Renato Zero all’Olimpico: per i disabili un concerto "approssimativo". La testimonianza di una spettatrice con problemi di mobilità riguardo al concerto che lo scorso 2 giugno il cantante ha tenuto a Roma. La protesta per il trattamento subito, alcune considerazioni sull’organizzazione dell’evento
Pubblichiamo una lettera inviata da una spettatrice del concerto di Renato Zero (andato in scena all’Olimpico di Roma il 2 giugno scorso) sulle esperienze vissute dalle persone con disabilità in quella occasione. Una testimonianza inviata sottoforma di lettera aperta all’artista e che intende essere "uno dei tanti spunti per aprire un dibattito sereno e costruttivo sulla comoda e dignitosa partecipazione ai concerti da parte di spettatori con disabilità, nel rispetto della regole della sicurezza".
Alla cortese attenzione di Renato Zero
e per conoscenza a: Sindaco di Roma – On. Walter Veltroni. Segreteria del Sindaco di Roma, Consigliere Delegato del Sindaco per la Disabilità – On Ileana Argentin, Barley Arts, coloro che possono essere interessati al tema trattato
Caro Renato,
non posso certamente definirmi una sorcina storica poiché sono più o meno otto anni che ti seguo, ma da quando ho iniziato ad ascoltare con attenzione la tua musica, l’interesse si è trasformato in passione, e
non ho più perso un tuo concerto nella Capitale. Si, perché io vivo nella Roma che tu ami e richiami spesso nei tuoi discorsi tra una canzone e l’altra; quella Roma fatta di romani che tu inviti e sproni alla solidarietà, al darsi all’altro, allo stare vicino alle persone sempre e comunque…
Beh, caro Renato, anche questa volta c’ero: Roma, 2 Giugno 2007 – Stadio Olimpico. Non sto a dilungarmi sulla corsa che ho fatto per accaparrarmi il biglietto, perché è naturale che questo avvenga quando si tratti di te, ma vorrei qui raccontarti come abbiamo vissuto l’esperienza mia sorella ed io (entrambe abbiamo una disabilità motoria) e tre nostri amici (uno ovviamente è rimasto sotto a quello che giustamente Aldina nella sua lettera al Sindaco ha definito un recinto). Credimi Renato, non voglio fare polemica; appartengo però a quella tribù di persone convinte che confrontarsi sulle situazioni, soprattutto su quelle che a volte accadono nostro malgrado, sia importante per impegnarsi ad evitare errori e mancanze in circostanze simili. E’ per questo che ho deciso di scriverti; perchè più volte ho riscontrato delle carenze nella gestione degli spettatori disabili da parte dell’organizzazione che ti segue e che nell’ultimo evento di Roma ha tirato fuori er mejo…
Mi dispiace!!! Perché ad un grande oratore come te, ad uno che ha saputo valorizzare e difendere la propria diversità, ad uno che nei suoi concerti riesce a richiamare e coinvolgere adulti e ragazzi, quelle situazioni che ho diplomaticamente definito "da evitare" sembrano proprio un controsenso tra il dire ed il fare.
Caro Renato, in data 2 maggio, ovvero un mese prima dell’evento, ho correttamente segnalato alla tua organizzazione la nostra presenza. Mi occupo da anni di turismo e tempo libero per le persone con disabilità, per cui immagina se non mi renda conto di quanto la segnalazione sia necessaria per organizzare la logistica ed i servizi dedicati agli spettatori disabili. Eppure mi è stato risposto, anche con una certa arroganza devo dirti, che le "liste" erano già chiuse…. Scusa Renato, converrai con me, è ridicolo chiudere con un così largo anticipo delle liste di spettatori ai quali la segnalazione del nominativo dovrebbe soltanto servire a predisporre i servizi loro necessari. Scusa Renato, la statistica non è un’opinione: su sessantamila persone che sono venuti ad acclamarti, il tuo entourage come poteva ipotizzare di organizzarsi soltanto per l’accoglienza di 22 spettatori disabili, più i rispettivi accompagnatori?
Mio caro Renato, non entrerò nei dettagli di ciò che è avvenuto, di una pedana di 10 m. x 14 m. delimitata da quattro sbarre; una pedana che a detta della stessa persona che ha fornito il materiale per costruirla poteva essere fatta più grande, senza alcun problema, se la tua organizzazione avesse saputo valutare e comunicare il ragionevole numero di spettatori con disabilità. Mi chiedo, come avrebbe potuto farlo se un mese prima ha preferito mettere i paraocchi e rispondere che le liste erano formalmente chiuse (si, formalmente, perchè in pratica non si può escludere l’entrata di una persona che ha già acquistato il biglietto). Comunque, noi il fax per inserire i nostri nomi l’abbiamo inviato; non ha senso però che le situazioni vengano gestite con così tanta approssimazione.
Vedi Renato, quel mini-palchetto tra le tante cose è stato progettato da qualcuno che le barriere architettoniche e la sicurezza le ha studiate soltanto sui libri, questione diversa rispetto alla funzionale applicazione delle indicazioni contenute nelle normative. Secondo te, quale persona di buon senso non si sarebbe resa conto che le sbarre messe su più livelli avrebbero fortemente ostacolato la visuale di una persona su sedia a ruote, o anche semplicemente seduta? Renato, Renato, a conclusione di questa mia libera e sincera chiacchierata virtuale con te, ti mostro due foto che ti faranno rendere realmente conto di quello che abbiamo vissuto… ecco a te la nobile "tribuna" (come l’ha definita l’ufficio stampa della Barley Arts)… ed il mio angolo visuale dal mio posto nel recinto!
Ancora qualche riflessione. So benissimo che su quanto detto da soli possiamo fare poco, o forse basterebbe una tua parola… Io la pietra l’ho lanciata ma ora occorre confrontarsi, ragionare e lavorare insieme a tavolino, interessando chi del superamento delle barriere architettoniche e di sicurezza ne capisce davvero, ma soprattutto le persone con disabilità, gli ingombranti protagonisti e beneficiari del "sistema" descritto.
Caro Renato, permettimi di condividere questa lettera aperta con tutti coloro che ritengo possano discutere e dare un proprio contributo, affinché certi disagi diventino soltanto parte di un passato, dal quale si apprende ma che ci si lascia alle spalle organizzando il futuro. Al prossimo concerto!!!
Francesca Tulli