Il pioniere delle nascite in provetta: «Risultato inevitabile con tutte le limitazioni imposte. E nessuno vuol cambiare.
"Inevitabile". Per Carlo Flamigni, docente di ginecologia all’Università di Bologna e membro del Comitato di bioetica, i dati trasmessi dal ministro della Salute Livia Turco sullo stato di attuazione della legge 40 del 2004 sono un fallimento annunciato. Anzi, questa è una visione «ottimistica». Perché per le coppie desiderose di un figlio «la realtà è peggio di così».
Meno gravidanze e nascite, più insuccessi, parti plurimi ed esiti negativi. Professor Flamigni, si aspettava questo bilancio? «Sapevamo che sarebbe successo, è il risultato inevitabile di una serie di limitazioni imposte ai centri di fecondazione. Questi risultati, poi, sono migliori rispetto alla realtà, perché riguardano una casistica nazionale selezionata, depurata, dei casi più difficili, come le infertilità maschili severe, le donne che hanno più di 40 anni o le coppie affette da malattie ereditarie, che si rivolgono ai centri di fecondazione esteri, visto che in Italia hanno poche chance». Quali sono i punti della legge responsabili del fallimento? «Il problema principale è che in questa legge, anche se non è scritto espressamente si considera che la vita inizia nel momento stesso del concepimento. Questa interpretazione limita fortemente gli interventi sull’embrione, come le analisi pre-impianto, il congelamento, la possibilità di fecondare più embrioni. E di fatto, ostacola la possibilità di accedere alla fecondazione assistita e di intervenire. Avremmo potuto scegliere altre soluzioni».
Quali? «Per esempio come hanno fatto in Germania e in Svizzera, dove è sì vietato congelare gli embrioni, ma viene riconosciuta agli operatori una finestra di tempo di 24 ore (il tempo che serve per la completa fusione dell’ovocita con lo spermatozoo) per verificare se c’è il rischio di malattie genetiche.
II senatore Alfredo Mantovano, di An ha parlato di strumentalizzazione dei dati, sostenendo che «in termini assoluti, la legge 40 non solo non ha comportato alcun decremento, ma anzi ha fatto aumentare i bimbi in braccio». «A Mantovano dico che è stato un ottimo magistrato».
Ci faccia capire. In termini assoluti la legge 40 ha tagliato le nascite o no? «Non ci sono interpretazioni. C’è stata una diminuzione dei risultati positivi per ogni ciclo di trattamento pari al 3,6%. Se si rapporta questo dato al numero di gravidanze, viene fuori una diminuzione del 15% in termini assoluti. Le nascite, poi, sono ancora meno».
Altro dato: dal 2004 sono quadruplicate le coppie che vanno all’estero per avere un figlio. Cosa cercano? «Le soluzioni a problemi che nel nostro paese non possono essere trattati, sia per divieto legislativo, sia per le limitazioni de facto imposte dalle linee guida. Due esempi: nei casi di infertilità maschile severa, gli spermatozoi prelevati hanno scarsa motilità e il limite dei tre ovociti da fecondare e da impiantare è troppo basso».
Crede che la situazione possa cambiare in futuro? «No, Non c’è alcuna volontà politica di modificare le cose».