“Le nuove linee guida non devono scardinare la legge 40”.

Scienza e Vita critica la relazione del Ministo Turco.

Tra pochi giorni il ministero della Salute renderà note le nuove linee guida della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita. Un atto previsto, a tre anni dall’approvazione della normativa, che non deve però trasformarsi in "un grimaldello per scardinare la legge stessa", dice la bioeticista Maria Luisa Di Pietro, che con il genetista Bruno Dallapiccola è presidente di Scienza e Vita. Sono preoccupati e non lo nascondono, gli esponenti dell’associazione che fu protagonista della campagna in difesa della legge 40 all’epoca del referendum, e che ieri ha convocato una conferenza stampa per spiegare come mai, nella recente relazione ministeriale sul funzionamento della legge, sono troppi ì conti che non tornano. Non torna, soprattutto, la sentenza di fallimento emanata nel presentare i dati, ma che nei dati non trova nessuna fondata conferma. Se non altro, ha sottolineato il ginecologo Lucio Romano, per il motivo che c’è stata una perdita rilevantissima di informazioni, non arrivate dal 37,5 per cento dei centri censiti, mentre complessivamente nulla si sa dell’esito del 41,3 per cento delle gravidanze.

Nella stessa relazione, del resto, si ammette a chiare lettere che "una perdita di informazioni così elevata è inaccettabile e non permette di fare analisi sulla reale efficacia e sulla sicurezza dell’applicazioni di tali tecniche". Ma come si può, allora, affermare che la legge 40 ha ridotto la percentuale di gravidanze, e magari basare su questo giudizio la revisione sostanziale delle linee guida? Un altro conto che non torna, e che accredita l’accusa di un uso poco scientifico e molto ideologico delle informazioni raccolte nel Registro nazionale istituito presso l’Istituto superiore di sanità, è quello che riguarda la diminuzione percentuale di gravidanze rilevata, nel confronto tra prima e dopo la legge, anche per le cosiddette "tecniche di primo livello", vale a dire per la semplice inseminazione in vivo. È da notare che in questo caso non entrano in gioco né la provetta né, di conseguenza, le regole fissate dalla legge 40. Come si spiega, allora, quella diminuzione di successi? Non sarà, dice l’onorevole Carlo Casini, che la risposta è nascosta nei dati omessi dalla relazione (non per sua colpa, in realtà, ma per stravaganti problemi di privacy finora non superati)?

Dati, cioè, che riguardano il cambiamento nella tipologia delle pazienti che si rivolgono alla procreazione artificiale? Si scopre così, dopo aver ottenuto un supplemento di informazioni dall’Iss, che le donne "di età superiore ai 35 anni, per le quali è più raro il successo delle tecniche di procreazione assistita, sono aumentate del 4,3 per cento". Non regge nemmeno, aggiunge il professor Romano, il preteso "significativo" aumento di parti plurigemellari, una volta confrontati i pur parziali dati italiani con quelli del registro europeo (Eshre), raccolti su base volontaria, che appaiono praticamente sovrapponibili ai primi. E semmai lampante che la legge 40 ha eliminato i casi di impianto di quattro o più embrioni (che prima interessava il 49,4 per cento dei casi), ovvero di una pratica ormai bocciata a livello europeo. A chi accusa la legge 40 di mettere a repentaglio la salute femminile, perché costringe a più stimolazioni ovariche nel caso in cui un ciclo di fecondazione non abbia successo, Maria Luisa Di Pietro risponde che le stimolazioni blande oggi in uso (non si possono più congelare embrioni in sovrannumero ed è inutile ottenere molti ovociti) sono meno dannose e danno ovociti migliori.

Mentre Lucetta Scaraffia, a proposito di salute della donna, racconta le resistenze incontrate nel Comitato nazionale di bioetica da una mozione poi approvata a maggioranza venerdì scorso. La mozione condanna la commercializzazione di ovociti praticata in alcuni paesi europei (non in Italia, dove l’eterologa è vietata) e l’uso di termini come "indennizzo" o "rimborso spese", che la mascherano. Le vittime sono donne giovani, fertili e naturalmente povere, che si sottopongono a stimolazioni pericolose per poche centinaia di curo, e che rischiano danni irreversibili. Della loro salute, però, i fautori dell’eterologa non si preoccupano.