«Manifesto» sulle embrionali: basta no a una ricerca essenziale. L`etica è al centro della questione. Ieri, a Roma, si è svolto il 2° Congresso Nazionale per la «Ricerca su cellule staminali embrionali». E la domanda che è maggiormente circolata è stata quella sulla laicità di questo tipo di ricerca, definendo qual è lo status da assegnare alla staminale embrionale: è un «semplice» gruppo di cellule, o è il primo passo verso una futura vita? Secondo un nutrito gruppo tra i maggiori e più qualificati scienziati italiani che collaborano con la «Consulta di Bioetica», «l`Associazione Luca Coscioni», e «l`Associazione Rosa nel Pugno», la ricerca sulle cellule embrionali è «dovere morale», per proseguire nell`ampliamento della nuova frontiera perchè questo tipo di ricerche costituisce un passo necessario per lo sviluppo della conoscenza di come si formano i tessuti umani e di come si ammalano. Con la prospettiva, rosea, di disporre di una medicina «rigenerativa» in grado, in futuro, di permettere la ricostruzione e la sostituzione di un intero organo malato. Il problema, però, è che la maggior parte dei fondi pubblici sono dedicati alle cellule adulte: «L`Unione Europea – si rileva nel Manifesto del Congresso – ha finanziato ben 110 progetti sulle staminali adulte, solo sette che prevedono l`impiego anche delle embrionali, e uno solo interamente dedicato a queste. In Italia, poi, non sono previsti finanziamenti pubblici per le staminali embrionali umane». Una situazione contestata da Demetrio Neri, membro del Comitato Nazionale di Bioetica: «Non ho mai sentito uno scienziato chiedere lo smantellamento e la chiusura di una promettente linea di ricerca. Sarebbe come dire, si fa ricerca sul cuore, però non è lecita e consentita la ricerca sul ventricolo destro». Un`idea contrastata dalla Chiesa e da altri ricercatori cattolici che ritengono l`embrione «intangibile» in ogni sua fase, anche quando è una cellula embrionale. «Il problema – conferma padre Maurizio Calipari, presente al Congresso – non è la ricerca sull`embrione, ma la distruzione degli stessi. Noi riconosciamo la bontà della ricerca; ma ciò non può legittimare l`atto». Sì, perché la Chiesa ritiene doveroso non impedire il naturale sviluppo delle cellule, peccato, che molto spesso, vengono utilizzate cellule già esistenti, destinate altrimenti alla distruzione.
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