea a seconda dei progressi tecnico-scientifici degli uomini, spostare il confine della vita perché è arrivata la penicillina? L`etica non dovrebbe prescindere dagli accidenti della storia? Quanto migliore il dominio della legge, norme approvate al solo fine di alleviare per quanto possibile la sofferenza, evitando inutili terapie, col fine di mantenere quel minimo di integrità psico-fisica, di dignità, che consente di definire umana la breve esistenza che conduciamo. Quanta maggiore generosa preveggenza nella freddezza di un articolo della Costituzione che consente di interrompere cure capaci solo di far proseguire a un povero organismo tormentato le sue più umili funzioni.