«Molti di noi non credono affatto che una legge possa davvero aiutarli»

di Ilaria Nava
Il presidente dell`Ordine di Bologna

Molti di noi non sono affatto convinti che una legge possa aiutare il medico nelle sue decisioni, né, in un secondo tempo, che essa aiuti il giudice». Così Giancarlo Pizza, presidente dell`Ordine dei medici di Bologna, esprime le impressioni registrate venerdì scorso a Udine al convegno della Federazione nazionale, a proposito della tanto discussa – e certamente non universalmente condivisa -legge sul testamento biologico.

Come mai anche molti altri presidenti provinciali dell`Ordine hanno espresso perplessità sul testamento biologico? «Mi pare di aver colto che diversi colleghi ritengono che una legge di questo tipo possa incidere sul principio di indisponibilità della vita. Anche i risultati dell`indagine presentati durante il convegno hanno confermato che la classe medica è profondamente rispettosa di questo valore. I dati dimostrano che non esiste il fenomeno dell`eutanasia clandestina, come alcuni vorrebbero far credere. I medici, pur scontrandosi quotidianamente con molte difficoltà, finora sono stati capaci di accompagnare le persone alla fine della vita».

E’ per questo motivo che nel documento finale non avete lanciato alcun appello al Parlamento affinché approvi una legge di questo tipo? «Abbiamo ritenuto di non inserire appelli al legislatore perché non è nostro compito farlo. La nostra missione è curare, e per farlo non abbiamo bisogno di alcuna legge. Il documento finale, approvato all`unanimità, verte sui principi fondanti della nostra professione, che peraltro riteniamo siano già presenti all’interno del nostro Codice deontologico. L’appello al legislatore riguarda piuttosto la sofferenza dei pazienti, la necessità di implementare le cure palliative, la disponibilità di farmaci antidolorifici. Spesso, infatti, il paziente che chiede di morire è colui che soffre. In questo senso abbiamo rivolto un appello al legislatore affinché ci dia più mezzi per alleviare una simile sofferenza. Allo stesso tempo, abbiamo affermato un chiaro no all’eutanasia e all’accanimento terapeutico.

Nel documento finale parlate anche di autodeterminazione. In che senso? "Il diritto del paziente di rifiutare le terapie è già riconosciuto, come afferma anche il nostro codice deontologico. Quello che noi rigettiamo è il compimento di una azione che abbia come effetto immediato la morte di una persona"

Nell’indagine risulta che lo 0.7% dei medici ha praticato l’eutanasia, specificando che si intende la somministrazione di farmaci letali. Nel vostro documento non c’è però alcuna definizione. Perché? "Su questo punto ho dato il mio contributo affinché si affermasse un chiaro no all’eutanasia, comunque intesa, attraverso sia un’azione che un’omissione. Relativamente all’accanimento terapeutico, invece, siamo consapevoli che sarà necessario approfondirne i contenuti, anche se è molto difficile definirlo a priori".