L`Italia in provetta. I primi dati scatenano le polemiche A tre anni dalla nuova norma, arriva il bilancio sulla procreazione assistita. Risultato: mille nati in meno, molte complicanze in più, tanti italiani in fuga verso altri Paesi. E mentre si riaccende il dibattito sulle regole, i nostri esperti ci aiutano a capire
Mille nuovi nati in meno. Più aborti spontanei e gravidanze a rischio. Tecniche antisterilità meno efficaci. E la grande fuga all`estero delle coppie infertili alla ricerca di un figlio tanto desiderato, che in Italia è più difficile far nascere. Sono questi i risultati della legge 40, la norma che regolamenta la fecondazione assistita nel nostro Paese, a tre anni dalla sua entrata in vigore. A sostenerlo è il ministero della Salute, che dopo aver commissionato all`Istituto Superiore dì Sanità una ricerca su 169 centri specializzati distribuiti sul territorio nazionale, ha fatto il punto su come è cambiato il mondo dei genitori in provetta. Riaccendendo un dibattito che dopo il fallimento del referendum, nel giugno del 2005, covava sotto la cenere. Centouno pagine di dati, tabelle, commenti: la relazione al Parlamento del ministro della Salute Livia Turco non tratta un argomento facile. E poi è vero: l`infertilità non è un problema di tutti, viene da dire. Ma se uno pensa che dietro a quella fila di fredde percentuali ci sono uomini e donne che non riescono a realizzare il loro desiderio di un figlio, quel malloppo di dati ha già tutto un altro senso. E se riflettiamo sul fatto che oggi in Italia una coppia su cinque è colpita da infertilità (il che significa che ciascuno di noi ha almeno un`amica, un figlio, una collega con questo problema) si capisce che il fenomeno è più esteso di quanto sembra. I dati, secondo il ministero, parlano chiaro: se nel 2003 – prima dell`approvazione della legge 40 – riusciva a cominciare una gravidanza il 24,8 per cento delle donne che si sottoponeva a tecniche di Pma (la procreazione medicalmente assistita), oggi la percentuale è scesa al 21,2, ovvero di 3,6 punti. Circa 1.041 gravidanze stimate in meno, appunto. Poi, sono aumentate del 3 per cento le gravidanze a «esito negativo». Traduzione: più fecondazioni si risolvono in aborti spontanei. Inoltre, a causa dell`obbligo di impiantare tutti e tre gli embrioni fecondati (l`Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di non impiantarne più di due), sono in crescita anche le gestazioni plurime, di due o tre gemelli, che hanno maggiori probabilità di sfociare in parti prematuri o morti intrauterine. «E’ scorretto stabilire su questi dati un legame causa-effetto: sono le coppie che devono imparare a prevenire la sterilità, a non fare i figli troppo tardi», dice Paola Binetti, senatrice della Margherita e sostenitrice della legge 40. «Diciamo invece che dobbiamo preoccuparci seriamente: già in Italia si fanno pochi figli, se poi le possibilità si riducono… Serve un`altra legge», controbatte Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza Italia. Che le cose dopo l`entrata in vigore della norma non andassero a gonfie vele, in realtà, lo si sapeva già: «Le associazioni come la nostra ricevono da mesi centinaia di telefonate di donne che dopo cinque o sei fallimenti in Italia chiedono informazioni sui centri esteri. Sia chiaro, questo non vuol dire che la Pma in Italia non funzioni più: dipende tutto da quali sono i motivi alla base dell`infertilità. Ma è un dato di fatto che questa norma ha abbassato ulteriormente le speranze di farcela», spiega Rossella Bartolucci, presidente di Sos Infertilità (www.sosinfertilita.net). Eppure, obiettano i fautori della 40, sono stati proprio gli italiani a decidere di sostenerla. Disertando il referendum e non facendo raggiungere il quorum per l`abrogazione (sostenuta dall`89 per cento dei votanti). «Il fatto è che sulla fecondazione assistita ci sono ancora pregiudizi e disinformazione. L`infertilità è un tema tabù, la gente pensa che Fivet e Icsi siano dei riti magici. Invece sono tecniche scientifiche che aiutano la vita. Perché la chemioterapia è accettabile e la provetta no? Perché dobbiamo costringere la gente a fuggire per trovare, tecniche che i nostri centri d`eccellenza sono perfettamente in grado di applicare?», si chiede accorata Laura Pisano dell`associazione l`Altra Cicogna. Prima del 2004, le coppie che andavano all`estero per concepire un figlio in provetta erano mille all`anno. Oggi, dicono all`Osservatorio turismo procreativo, siamo a quota 4 mila. Ed è una cifra sottostimata, avvertono, perché i loro dati controllano solo un numero ristretto di cliniche estere. Per cercare un figlio utilizzando tutti gli strumenti che la scienza mette a disposizione si va a Bruxelles, a Lugano, perfino a Istanbul e a Brno, nella Repubblica Ceca. Il viaggio della speranza, fra visite, voli aerei e hotel a tre stelle, costa 6-7 fino a 10 mila euro. A tentativo. Ma la meta preferita degli italiani è la Spagna, dove ci sono cliniche all`avanguardìa, tempi d`attesa ridotti, medici che parlano italiano. E dove è consentito dalla legge ciò che da noi è proibito: la diagnosi preimpianto per verificare che l`embrione non abbia malattie genetiche, la fecondazione eterologa (cioè con seme o ovuli di donatore) per coppie gravemente sterili, il congelamento degli embrioni in sovrannumero. Per poter fare un nuovo tentativo, se il primo non va a buon fine, senza bombardare continuamente la donna di ormoni, con tutti i rischi che ne conseguono: patologie del seno e dell endometrio, menopausa precoce, tumori. «Mettiamo subito le cose in chiaro: la Spagna non è il Far West. La nostra legge è in linea con la maggioranza delle normative europee», avverte Pedro Barri, direttore della clinica ostetrica universitaria Dexeus di Barcellona. «Se al nostro centro bussano due coppie italiane al giorno, è perché noi applichiamo le tecniche di riproduzione più moderne con rigore e serietà. I dati del ministero dimostrano quello che i colleghi italiani mi dicono da tempo: la vostra legge è troppo restrittiva. Parlo da scienziato, ma anche da cattolico praticante». Non tutti sono d`accordo. «Ma quali danni! La legge 40, semmai, ha comportato dei vantaggi», sostiene Clementina Peris, ginecologa e responsabile del centro di terapia dell`infertilità dell`ospedale Sant`Anna di Torino. «Sa perché le gravidanze ottenute da fecondazione assistita sono di meno? Perché finalmente, con la legge, si procede con gradualità: si invita la coppia a cambiare stile di vita, a tentare con tecniche meno invasive. I figli arrivano così, senza neanche rivolgersi alla Pma, ecco perché non rientrano nelle statistiche della provetta». Di fronte a questa lettura dei dati, però, Rossella Bartolucci di Sos Infertilità scuote la testa: «I dati dicono che la Pma è meno efficace, punto. E se vogliamo dirla tutta, le statistiche di insuccesso del ministero sarebbero ancora più drammatiche se si tenesse conto di tutte le coppie che per concepire sono costrette ad andare via. Gli insuccessi di queste coppie, infatti, non rientrano nelle statistiche italiane. Perché per i casi più gravi, in Italia, dopo la legge 40, non c`è soluzione». Il caso più emblematico, spiegano gli esperti, è quello in cui i genitori sono portatori sani di malattie genetiche. «La legge ha creato un paradosso crudele: si vieta a due genitori di fare analizzare un embrione di poche cellule in provetta per controllare che sia sano, li si obbliga a impiantarlo a tutti i costi. Salvo consentire, a gravidanza iniziata, l`aborto terapeutico se il bambino è malato. Così facendo, la sofferenza che si procura alle donne è immensa. Siamo sicuri che sia davvero tutela della vita, questa?», si chiede Giovanni Monni, presidente dell`Aogoi, l`associazione ginecologi ospedalieri italiani, e responsabile del Centro di fecondazione assistita dell`ospedale Microcitemico di Cagliari. Monni è anche il medico che ha avuto in cura Simona e Pietro, la coppia sarda portatrice di betatalassemia finita su tutti i giornali nel 2005 perché ha rifiutato l`utilizzo degli embrioni (da due portatori sani nasce malato un bambino su quattro) e si è rivolta alla Corte denunciando l`incostituzionalità del veto alla diagnosi preimpianto. «La signora aveva già dovuto sopportare il calvario di un aborto terapeutico: il figlio era risultato talassemico, avrebbe dovuto subire trasfusioni di sangue per tutta la vita. Regolamentare la fecondazione assistita è giusto. Ma non si può chiedere alle coppie di giocare alla roulette russa». Mentre in Italia si riaccende il dibattito sulla legge 40, Simona e Pietro non hanno ancora rinunciato al sogno di un figlio sano. Continueranno a cercarlo, affermano. Certo, non nel nostro Paese.