Testamento biologico, nuovo scontro fra i diritti civili e le leggende

Cara Europa, sabato c’è a Roma il Gay Pride, l’annuale giornata della festa gay. Anche se ho sempre sostenuto il diritto di tutte le minoranze a battersi per le proprie idee (cos’altro è l’attuale liberaldemocrazia dell’Occidente se non la somma di tutte le conquiste delle minoranze, da quelle intellettuali a quelle sociali e oggi "etiche"?), non ho mai partecipato al Gay Pride, forse per ragioni estetiche. Quest’anno, dopo il niet sulla fecondazione assistita, il niet sui Dico e le avvisaglie di niet sul testamento biologico, la tentazione di andare è più forte. Giovanni Puricelli, Rimini

Caro Puricelli, ho sempre avuto i suoi stessi freni "estetici", e anch’io provo un certo rifiuto per la politica dei niet, che può portare soltanto alla sopravvivenza dei muri e infine al loro crollo. Però, più che alla piazza, che insieme ai consensi alimenta le ripulse, preferirei la quotidiana "battaglia soda" (Machiavelli) nei media e in parlamento, per dare forza alle poche persone di buona volontà che in queste ore si battono al Senato per il testamento biologico, come il professor Marino: al quale auguro di non dover subire il processo della santa inquisizione come la ministra Bindi (a proposito: tutti i politici che hanno sostenuto, forse a ragione, che i problemi delle coppie di fatto si risolvono con "ritocchi" al codice civile, hanno avuto tempo di proporre questi "ritocchi" al Parlamento o aspettano di trovare qualche chirurgo estetico che glieli realizzi?). Faccio la domanda perché ieri sull’ Unità una bella intervista al professor Marino sul testamento biologico diceva: «Basta false leggende per bloccare la legge». Le false leggende dei ritocchi hanno bloccato i Dico. Quali altre potrebbe partorire il fertile oscurantismo conservatore? Purtroppo, non poche. Intanto, la procedura parlamentare. Ci sono dieci disegni di legge al Senato, in questi casi se ne sceglie uno come testo base per la discussione in commissione e poi in aula, ma la relatrice Bassoli ha preferito non sceglierlo, andando piuttosto alla ricerca di punti convergenti nei singoli disegni. Può essere un modo distensivo per arrivare a concludere, ma è certo che allunga i tempi. C’è poi chi, come la senatrice Binetti, vorrebbe un ddl ex trovo: non so se del governo, farebbe la fine del ddl Bindi-Pollastrini. Non s’era detto che queste sono materie di competenza del parlamento e non del governo? Infine, si mesta nel torbido affermando, come nel caso Welby, che si è trattato di eutanasia, mentre per Marino «se l’interruzione della terapia, a cui il malato ha diritto, non consente la sopravvivenza, ciò non significa uccidere ma accettare la fine naturale». Può darsi che i decretali di Pio lx non prevedano quel diritto (non prevedevano nemmeno la libertà di stampa) ma noi stiamo parlando di diritti della Costituzione. In ultimo, anche stavolta ricicciano quelli del sedativo («non c’è bisogno di una legge, le cose funzionano già oggi col tacito accordo di medici e familiari»). Questa è la cosa più ripugnante dell’ antica cultura peninsulare: fate quel che volete, purché non si dica, purché non sia scritto nella legge Chissà, caro Puricelli, forse ci toccherà pure fare un salto a San Giovanni. Per i diritti, non per i voti.