Le dichiarazioni anticipate di trattamento

di Gilberto Corbellini
Che cosa sta accadendo in Italia? Viviamo ancora in uno stato sovrano e laico? Siamo sempre governati in base ai principi della nostra Costituzione? Oppure non viviamo più in uno stato laico, ma etico? So bene che queste domande sarebbero giudicate irricevibili da quasi tutti i politici, nonché dai direttori dei principali quotidiani e da una larga parte di intellettuali italiani. Ma sono le domande a cui chi scrive vorrebbe sentirsi dare qualche risposta chiara e convincente. Che non sia la solita accusa di “laicismo” a chiunque s’azzardi a interrogarsi sulle sostanziali ingerenze politiche della Chiesa cattolica nel funzionamento della nostra repubblica democratica. Perché, prima di affrontare qualsiasi discussione alta e dotta sulla libertà e la giustizia, ovvero sui criteri più efficaci perché l’esercizio della libertà personale si accompagni, nell’interesse del buon funzionamento delle relazioni sociali, all’adesione responsabile e consapevole a un insieme di norme condivise, è il caso di capire se, mentre cerchiamo di guardare avanti, qualcuno non stia scavando qualche buca per farci improvvisamente mancare il terreno sotto i piedi.

Ebbene, alla luce di quello che è accaduto prima, con e dopo la legge 40 del 2004 sulla fecondazione assistita, considerando il penoso spettacolo messo in scena intorno ai cosiddetti Dico (Diritti delle coppie stabilmente conviventi) e di fronte al dibattito sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento (impropriamente chiamate ‘testamento biologico’) penso che non sia peregrino o allarmistico domandarsi se il nostro Legislatore opera ancora nel rispetto della Costituzione o conoscendone gli artt. 9, 13, 32 e 33. Senza sottovalutare l’art. 3, e avendo ben presente che i Costituenti non hanno scritto da nessuna parte (forse perché sovrappensiero?), nell’art. 29 e seguenti, dove si parla di famiglia, matrimonio, genitori, paternità e maternità, i termini, “coppia eterosessuale”, “maschio”, o “femmina”.
La legge 40 del 2004 è stata promulgata, su esplicita e perentoria richiesta della Conferenza Episcopale Italiana, dal Parlamento italiano in spregio dei principi costituzionali che affermano il diritto alla salute (art. 32) e la libertà di ricerca (artt. 9 e 33). Si tratta peraltro di una legge che impone ai medici di violare la deontologia professionale, in quanto li costringe a praticare un trattamento anti-infertilità con metodi contrari a tutte le linee guida internazionali di buona pratica clinica. La Chiesa cattolica e la Conferenza Episcopale si sono inoltre fatte carico della campagna politica in difesa dei referendum, manipolando l’informazione, deviando il dibattito su temi non pertinenti (es. la sacralità della vita) e sfruttando l’impianto ancora paternalistico della nostra democrazia (leggi il quorum per i referendum).

Nel caso della legge sulle direttive anticipate o “testamento biologico” il rischio è che si verifichi qualcosa di analogo. Stavolta nel senso di impedire, come è stato per i Dico, una legge di civiltà, che è prevista dalla nostra Costituzione, e che è in vigore in quasi tutti i paesi democratici occidentali. Le direttive anticipate di trattamento servono a garantire a chi lo desidera di decidere in anticipo quali trattamenti rifiuterebbe qualora venisse a trovarsi privo di coscienza. La legge ribadisce soltanto il principio del consenso informato, che la Costituzione prevede sulla base degli art. 13 e 32, per cui ogni cittadino capace di intendere e volere può rifiutare un trattamento medico. Anche quando la conseguenza del rifiuto è il decesso di quella persona. Orbene, le due questioni su cui verte la controversia tra chi vuole una legge utile e rispettosa dei diritti costituzionalmente garantiti e chi invece sostiene che la legge verso cui è orientata la Commissione Sanità del Senato aprirebbe le porte all’ eutanasia sono le seguenti: il diritto di rifiutare la nutrizione e l’idratazione artificiali, e il carattere vincolante delle direttive per il medico. Il Presidente della Commissione Sanità, il senatore Ignazio Marino, che è cattolico ma anche un chirurgo di fama internazionale, ritiene che le direttive debbano vincolare le decisioni del medico, o direttamente o tramite l’indicazione di un tutore, e che le tecniche di alimentazione e idratazione artificiale siano considerate dei trattamenti medici, e come tali rientrino nel diritto della persona, che può chiedere che non vengano messe in atto anche qualora si trovi nella possibilità di rifiutarle consapevolmente.

Su esplicita richiesta della Conferenza Episcopale Italiana e del ministro della sanità della Città del Vaticano, Mons. Barragan, ha preso forma un’onda politica, benedetta da papa Ratzinger, che mira ad affossare o stravolgere in Parlamento la proposta di legge che va nel senso delle posizioni del Senatore Marino, il quale interpreta correttamente non solo la lettera della Costituzione Italiana, ma anche le direttive in materia di bioetica emanate dall’Unione Europea. Per non lasciar dubbi, l’ex sindacalista Savino Pezzotta ha pubblicamente dichiarato che, dopo i Dico, il movimento del Family Day impedirà che la legge sulle direttive anticipate introduca in Italia l’eutanasia.
Viene anche da chiedersi che fine hanno fatto tutti i costituzionalisti che spaccano il capello in quattro su questioni di architettura costituzionale, legge elettorale o conflitto di interesse. Non hanno niente da dire di fronte all’ordinanza del GIP che ha rinviato coattivamente a giudizio il dottor Mario Riccio, il quale soddisfò la richiesta di Piergiorgio Wleby di interruzione del trattamento, con motivazioni di natura etica e non giuridica, peraltro in nome dei principi di un’etica confessionale, che secondo il giudice starebbero a monte di quelli espressi nella lettera della Costituzione formale? Non si tratta forse di un’ ordinanza più consona a uno stato etico o teocratico che a uno laico e democratico?
Sfruttando l’autoreferenzialità degli approcci messi in campo dal mondo laico, le organizzazioni cattoliche, sostenute dal Vaticano, che è paese straniero, stanno mettendo in atto anche nella battaglia contro il testamento biologico una strategia comunicativa analoga a quella praticata con successo durante la campagna referendaria sulla legge 40 e per i Dico. Nel caso della legge 40 non si è quasi per nulla parlato del diritto delle coppie infertili di utilizzare tecnologie mediche sicure per realizzare il naturale desiderio di avere un bambino, o dei milioni di malati colpiti da patologie degenerative di sperare nelle nuove cure che la ricerca sulle cellule staminali potrebbe trovare.

Si è discusso in un clima di emergenza e di terrorismo verbale a partire da falsità scientifiche e insensatezze etiche diffuse dalle organizzazioni cattoliche in merito agli embrioni umani e al loro statuto morale, nonché rispetto alle prospettive della ricerca biomedica. Per quanto riguarda i Dico, le gerarchie cattoliche hanno di fatto ridotto la questione al problema del matrimonio tra omosessuali e del loro diritto alla genitorialità, rispetto al quale sapevano di poter contare sui pregiudizi da bar dello sport purtroppo largamente diffusi in Italia. Nel caso della legge sulle direttive anticipate gli esponenti religiosi e politici cattolici stanno paventando lo spauracchio dell’ eutanasia. Che non è oggetto della legge. La legge mira a garantire davvero che i malati terminali non subiscano proprio quelle forme di cosiddetto “accanimento terapeutico” che tutti in Italia dicono di giudicare immorali e illecite. Se il mondo laico e gli intellettuali non si attiveranno rapidamente, al di là dei personalismi e dei distinguo inutili, per smascherare l’ennesimo inganno delle gerarchie cattoliche a danno della buona fede dei cittadini italiani, il destino della legge sulle direttive anticipate sarà segnato. E il declino della libertà, della giustizia, e quindi della democrazia, segnerà in Italia un ulteriore avanzamento.

Gilberto Corbellini, professore di storia della medicina e bioetica presso la Facoltà di medicina della Sapienza – Università di Roma. Mi interesso di storia, epistemologia ed etica della biomedicina. Ho appena pubblicato per Laterza, EBM. Medicina basata sull’evoluzione.