Sentenza del gup romano, che cita l`articolo 51: ha agito secondo dovere. L`ex arbitro rifiutava il cibo da giorni, il respiratore era ancora attaccato. La sentenza non lascia margine ai dubbi: non luogo a procedere perché il fatto non costituisce reato. II medico che staccò la spina a Piergiorgio Welby non è colpevole. Zaira Secchi, il gup del tribunale di Roma, ha invocato l`articolo 51 del codice penale per assolvere Mario Riccio, già indagato per omicidio consenziente. L`articolo 51, ovvero quello che riguarda l`adempimento di un dovere. Un dovere che ha chiesto ripetutamente anche Giovanni Nuvoli, 52 anni, ex arbitro di Alghero costretto a letto da 4 anni e morto ieri sera dopo una settimana di rifiuto del cibo. Il respiratore, nel suo caso, «era ancora attaccato», ha detto la moglie Maddalena Soru. Mario Riccio, il dottore del caso Welby, aveva il dovere – secondo il gup – di assecondare la legittima richiesta del suo paziente: la sentenza è, praticamente, definitiva. Perché per legge l`appello spetterebbe soltanto ai familiari di Welby: sua moglie Mina, sua sorella Carla. «Ma se siamo state proprio noi le prime ad essere d`accordo con Piero», dice Mina, oggi davvero contenta per la sentenza sul medico. E ricorda come quella sera del 20 dicembre attorno al capezzale insieme a Mario Riccio c`erano proprio lei e Carla, oltre a Marco Pannella e Marco Cappato. «E` quello che ho raccontato al giudice», spiega Mina Welby. E aggiunge: «E` la prima volta che vengo sentita da qualche tutore della legge. E il giudice questa volta ha voluto sapere tutto di Piergiorgio, dall`insorgere della sua malattia….». Fino a quella sera di dicembre quando prima della seriazione finale, Piergiorgio ha voluto vedere un programma in tv. «Adesso spero che questa sentenza aiuti altri malati, altri medici. Spiani la strada ad una legge sul testamento biologico», dice Mina trattenendo la commozione, lì nella sede dei radicali dove da quando Piergiorgio non c`è più lavora attivamente nell`associazione fondata da Luca Coscioni. Lì dove ieri i radicali hanno esultato, tutti insieme. Marco Cappato, per primo: «L`assoluzione di Mario Riccio è una conquista straordinaria della nonviolenza radicale di Piergiorgio Welby». Quindi il ministro Emma Bonino: «Questa è una decisione di grande civiltà giuridica. Con l`orgoglio di rivendicare che è stata una grande battaglia radicale». E poi il segretario Rita Bernardini: «Con questa sentenza si apre una nuova strada». Ed è proprio questa ipotesi, una nuova strada, che ha infiammato le coscienze e spaccato il Parlamento. E anche uno stesso partito. Perché se dentro Forza Italia Enrico La Loggia si preoccupa che questo non diventi un «inquietante precedente» e Isabella Bertolini la definisce una «sentenza pericolosissima», Chiara Moroni applaude invece alla decisione del gup. Così come applaude Luigi Manconi, sottosegretario alla Giustizia che guarda alla sentenza come «un ulteriore motivo per affrontare, finalmente, anche sul piano legislativo questioni come il testamento biologico». Per Livia Turco, ministro della Salute, questa sentenza è «una tappa importante per la definizione di garanzie per l`autodeterminazione del paziente». Mette i paletti Paola Binetti, senatrice della Margherita: «L`assoluzione di Mario Riccio non dovrebbe avere effetto sulla discussione della legge sul testamento biologico, sono casi diversi». Riccardo Pedrizzi di An e Luca Volontè dell`Udc alzano invece le barricate contro la sentenza. Per Pedrizzi è «sconcertante», per Volontè «un preoccupante precedente giuridico», mentre Lorenzo Cesa, segretario dell`Udc, ricorda che in Italia l`eutanasia è vietata.
Welby, prosciolto il medico. E in Sardegna muore Nuvoli
di Alessandra Rachi