Congresso di ricercatori (con sorpresa dalla Svizzera) per rilanciare l`attacco alla legge 40, di cui si aspettano le linee guida.
Nessuna sorpresa nel congresso organizzato ieri a Roma sulle cellule embrionali staminali (con l`Associazione Luca Coscioni, la Consulta di bioetica e la Rosa nel pugno) da una decina di ricercatori italiani, tra i quali Elena Cattaneo e Fulvio Gandolfi dell`Università di Milano. Salvatore Oliviero dell`Università di Siena, Gianluigi Condorelli del San Raffaele di Roma, Elisabetta Cerbai dell`Università di Firenze, Federica Sangiuolo di Roma Tor Vergata, Giovanna Lazzari del laboratorio di tecnologie della riproduzione di Cremona. Si sono chiamati "Gruppo Ies" e lavorano nei sette laboratori italiani che svolgono ricerche anche su cellule staminali embrionali. Nessuna sorpresa, dunque, nemmeno per il bellicoso invito a ribellarsi alla "dittatura dell`embrione" lanciato dal bioeticista Maurizio Mori. L`unico brivido dell`inaspettato (probabilmente suo malgrado) arriva dalla ricercatrice italo-svizzera Marisa Jaconi, a margine della presentazione dello studio da lei coordinato su staminali embrionali e differenziamento cardiaco. Parlare di pre-embrione, ha detto la Jaconi, è pura ipocrisia, perché nulla lo distingue davvero dall`embrione. Lo diceva per lamentarsi della legislazione elvetica, che sulla base di quel distinguo pone limiti a lei sgraditi. Ma la sua notazione va segnalata a chi, come diceva nel dibattito pomeridiano monsignor Maurizio Calipari, della pontificia Accademia Pro vita, pensa che cambiare il nome alla cosa significhi cambiare la cosa. Il Gruppo Ies ha presentato un manifesto nel quale afferma che la ricerca sulle staminali embrionali umane "è etica e doverosa specie quando compiuta su cellule già esistenti e destinate alla distruzione" (ma da chi? In Italia quella distruzione non è permessa) e ribadisce che da lì possono nascere "nuove e originali armi per combattere alcune gravi patologie che affliggono l`umanità". Anche se si è ancora nella fase di approfondimento dei "meccanismi biologici fondamentali" delle staminali, circostanza "da sottolineare con forza… per non alimentare false speranze o fittizie illusioni in trattamenti miracolosi, disponibili dall`oggi al domani". Di terapie prossime, in realtà, non ha parlato nessuno dei ricercatori che nella mattinata hanno esposto i loro studi. La sensazione è che la richiesta di poter accedere a maggiori fondi e a regole più permissive nasce da una difficoltà che questi studi stanno vivendo in tutto il mondo, anche là dove sono a disposizione denari ed embrioni senza limiti. Le richieste avanzate ieri per aggirare i limiti fissati in Italia dalla legge 40 (della quale è attesa la revisione delle linee guida alla fine della prossima settimana) puntano allora sulla necessità di integrare lo studio delle staminali adulte e quello delle staminali embrionali. Più volte è risuonato l`invito a non farsi la guerra tra fautori dell`una e dell`altra filiera di ricerca. Fenomeno solo italiano, è stato detto. Non è vero, perché ovunque nel mondo si combatte per ottenere fondi, anche all`interno del medesimo ambito di lavoro, così come non è vero che la comunità scientifica, nazionale e internazionale, sia compattamente a favore dell`uso di embrioni umani a fini di ricerca. Il problema, alla fine, rimane il solito. Il bioeticista Demetrio Neri, e con lui la quasi totalità dei relatori, ha invocato un compromesso sui temi etici. Ma la possibilità di distruggere a fini di studio embrioni umani, anche solo i sovrannumerari e a certe condizioni, non è possibile se si considera l`embrione vita umana. Ed è davvero difficile pensare che sia qualcosa di diverso.