Staminali, la ricerca accelera grazie a due studi

di Pietro Greco
Ricavare cellule pluripotenti dalla pelle del topo adulto e clonare un individuo senza usare cellule uovo. Sono novità che potrebbero avere ricadute importanti. Ma ancora molte domande devono trovare risposta.
Il giapponese Shinya Yamanaka e, in maniera indipendente, due altri gruppi di ricercatori diretti da Rudolph Jaenisch e da Konrad Hochedingler hanno dimostrato che normali cellule tratte dalla pelle di topi adulti possono ritornare allo stato di cellule embrionali pluripotenti. Se qualcosa di analogo si verificasse, in sicurezza, anche nell’uomo, le ricadute in prospettiva sarebbero notevoli: avremmo trovato una fonte inesauribile e priva di implicazioni etiche per l’eventuale uso terapeutico delle staminali embrionali.

L’americano Kevin Eggan con il suo gruppo di ricerca ad Harvard ha dimostrato che è possibile clonare un topo inserendo il Dna di un individuo adulto in uno zigote, senza bisogno di utilizzare cellule uovo. Se la tecnica funziona davvero, potremo aumentare l’efficienza della donazione e quindi della produzione delle staminali embrionali. Le due notizie date da Nature e da Cell Stem Cell la scorsa settimana segnano una significativa accelerazione sul fronte della ricerca sulle cellule staminali. Un’accelerazione che ha destato grande attenzione. Si tratta di un’attenzione meritata. Le cellule staminali embrionali hanno infatti la capacità di differenziarsi nelle cellule di ogni e qualsiasi tipo di tessuto. Cosicché si può immaginare di curare molte malattie, soprattutto degenerative, mediante dei trapianti di staminali embrionali. Per evitare il rigetto, l’ideale sarebbe avere embrionali dello stesso paziente. Questo progetto ha, per ora, due grandi limiti: uno è di natura medica. Finora le terapie con le staminali embrionali sono a livello di ricerca preliminare, non sono utilizzate in pratica. E, inoltre, l’ uso di staminali embrionali comporta la distruzione dell’embrione da cui sono tratte. Di qui le speranze accese dalla ricerca di Yamanaka, Jaenisch e Hochedingler. Yamanaka sta studiando da tempo questa tecnica. Ora non solo lui, ma anche Jaenisch e Hochedingler, hanno effettuato un ulteriore salto di qualità. Le cellule riprogrammate di topi adulti sembrano comportarsi davvero come staminali embrionali pluripotenti, tanto da riuscire a dar vita a individui vivi: il grande sogno di tutti i ricercatori di staminali si è, dunque, compiuto? Non ancora. Per due motivi. In primo luogo perché nel 20% dei casi quei topolini nati da staminali embrionali indotte manifestano un tumore. Qualcosa non funziona del tutto bene. Probabilmente la causa che scatena il cancro è da ricercare nei fattori usati dai ricercatori per indurre le cellule adulte a ritornare allo stato di staminali embrionali. Il secondo motivo è che indurre cellule umane adulte a ritornare bambine è molto più complicato che nei topi. E, allo stato, non sappiamo neppure se sia possibile. Perché la notizia possa trasformarsi in concreta speranza per persone ammalate è necessaria molta e molta ricerca ancora. il cui esito, come sempre nel caso della ricerca scientifica, non è scontato. Nell’ambito di questa ricerca, risulta necessario – a detta dello stesso Yanamaka – continuare la ricerca sulle cellule staminali embrionali per così dire classiche. E un aiuto sensibile potrebbe venire dalla tecnica messa a punto da Kevin Eggan, la quale a sua volta potrebbe essere alternativa alla tecnica del “trasferimento di nucleo” usata da Ian Wilmut per dar vita alla pecora Dolly. Eggan è riuscito a rimuovere i cromosomi da uno zigote (una cellula appena nata dalla fusione dei cromosomi di padre e madre) a trasferirvi il Dna di un topo adulto e a far ripartire con un successo lo sviluppo embrionale. O, almeno, con un successo parziale. L’embrione clonato, infatti, non vive molto a lungo. Ma vive abbastanza per sviluppare cellule staminali embrionali facilmente isolabili e riutilizzabili. La tecnica di Eggan non è importante solo da un punto di vista scientifico. Ma anche da un punto di vista pratico. Non ha bisogno, infatti, di cellule uomo e, quindi, di donatrici di cellule uovo. Può utilizzare i tanti zigoti ottenuti e mai sviluppati nel corso delle pratiche di fecondazione in vitro. Di questi embrioni, potenziali fonti di celulle staminali embrionali, ve ne sono congelati centinaia di migliaia sparsi per il mondo. Con la tecnica di Eggan gli embrioni cosiddetti “soprannumerari” potrebbero essere usati a scopi terapeutici, se e quando la terapia fondata sulle cellule staminali embrionali si dimostrerà davvero efficace. Restano, naturalmente, tutti i problemi etici relativi all’utilizzo di questi embrioni. Utilizzo che divide non solo le opinioni pubbliche, ma anche le legislazioni dei vari paesi del mondo.