Bioetica in panne, Veronesi e Marini danno la sveglia al sonno della ragione

Cara Europa, si sta svolgendo sul sito www.repubblica.it un sondaggio fra i lettori sulle questioni chiave dell’Italia: al secondo posto troviamo la laicità e le sue conquiste negate, ultima la legge sul testamento biologico. Veronesi ha scritto, visto come vanno le cose al Senato, «è probabile che la legge non si farà mai». Ieri il senatore Marino, scienziato e presidente della commissione sanità, ha lanciato un appello affinché un anno di lavoro dei senatori non vada sprecato. Dunque, la restaurazione s’è impadronita dell’Italia?
Claudio Maldini, Roma
Caro Maldini, dalla cultura del Vaticano II siamo tornati a quella tridentina, tuttavia fidi nella storia: insegna che tutte le restaurazioni sono durate poco e finite male, specie da quando l’assolutismo religioso non ha potuto più contare sul braccio secolare degli stati. È per questo che, mentre siamo rammaricati nel vedere uomini di scienza credenti, come il professor Marino, o non credenti, come il professor Veronesi, battere la testa contro il muro di gomma dei reazionari, siamo certi dell’esito finale: del resto, quanti anni ci vollero, prima e dopo il fascismo, per avere il divorzio nelle leggi? Certo, in attesa che la notte passi, altre decine e centinaia di migliaia di uomini e di donne soffriranno per infecondità, per malattia terminale, per legislazione nemica o indifferente. Ma il fatto che, perfino in Italia, cultura umanistica e scientifica non rinuncino a lavorare al futuro, dice che il nostro popolo non si rassegna, come lei stesso ricorda citando il sondaggio di repubblica. it. Quel che però sgomenta è la diserzione delle classi dirigenti, politica, imprenditoriale, sindacale, ciascuna chiusa nel fortino del proprio problema urgente, sicché perfino bisogni e istituzioni fondamentali come la famiglia diventano bagatelle corporative. Di peggio, c’è solo la malafede di chi, pur di sabotare una conquista di civiltà, vi insinua secondi fini. Così il testamento biologico, che è continuazione del consenso informato, viene descritto come "il cavallo di troia" (prego la maiuscola, professor Aramini) dell’eutanasia. Vorremmo sperare nel Partito democratico, anche se il Pezzotta vi vede la somma delle tre culture che secondo lui hanno fatto la costituzione (cattolica, comunista e socialista: quella liberale se l’è scordata, il sindacalista, abituato a contare le tessere più che a penetrare le idee). Vogliamo sperare in Veltroni, che delle tre culture (cattolicodemocratica, socialdemocratica e liberaldemocratica) ha già provato a realizzare alcune sintesi. A differenza della politica della diserzione, una politica presente al proprio tempo può spingere anche le gerarchie più retrive e i loro sanfedisti a "svoltare". Come fortunatamente abbiamo già visto, da Roncalli a Montini a Martini, campioni di un cattolicesimo amico.