Il 17 giugno 2007, il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Roma, dott. Renato La Viola, ha disposto – relativamente alla morte di Piero Welby – l`imputazione del Dottor Mario Riccio in ordine al reato di omicidio di consenziente. Il 5 marzo, il procuratore Gustavo De Marinis aveva chiesto l`archiviazione del procedimento. Il 6 luglio, il Giudice per l`Udienza Preliminare deciderà tra il «non luogo a procedere» e il rinvio a giudizio. Comunque vada a finire, la mancata archiviazione ha prodotto effetti gravissimi. Molti medici, anche tra quelli che ritengono doveroso rispettare la volontà del paziente e la Costituzione, si sono spaventati. Subito dopo aver appreso dell`imputazione coatta del Dottor Riccio, il collegio medico che assiste Giovanni Nuvoli, il malato di sclerosi laterale amiotrofica che da mesi chiede il distacco del respiratore, si è tirato indietro. Se si aprirà il processo, grazie all`effetto terrorizzante prodotto, per molti malati sarà rinviato di anni l`effetto dei tre mesi di lotta e resistenza di Piero Welby. Se questo si voleva, questo si sta ottenendo. Il «caso Welby» aveva portato a conoscenza e alla coscienza degli italiani una realtà fino ad allora vissuta clandestinamente negli ospedali e al capezzale di tanti malati. Il «caso giudiziario» dell`archiviazione avrebbe rappresentato un precedente chiaro ed immediato, una indicazione liberatrice per i medici. «Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario», dice la Costituzione. «Welby non può essere obbligato a subire ancora una respirazione artificiale che non vuole più», ha correttamente inteso il Dottor Riccio. E ha obbedito: a Welby, alla Costituzione, alla coscienza. Bisogna resistere al ricatto, reagire alla minaccia, attrezzarsi per una lotta lunga e difficile. L`Associazione Coscioni, della quale Welby era Co-Presidente, ha aperto un fondo per le spese processuali Welby-Riccio. Il fondo servirà non solo, per l`immediato, ad assicurare a Mario Riccio una difesa adeguata, ma anche per aiutare ogni «Medico Ignoto» e «Malato Ignoto» d`Italia a non subire o far subire una tortura insensata, vietata dalla Costituzione. È una lotta per la vita, per la autodeterminazione delle cure, perché se si possono ignorare le volontà di una persona alla fine della vita, si possono violare e violentare le volontà e i corpi di tutti, in qualsiasi momento. La speranza – e la richiesta – è che siano innanzitutto i medici ad assumere in proprio l`iniziativa, versando un contributo economico per difendere, insieme ai diritti dei pazienti, anche la propria deontologia professionale. L`Associazione Coscioni garantirà e rendiconterà pubblicamente la gestione e l`utilizzo del fondo.
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